Mercato ortofrutticolo, Da Lat, Vietnam: Hoxuanhuong/Dreamstime.com, https://goo.gl/mjvVuc

Capitolo 8 Domanda, offerta
e mercati concorrenziali

Il funzionamento dei mercati quando consumatori e produttori prendono i prezzi come dati

Gli studenti di storia americana imparano che la sconfitta degli Stati Confederati d’America nella Guerra di secessione portò all’abolizione della schiavitù nelle piantagioni — di cotone e di altre colture — degli stati del Sud. Da una circostanza meno nota collegata a quel conflitto è possibile trarre però anche un’importante lezione economica: il 12 aprile 1861, al momento dello scoppio della guerra, il Presidente Abraham Lincoln ordinò alla marina militare di bloccare il traffico navale dei porti degli Stati Confederati che avevano dichiarato la propria indipendenza per preservare lo schiavismo. In conseguenza del blocco navale, le esportazioni di cotone grezzo americano verso le regioni Britanniche del Lancashire, ricche di manifatture tessili, subirono una brusca interruzione. L’offerta mondiale di filati grezzi si ridusse del 75%. Alcune navi riuscirono a partire di notte e sfuggire alle pattuglie marittime di Lincoln, ma oltre 1500 bastimenti vennero catturati o affondati.

eccesso di domanda
Situazione nella quale, al prezzo corrente, la quantità domandata di un bene è superiore alla quantità offerta.

In questo capitolo vedremo che il prezzo di mercato di un bene, come il cotone, è determinato dall’interazione di domanda e offerta. Nel caso del cotone grezzo, le esigue quantità giunte sulle coste britanniche in seguito al blocco navale determinarono una drastica riduzione dell’offerta. Ciò determinò un marcato eccesso di domanda: al prezzo di mercato prevalente, la quantità domandata eccedeva la quantità offerta. Alcuni venditori si resero conto che un aumento del prezzo del filato grezzo avrebbe permesso loro di aumentare i profitti; il prezzo del cotone grezzo crebbe di sei volte, facendo la fortuna di quei pochi commercianti che erano riusciti ad aggirare il blocco navale, e il consumo mondiale di cotone si dimezzò rispetto al livello pre-Guerra di secessione, lasciando centinaia di migliaia di operai tessili senza un’occupazione.

I proprietari delle manifatture tessili non tardarono a reagire. Dal loro punto di vista, l’aumento dei prezzi era dovuto a un aumento dei costi di produzione. Alcune imprese avevano visto diminuire i propri profitti al punto di dover dichiarare fallimento. Gli imprenditori tessili cominciarono a guardare all’India come a una fonte alternativa di cotone grezzo, e ciò portò ad un rapida crescita della domanda di filati indiani. L’eccesso di domanda che venne a crearsi spinse alcuni venditori indiani ad alzare i prezzi e ne fece lievitare i profitti. Il prezzo del cotone indiano aumentò rapidamente, fino quasi ad eguagliare quello del cotone americano.

Attratti dalla redditività del commercio del cotone, i contadini indiani cominciarono a sostituire le proprie colture con piantagioni di cotone. Lo stesso accadde in tutti i paesi i cui terreni agricoli erano adatti alla coltura del cotone, incluso il Brasile. Gli agricoltori egiziani, smaniosi di veder crescere produzione e profitti, cominciarono a utilizzare schiavi provenienti dall’Africa sub-sahariana — come quelli che Lincoln stava lottando per liberare.

Ma vi era un altro un problema: nonostante la produzione indiana fosse l’unica che potesse avvicinarsi in termini di volume a quella degli Stati Uniti, il cotone indiano differiva da quello statunitense e richiedeva metodi di lavorazione completamente diversi. Come conseguenza, in pochi mesi, furono progettati e realizzati nuovi macchinari. La diffusione dei nuovi metodi di lavorazione fece impennare i profitti delle società produttrici di macchinari per la lavorazione tessile, come la Dobson and Barlow. I bilanci dell’impresa, conservati fino ad oggi, offrono informazioni dettagliate sull’incremento delle commesse di vendita: l’azienda rispose all’accresciuta domanda aumentando in modo considerevole la produzione di macchinari e altre apparecchiature. Nessuna manifattura poteva permettersi di rimanere indietro nel processo di rinnovo dei mezzi di produzione, perché la mancata adozione delle nuove tecnologie avrebbe significato l’impossibilità di lavorare i filati grezzi indiani. Questo determinò “un movimento di capitali tanto elevato da eguagliare quasi quelli registrati in occasione della creazione di un nuovo settore industriale”.

La lezione per gli economisti è la seguente: a ordinare il blocco navale fu Lincoln, ma i contadini e i commercianti coinvolti nei cambiamenti economici che ne seguirono rispondevano agli ordini di nessuno. Né eseguivano alcun ordine i proprietari delle manifatture tessili, costretti a ridurre la produzione e licenziare i propri operai, o quelli che si affrettarono a trovare altrove i prodotti grezzi di cui avevano bisogno e a commissionare la realizzazione di nuovi macchinari, innescando il nuovo boom di investimenti e la creazione di nuovi posti di lavoro. Tutte queste decisioni furono prese, nell’arco di pochi mesi, da milioni di persone per lo più estranee le une alle altre. Il cotone americano era divenuto più scarso, e i lavoratori e gli imprenditori del settore tessile — dai campi di Maharashtra in India al delta del Nilo, dal Brasile al Lancashire — si limitarono a reagire nel miglior modo possibile alle trasformazioni dello scenario economico.

Per comprendere come la variazione del prezzo del cotone abbia potuto trasformare il sistema di produzione tessile mondiale, possiamo pensare ai prezzi di mercato come a dei messaggi. L’aumento del prezzo del cotone statunitense recava un messaggio di questo tipo: “trovate nuove fonti di prodotto grezzo e nuove tecnologie appropriate per la loro lavorazione”. Analogamente, quando il prezzo del petrolio cresce, il messaggio mandato agli automobilisti è un invito a prendere il treno — invito che viene poi trasmesso ai gestori della rete ferroviaria, e suona più o meno così: aumentare la frequenza dei collegamenti ferroviari offre opportunità di profitto. O ancora, un aumento del prezzo dell’energia elettrica suggerisce a famiglie e imprese che potrebbe essere il caso di pensare alla possibilità di installare pannelli fotovoltaici sul tetto.

In molti casi — la catena di eventi cominciata con l’ordine dato da Lincoln il 12 aprile 1861 ne è un esempio — i messaggi non arrivano singolarmente a famiglie e imprese, ma alla società intera: ogniqualvolta il prezzo di un bene o servizio cresce è probabile che il numero delle persone che lo domandano sia cresciuto, o che il suo costo di produzione abbia subito un incremento, o entrambe le cose. Modificando le proprie abitudini di consumo, gli individui possono risparmiare denaro e contribuire ad evitare l’esaurimento di una risorsa divenuta più scarsa. Sotto determinate condizioni, infatti, i prezzi forniscono una misura accurata della scarsità di un bene o servizio.1

Fino agli anni Novanta, nelle economie pianificate dell’Unione Sovietica e di altri paesi dell’Europa centrale e orientale, le informazioni relative all’organizzazione della produzione erano trasmesse da funzionari governativi. Erano loro a decidere cosa dovesse essere prodotto e a che prezzo dovesse essere venduto. Lo stesso avviene, come abbiamo visto nel Capitolo 6, all’interno di una grande impresa come General Motors, dove sono i manager (e non i prezzi) a determinare chi fa cosa.

L’aspetto più affascinante del processo di determinazione dei prezzi di mercato è che i messaggi non sono trasmessi da singoli individui: domanda e offerta sono governate da scambi impersonali che talvolta coinvolgono milioni di persone. E quando le condizioni di mercato cambiano — pensiamo, ad esempio, alla scoperta di un nuovo e innovativo modo di preparare il pane — nessuno deve trasmettere un nuovo messaggio (“stasera, a tavola, servire pane anziché patate”). La variazione del costo di produzione del pane determina una riduzione del suo prezzo, e il messaggio rilevante è contenuto interamente in tale riduzione.

8.1 Comprare e vendere: domanda e offerta

Nel Capitolo 7 abbiamo considerato il caso di un bene prodotto e venduto da una singola impresa. Il mercato relativo a quel bene era composto da un singolo produttore e da una molteplicità di acquirenti. In questo capitolo considereremo mercati nei quali le interazioni coinvolgono una molteplicità di acquirenti e venditori, e mostreremo come il prezzo di mercato concorrenziale dipenda sia dalle preferenze dei consumatori sia dai costi sostenuti dai produttori. Vedremo che, quando numerose imprese producono lo stesso bene, le decisioni di ciascuna di esse sono influenzate non solo dal comportamento dei consumatori ma anche da quello delle imprese rivali.

disponibilità a pagare
Indicatore del valore attribuito da un consumatore a un bene, corrisponde all’ammontare massimo che l’individuo sarebbe disposto a pagare per acquistare un’unità del bene. Vedi anche: disponibilità ad accettare

Il più delle volte, quando acquistiamo un bene o servizio, non ragioniamo in termini di disponibilità a pagare: semplicemente, valutiamo se siamo disposti o meno a pagare il prezzo richiesto. Il concetto di disponibilità a pagare acquista tuttavia importanza nel caso delle aste online, come eBay. Quando decidiamo di fare un’offerta per un oggetto messo all’asta su eBay, ci viene data la possibilità di indicare l’importo massimo che siamo disposti a pagare, importo che non viene comunicato né agli altri offerenti né al venditore (qui si spiega come fare).

Finché le offerte degli altri potenziali acquirenti sono inferiori all’importo massimo da noi indicato, eBay rilancia automaticamente le offerte per conto nostro in modo da permetterci di rimanere il migliore offerente. Tale importo massimo rappresenta esattamente la nostra disponibilità a pagare: vinceremo l’asta se, e solo se, l’offerta più alta fatta dagli altri offerenti non eccede la nostra DAP. Il prezzo che dovremo pagare sarà appena superiore alla seconda migliore offerta, che, nel caso in cui ci aggiudichiamo il bene, sarà inferiore alla nostra DAP.

Per introdurre un semplice modello di mercato caratterizzato dalla presenza di numerosi acquirenti e venditori, pensiamo alla compravendita dei libri universitari di seconda mano. La domanda di libri è determinata dagli studenti che si apprestano a cominciare i corsi, che differiscono in termini di disponibilità a pagare (DAP). Innanzitutto, nessuno sarà mai disposto ad acquistare una copia usata pagando una cifra superiore al prezzo di copertina del libro. Al di sotto di questo prezzo, la DAP degli studenti potrebbe dipendere dall’importanza che essi attribuiscono allo studio, dall’utilità del libro ai fini del superamento dell’esame o dal budget che essi hanno a disposizione per l’acquisto dei libri.

La figura 8.1 mostra la curva di domanda di libri. Come nel Capitolo 7, ordiniamo i consumatori in modo decrescente rispetto alla loro disponibilità a pagare. Il primo studente è disposto a pagare 20 $, il ventesimo è disposto a pagare 10 $, e così via. Per ogni prezzo P, il grafico indica quanti studenti sarebbero disposti a comprare un libro (ossia il numero di studenti la cui DAP è pari o superiore a P).

La curva di domanda di libri.

La curva di domanda di libri.

Figura 8.1 La curva di domanda di libri.

disponibilità ad accettare
Il prezzo di riserva di un potenziale venditore, cioè il prezzo minimo a cui sarebbe disposto a vendere un’unità di prodotto. Vedi anche: disponibilità a pagare
prezzo di riserva
Il prezzo minimo al quale un individuo è disposto a vendere un bene (l’opzione di riserva per il venditore è restare in possesso del bene). Vedi anche: opzione di riserva

Chi decide di vendere un oggetto su eBay può specificare, senza rivelarlo agli altri, un prezzo di riserva, che corrisponde al minimo che egli è disposto ad accettare per l’oggetto (qui si spiega come fare). Il prezzo di riserva comunica a eBay che l’oggetto non sarà ceduto in caso di offerte almeno pari ad esso, e corrisponde dunque alla propria disponibilità accettare. Nel caso nessuna offerta eguagli la DAA, l’oggetto non viene venduto.

La curva di domanda riflette la DAP degli acquirenti; in modo analogo, l’offerta dipende dalla disponibilità ad accettare (DAA) una certa somma di denaro in cambio di una copia del libro da parte dei venditori. L’offerta di libri di seconda mano è costituita da studenti che hanno già superato gli esami. Essi differiscono in termini di disponibilità ad accettare, ossia hanno diversi prezzi di riserva. Pensiamo a come, nel Capitolo 5, Angela fosse disposta a stipulare un contratto con Bruno solo se ciò le avesse assicurato un’utilità pari almeno alla propria opzione di riserva (che in quel caso era un livello di vita di sussistenza senza lavorare). In questo caso, il prezzo di riserva di un potenziale venditore rappresenta il valore che egli attribuisce all’ipotesi di tenere per sé il libro; egli sarà cioè disposto a privarsi del libro solo a fronte di offerte pari almeno a tale valore. Gli studenti con minori disponibilità economiche (più propensi a vendere libri per poterne comprare di nuovi) e coloro che hanno terminato gli studi potrebbero avere prezzi di riserva più bassi. Alcune aste online, come eBay, permettono ai venditori di specificare la propria DAA.

curva di offerta
Per ogni livello di prezzo, la curva di offerta indica la quantità di output che l’impresa è disposta a produrre.

Ordinando i venditori rispetto al proprio prezzo di riserva (la propria DAA) è possibile tracciare una curva di offerta. Come si può osservare nella figura 8.2, i venditori sono ordinati in senso crescente (ad essere considerati per primi sono cioè quelli con la disponibilità ad accettare più bassa): la curva è dunque crescente.

La curva di offerta di libri.

La curva di offerta di libri.

Figura 8.2 La curva di offerta di libri.

Il prezzo di riserva

Il primo venditore ha un prezzo di riserva pari a 2 $ e accetterà qualsiasi offerta superiore a tale cifra.

Figura 8.2a Il primo venditore ha un prezzo di riserva pari a 2 $ e accetterà qualsiasi offerta superiore a tale cifra.

Il ventesimo venditore

Il ventesimo venditore accetterà 7 $…

Figura 8.2b Il ventesimo venditore accetterà 7 $…

Il quarantesimo venditore

… e il prezzo di riserva del quarantesimo venditore è 12 $.

Figura 8.2c … e il prezzo di riserva del quarantesimo venditore è 12 $.

La curva di offerta è crescente

Consideriamo un prezzo qualsiasi, ad esempio 10 $. Il grafico mostra quanti libri (Q) sarebbero offerti a quel prezzo: in questo caso 32. La curva di offerta è crescente: più alto è il prezzo, maggiore è il numero di studenti disposti a vendere la propria copia del libro.

Figura 8.2d Consideriamo un prezzo qualsiasi, ad esempio 10 $. Il grafico mostra quanti libri (Q) sarebbero offerti a quel prezzo: in questo caso 32. La curva di offerta è crescente: più alto è il prezzo, maggiore è il numero di studenti disposti a vendere la propria copia del libro.

La curva di offerta indica il numero di studenti disposti a vendere il libro per ogni possibile livello del prezzo — ossia il numero di libri offerti sul mercato. Per semplicità, abbiamo disegnato le curve di domande e offerta come due rette. In realtà è probabile che siano curve la cui forma dipende da come le valutazioni sul valore del libro variano da studente a studente.

Domanda 8.1 Scegli le risposte corrette

In qualità di rappresentante degli studenti, uno dei tuo compiti consiste nell’organizzare un mercatino di libri di seconda mano che metta in contatto gli studenti del primo anno e quelli più grandi. Dopo una breve indagine di mercato, sei in grado di dire che le funzioni di domanda e offerta corrispondono rispettivamente alle funzioni rappresentate nelle figure 8.1 e 8.2. Per esempio, hai stimato che un prezzo pari a 7 $ determina un’offerta pari a 20 copie del libro e una domanda pari a 26 copie. Quale tra le seguenti affermazioni è corretta?

  • Una voce di corridoio secondo cui il libro potrebbe essere utilizzato anche per i corsi del secondo anno modificherebbe la curva di offerta, determinando una sua traslazione verso l’alto.
  • Raddoppiare il prezzo a 14 $ permetterebbe di raddoppiare la quantità offerta.
  • Una voce di corridoio secondo cui il libro potrebbe non essere un libro di testo per gli studenti del primo anno modificherebbe la curva di domanda, determinando una sua traslazione verso l’alto.
  • La domanda raddoppierebbe se il prezzo venisse ridotto sufficientemente.
  • La voce di corridoio renderebbe gli studenti del secondo anno meno propensi a privarsi del libro. La loro disponibilità ad accettare (DAA) crescerebbe, determinando una traslazione verso l’alto della curva di offerta. Per ogni dato livello del prezzo, quindi, il numero di studenti disposti a cedere il libro diminuirebbe.
  • Guardando la curva di offerta possiamo notare che, affinché l’offerta raddoppi raggiungendo le 40 unità, il prezzo dovrebbe essere aumentato a 12 $.
  • La voce di corridoio determinerebbe una traslazione verso il basso della curva di domanda.
  • Il massimo numero possibile di unità domandate è 40 e corrisponde a un prezzo pari a zero.

Esercizio 8.1 Strategie di vendita e prezzi di riserva

Considerate tre possibili metodi per vendere la vostra auto:

  • pubblicare l’annuncio in un giornale locale;
  • portarla a un’asta di mezzi usati;
  • offrirla a un rivenditore di auto di seconda mano.
  1. Il vostro prezzo di riserva sarebbe lo stesso in tutti e tre i casi? Perché?
  2. Qualora decideste di optare per il primo metodo, inserireste nell’annuncio il vostro prezzo di riserva?
  3. Quale metodo pensate permetterebbe di vendere l’auto al miglior prezzo?
  4. Quale metodo scegliereste?

8.2 Il mercato e il prezzo di equilibrio

Cosa ci aspettiamo possa accadere nel nostro mercato dei libri di testo usati? Molto dipenderà dalle istituzioni introdotte per favorire l’incontro tra domanda e offerta. Nel caso in cui la compravendita di libri sia promossa dal solo passaparola, ciascun incontro tra un acquirente e un venditore sarà in genere seguito dalla negoziazione di un prezzo in grado di soddisfare entrambi. Tuttavia, l’acquirente vorrebbe poter trattare con un venditore con un prezzo di riserva basso, mentre il venditore vorrebbe trovare un acquirente con un’elevata disponibilità a pagare. Dunque, prima di concludere una transazione, ciascuna delle due parti vorrebbe conoscere altre opportunità di scambio.

Le istituzioni di mercato tradizionali spesso radunano acquirenti e venditori in un unico luogo. Molte grandi città si sono sviluppate intorno a mercati e bazar posti a ridosso di vie commerciali, come la Via della Seta, che collegava la Cina e il Mediterraneo. Nel Gran Bazar di Istanbul, tra i più grandi e antichi mercati coperti del mondo, i venditori di tappeti, oro, cuoio e prodotti tessili sono concentrati in aree specifiche. Nei centri urbani medievali era frequente vedere produttori e venditori al dettaglio di uno stesso bene aprire le proprie attività a poca distanza gli uni dagli altri, così che i clienti sapessero dove trovarli. Londra è oggi un centro finanziario, ma le sue strade conservano ancora il nome delle attività commerciali di un tempo: Pudding Lane (vicolo del budino), Bread Street (via del pane), Milk Street (via del latte), Threadneedle Street (via del filato), Ropemaker street (via del cordaio) Poultry Street (via del pollame) e Silk Street (via della seta).

Grazie alle moderne tecnologie di comunicazione, i venditori possono dare maggiore visibilità ai propri prodotti e gli acquirenti possono informarsi con facilità su quali articoli siano in vendita in ciascun negozio. In alcuni casi, tuttavia, l’incontro diretto tra venditori e acquirenti continua a offrire dei vantaggi. Nelle grandi città sopravvivono ancora oggi mercati del pesce, della carne, dei prodotti ortofrutticoli e dei fiori, che permettono agli acquirenti di controllare e confrontare direttamente la qualità dei prodotti. In passato la compravendita di beni di seconda mano avveniva generalmente in negozi specializzati; oggi i venditori possono rivolgersi direttamente ai propri clienti tramite piattaforme online come eBay. La compravendita di libri di testo usati tra studenti può essere considerevolmente facilitata dall’utilizzo della rete.

Alla fine del XIX secolo, l’economista Alfred Marshall sviluppò un modello di domanda e offerta prendendo ad esempio un caso simile al nostro mercato dei libri di testo. Numerose città inglesi erano a quei tempi dotate di un Corn Exchange — un edificio dove i contadini incontravano i mercanti e vendevano loro le proprie sementi. Marshall spiegò come le curve di offerta e di domanda di sementi fossero determinate, rispettivamente, dal prezzo che i contadini erano disposti ad accettare e dalla disponibilità a pagare dei mercanti. Osservò quindi che, nonostante il prezzo potesse “oscillare come un sughero galleggiante sulle onde a seconda che l’una o l’altra parte avesse la meglio” nelle contrattazioni di mercato, esso non si discostava mai di molto da quel particolare prezzo in corrispondenza del quale la quantità domandata dai mercanti eguagliava la quantità offerta dai contadini.

eccesso di offerta
Situazione nella quale, al prezzo corrente, la quantità offerta di un bene è superiore alla quantità domandata.
equilibrio di Nash
Un insieme di strategie (una per ogni giocatore), ciascuna delle quali è la risposta ottima di un giocatore alle strategie scelte da tutti gli altri. Una situazione nella quale ciascun giocatore sta facendo meglio che può dato quello che stanno facendo gli altri giocatori.
equilibrio
Una situazione che in un certo modello tende ad autoperpetuarsi, nella quale il valore di una variabile di interesse non cambia a meno che non venga introdotta una forza esterna che altera i dati che descrivono quella situazione nel modello.

Marshall chiamò il prezzo in grado di eguagliare domanda e offerta prezzo di equilibrio. Per prezzi superiori a quello di equilibrio, i contadini erano disposti a vendere grandi quantità di sementi. Pochi, tuttavia, erano i mercanti disposti a comprare — vi era cioè un eccesso di offerta. I mercanti disposti a pagare un prezzo elevato, inoltre, sapevano che i contadini avrebbero presto finito con l’abbassare i prezzi, e decidevano perciò di rimandare gli acquisti. Analogamente, per prezzi inferiori a quello di equilibrio, i contadini preferivano aspettare a vendere. Marshall notò che, se in corrispondenza di un certo livello dei prezzi la quantità offerta non eguagliava la quantità domandata, alcuni venditori o compratori potevano trarre beneficio da una variazione del prezzo (oggi diremmo che il prezzo vigente non rappresentava un equilibrio di Nash). Il prezzo, egli dedusse, tendeva a un livello di equilibrio tale da eguagliare domanda e offerta.

Il ragionamento di Marshall era basato sull’assunzione che tutte le sementi fossero della stessa qualità. Il suo modello di domanda e offerta può essere applicato a mercati nei quali i venditori offrono prodotti identici, così che i consumatori siano indifferenti rispetto a chi vende. Se i contadini vendessero sementi di qualità diverse, il loro comportamento ricalcherebbe quello dei produttori di beni differenziati descritto nel Capitolo 7.

costo marginale
Il costo sostenuto dall’impresa per produrre un’unità addizionale di output. Geometricamente, corrisponde in ogni punto alla pendenza della funzione di costo totale.
utilità marginale
L’utilità addizionale derivante dall’aumento unitario della quantità consumata di un bene.

Grandi economisti Alfred Marshall

Alfred Marshall Alfred Marshall (1842–1924) fu, insieme a Léon Walras, tra i fondatori della cosiddetta teoria economica neoclassica. Il suo Principi di Economia, pubblicato per la prima volta nel 1890, venne utilizzato per cinquant’anni come testo introduttivo nelle università anglosassoni. Matematico eccellente, Marshall gettò nuove fondamenta per l’analisi di domanda e offerta, utilizzando il calcolo differenziale per descrivere il comportamento di mercati e imprese ed introducendo i concetti fondamentali di costo marginale e utilità marginale. A lui si deve inoltre il concetto di surplus dei consumatori e dei produttori. La sua visione delle discipline economiche si avvicina alla definizione data in questo manuale: egli riteneva che l’economia consentisse di “capire le influenze che il modo in cui l’uomo si guadagna da vivere esercita sulla qualità della sua vita”.2

Per quanto le pagine scritte da Marshall siano ricche di buon senso, lo stesso non si può dire degli insegnamenti di molti di coloro che sono venuti dopo di lui. Marshall prestava attenzione ai fatti concreti. L’osservazione che le grandi imprese possono produrre a costi unitari più bassi rispetto alle piccole imprese era parte integrante del suo pensiero, ma non ha mai trovato spazio nella teoria neoclassica. Forse perché, se la curva di costo medio delle imprese fosse decrescente per livelli di produzione molto elevati, l’esito della concorrenza potrebbe essere una situazione nella quale vedremmo la sopravvivenza di poche imprese vincenti, che avrebbero la capacità di decidere il prezzo invece di prenderlo come un dato. Torneremo a considerare questo problema nel Capitolo 12.

Marshall avrebbe anche avuto da ridire riguardo all’adozione dell’homo economicus (la cui esistenza abbiamo messo in discussione nel Capitolo 4) come protagonista dai manuali economici di impostazione neoclassica. Egli sosteneva che:

L’etica è qualcosa di cui l’economista deve tener conto. È vero che si sono fatti tentativi di costruire una scienza astratta, che considerasse le azioni economiche come svincolate da ogni influenza etica e orientate al raggiungimento egoistico del guadagno materiale. Ma tali tentativi non hanno avuto successo.

— Alfred Marshall, Principles of Economics (1890)

Seppur promuovendo l’utilizzo della matematica nelle discipline economiche, non esitava a mettere in guardia gli economisti dal suo abuso. In una lettera ad A. L. Bowley, anch’egli economista matematico, Marshall sintetizza le proprie “regole” come segue:

  1. utilizzare la matematica come linguaggio pratico, piuttosto che come impianto della ricerca;
  2. servirsene [della matematica] fino al termine del lavoro;
  3. tradurre in inglese;
  4. quindi illustrare con esempi pertinenti alla vita reale;
  5. sbarazzarsi della matematica;
  6. se non si riesce nel punto 4, sbarazzarsi del punto 3: “Spesso mi ritrovo a fare quest’ultima cosa.”

Marshall fu professore di Economia Politica all’Università di Cambridge dal 1885 al 1908. Nel 1896, con un documento destinato al Senato Accademico del suo Ateneo, si espresse contro il conferimento alle donne di un titolo di laurea equiparato a quello degli uomini. Una posizione che finì per prevalere: l’Università di Cambridge arrivò al pieno riconoscimento della laurea alle donne soltanto nel 1948. In altri campi, tuttavia, egli fu sempre motivato dal desiderio di favorire il cambiamento sociale, puntando in particolare al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori:

Ora finalmente ci siamo posti sul serio a studiare se sia proprio necessaria l’esistenza delle cosiddette “classi inferiori”; se cioè sia indispensabile l’esistenza di un gran numero di persone condannate fin dalla nascita ad un duro lavoro, allo scopo di provvedere alle altre i mezzi necessari per condurre una vita raffinata ed intellettualmente elevata, mentre la povertà e la fatica impediscono loro di avere alcuna parte di quella vita. … La risposta dipende in gran misura da fatti e da inferenze che rientrano nel dominio dell’economia; ed è questo che conferisce agli studi economici il principale e più alto interesse.

— Alfred Marshall, Principles of Economics (1890)

Pensate che Marshall sarebbe soddisfatto dei recenti sviluppi delle discipline economiche? Riterrebbe i contributi degli economisti utili a creare un’economia più giusta?

Per applicare il modello di domanda e offerta al mercato dei libri di testo, assumiamo che tutti i volumi siano identici (nella realtà, naturalmente, alcuni saranno conservati meglio di altri) e che ciascun venditore possa mettere un libro in vendita specificandone il prezzo su una piattaforma online. Come nel caso della compravendita di sementi, ci aspettiamo che gli scambi avvengano a prezzi simili. Compratori e venditori possono osservare facilmente il prezzo di tutti gli annunci pubblicati online: se alcuni volumi fossero messi in vendita a 10 $ e altri a 5 $, tutti i compratori cercherebbero di aggiudicarsi una delle copie economiche. Coloro che hanno messo in vendita il proprio libro a 5 $, inoltre, non tarderebbero a capire che, aumentando il prezzo richiesto, potrebbero incrementare il proprio guadagno. Allo stesso tempo, preso atto del fatto che nessuno vuole pagare 10 $ per una copia usata del libro, altri venditori sarebbero indotti ad abbassare il prezzo inizialmente richiesto.

Possiamo individuare il prezzo di equilibrio disegnando le curve di offerta e domanda come fatto nella figura 8.3. In corrispondenza del prezzo , la domanda di libri eguaglia l’offerta: 24 acquirenti sono disposti a pagare 8 $ e 24 individui sono disposti a cedere la propria copia. La quantità di equilibrio è .

L’equilibrio del mercato dei libri usati.

L’equilibrio del mercato dei libri usati.

Figura 8.3 L’equilibrio del mercato dei libri usati.

Domanda e offerta

Individuiamo l’equilibrio disegnando nello stesso grafico le curve di domanda e offerta.

Figura 8.3a Individuiamo l’equilibrio disegnando nello stesso grafico le curve di domanda e offerta.

Il prezzo di equilibrio del mercato

In corrispondenza del prezzo , la quantità domandata eguaglia la quantità offerta: . Il mercato è in equilibrio in corrispondenza di un prezzo pari a 8.

Figura 8.3b In corrispondenza del prezzo , la quantità domandata eguaglia la quantità offerta: . Il mercato è in equilibrio in corrispondenza di un prezzo pari a 8.

Un prezzo superiore al prezzo di equilibrio

Per prezzi superiori a 8 $, cresce il numero di studenti disposti a vendere il libro, ma cala il numero di potenziali acquirenti. Si verifica un eccesso di offerta e i venditori decidono di abbassare il prezzo.

Figura 8.3c Per prezzi superiori a 8 $, cresce il numero di studenti disposti a vendere il libro, ma cala il numero di potenziali acquirenti. Si verifica un eccesso di offerta e i venditori decidono di abbassare il prezzo.

Un prezzo inferiore al prezzo di equilibrio

Per prezzi inferiori a 8 $, il numero di potenziali acquirenti eccede quello dei venditori. Si verifica un eccesso di domanda e i venditori decidono di alzare il prezzo. Solo per non vi è alcun incentivo a modificare il prezzo.

Figura 8.3d Per prezzi inferiori a 8 $, il numero di potenziali acquirenti eccede quello dei venditori. Si verifica un eccesso di domanda e i venditori decidono di alzare il prezzo. Solo per non vi è alcun incentivo a modificare il prezzo.

prezzo di equilibrio
Il prezzo che garantisce l’eguaglianza tra domanda e offerta in un mercato. Vedi anche: equilibrio (di un mercato)

Il prezzo di equilibrio è pari a 8 $. In corrispondenza di questo prezzo la domanda eguaglia l’offerta: tutti gli acquirenti, in cerca di una copia del libro, e tutti i venditori, interessati a cedere la propria copia, sono in grado di concludere una transazione con una controparte. Nel linguaggio di tutti i giorni, un sistema si dice in equilibrio quando le forze che lo determinano si bilanciano ed esso non varia con il passare del tempo a meno che non intervengano fattori esterni a disturbarlo. Consideriamo, ad esempio, il modello “idraulico” di determinazione dei prezzi sviluppato da Fisher e descritto nel Capitolo 2: variazioni nella domanda e nell’offerta corrispondevano a variazioni dei flussi d’acqua. Il sistema cessava di muoversi solo dopo aver raggiunto un nuovo equilibrio, corrispondente a un nuovo livello dei prezzi. Diciamo che il mercato è in equilibrio quando le azioni di acquirenti e venditori non determinano alcuna variazione del prezzo e della quantità scambiata (a meno che non si verifichino cambiamenti nelle condizioni di mercato, come una variazione del numero di acquirenti e venditori o del valore che essi attribuiscono al bene). Nel mercato dei libri usati, al prezzo di equilibrio, tutti coloro che decidono di comprare e vendere sono in grado di farlo e non vi è dunque alcuna tendenza al cambiamento.

Non tutte le piattaforme online per la compravendita di libri sono in equilibrio concorrenziale. Vi è stato un caso in cui, non essendo state soddisfatte le condizioni necessarie al raggiungimento di un equilibrio, l’algoritmo di Amazon per la determinazione dei prezzi ha aumentato il prezzo di un volume fino a 23 milioni di dollari! Michael Eisen, un biologo, notò che le copie di un classico che da tempo non veniva ristampato — The Making of a Fly — venivano vendute su Amazon a prezzi che partivano da 1.730.045,91 $ (più 3,99 $ per le spese di spedizione). Nelle settimane seguenti il prezzo dei volumi crebbe ulteriormente, raggiungendo la cifra record di 23.698.655,93 $, per poi crollare a 106,23 $ il giorno seguente. Riuscite a immaginare cosa possa essere successo? Potete confrontare la vostra spiegazione con quella proposta da Eisen nel suo blog.

Prendere il prezzo come un dato

I mercati sono sempre in equilibrio? Marshall, come abbiamo visto, sosteneva che, data la tendenza dei prezzi ad aggiustarsi a seguito di eccessi di offerta o di domanda, il prezzo di un bene non si discosterà più di tanto dal proprio livello di equilibrio. In questo capitolo ci occupiamo degli equilibri competitivi di mercato, mentre nel Capitolo 11 vedremo come e quando i prezzi cambiano quando il mercato non è in equilibrio.

price-taker
Si dice di un consumatore o un produttore che non può trarre vantaggio dall’offrire o dal richiedere un prezzo diverso da quello prevalente sul mercato, definito dall’equilibrio concorrenziale. Chi è price-taker non ha il potere di influenzare il prezzo di mercato.

Nell’equilibrio di mercato che abbiamo descritto ciascuno studente deve accettare il prezzo prevalente sul mercato dei libri, determinato a partire dalle curve di domande e offerta. Nessuno è disposto a trattare con uno studente che chiede un prezzo più alto (o offre un prezzo più basso) di tale prezzo, visto che è sempre possibile rivolgersi a un altro venditore (o acquirente) disposto a concludere lo scambio al prezzo prevalente. Gli agenti coinvolti in questo mercato si dicono price-taker, poiché la concorrenza è tale da far sì che tutti gli scambi avvengano allo stesso prezzo, che ciascuno prende come un dato. Ciascun compratore o venditore, naturalmente, ha la possibilità di proporre un prezzo diverso, ma non trarrà alcun beneficio da questa scelta.

Price-taker

Caratteristica di produttori e consumatori price-taker è che essi non traggono beneficio dal concludere transazioni a prezzi diversi da quello di mercato, in quanto non dispongono del potere di influenzare il prezzo di mercato.

Abbiamo visto diversi casi di mercati nei quali gli agenti non si comportano da price-taker: i produttori di beni differenziati, ad esempio, possono decidere quale prezzo praticare — e si dicono per questo price-setter — a causa dell’assenza di imprese rivali che producono lo stesso bene. Sebbene i venditori di beni differenziati siano price-setter, i consumatori del mercato descritto nel Capitolo 7 sono price-taker. A causa dell’elevato numero di individui che consumano cereali a colazione, infatti, un singolo consumatore non ha alcuna possibilità di contrattare un prezzo più vantaggioso. L’unica decisione che egli può prendere è quella di accettare il prezzo pagato da tutti gli altri.

equilibrio concorrenziale
Un mercato si dice in equilibrio concorrenziale quando tutti i venditori e gli acquirenti sono price-taker, gli scambi avvengono a un unico prezzo (legge del prezzo unico), la quantità offerta corrisponde alla quantità domandata e nessun acquirente può migliorare la propria condizione proponendo un prezzo diverso; in un equilibrio concorrenziale si realizzano tutti i potenziali guadagni dallo scambio. Vedi anche: legge del prezzo unico

In questo capitolo ci concentreremo sull’analisi degli equilibri in quei mercati dove consumatori e produttori sono entrambi price-taker. I produttori sono price-taker a causa della presenza di altri produttori e dal fatto che gli acquirenti si rivolgeranno sempre al venditore che pratica il prezzo più basso. Se un venditore cercasse di vendere il proprio prodotto a un prezzo elevato, gli acquirenti non ci penserebbero due volte a rivolgersi alla concorrenza. In modo analogo, i consumatori sono price-taker quando il numero degli altri potenziali acquirenti è elevato e le imprese possono vendere il bene a chiunque sia disposto a pagare il prezzo più alto. Per entrambi i lati del mercato, la competizione elimina il potere di contrattare un prezzo vantaggioso. L’equilibrio di un mercato di questo tipo viene detto equilibrio concorrenziale.

Un equilibrio concorrenziale di mercato è un equilibrio di Nash perché, dato il comportamento degli altri (che consiste nel concludere una transazione al prezzo di equilibrio), nessun agente può trarre beneficio da comportamenti diversi dall’accettare anch’egli il prezzo di mercato.

L’equilibrio concorrenziale

Un mercato si dice in equilibrio concorrenziale quando tutti gli acquirenti e i venditori sono price-taker e, in corrispondenza del prezzo di mercato prevalente, la quantità domandata eguaglia la quantità offerta.

Esercizio 8.2 Agenti price-taker

Pensate ad alcuni dei beni che siete soliti acquistare: cibi, vestiti, elettrodomestici.

  1. Il numero dei venditori di questi beni è elevato?
  2. Solitamente vi informate su quale sia il venditore che offre il bene al minor prezzo?
  3. Se no, perché?
  4. Per quali di questi beni il prezzo costituisce il vostro principale criterio di scelta?
  5. In base alle risposte date ai punti precedenti, valutate se i venditori dei beni che avete considerato siano o meno price-taker. Vi sono beni per i quali, in quanto consumatori, non avete comportamenti da price-taker?

Domanda 8.2 Scegli le risposte corrette

Il grafico mostra le curve di domanda e offerta relative a un mercato di libri di testo.

Le curve si intersecano in corrispondenza di (Q, P) = (24, 8). Quale tra le seguenti affermazioni è corretta?

  • In corrispondenza di un prezzo pari a 10 $ si registra un eccesso di domanda di libri.
  • In corrispondenza di un prezzo pari a 8 $ alcuni venditori hanno un incentivo a aumentare il prezzo del libro a 9 $.
  • Il prezzo in corrispondenza del quale il mercato è in equilibrio è pari a 8 $.
  • In totale saranno vendute 40 copie del libro.
  • In corrispondenza di un prezzo pari a 10 $, superiore al prezzo di equilibrio (8 $), si registra un eccesso di offerta di libri.
  • In corrispondenza di un prezzo pari a 8 $, tutti gli acquirenti con una disponibilità a pagare pari o superiore a 8 $ hanno trovato una controparte la cui disponibilità ad accettare è pari a 8 $ o inferiore. Se un venditore decidesse di aumentare il prezzo a 9 $, gli acquirenti si rivolgerebbero a un altro venditore con una disponibilità accettare inferiore.
  • In corrispondenza di un prezzo pari a 8 $ la quantità domandata eguaglia la quantità offerta. P = 8 $ rappresenta il prezzo di equilibrio.
  • Il livello massimo della domanda è 40. 16 studenti, tuttavia, non acquisteranno il volume, poiché la loro disponibilità a pagare è inferiore al prezzo di equilibrio.

8.3 La scelta ottimale di un’impresa price-taker

Nell’esempio dei libri di seconda mano, acquirenti e venditori erano studenti universitari. Consideriamo ora il caso di mercati nei quali il lato dell’offerta è costituito da imprese. Nel Capitolo 7 abbiamo studiato il modo in cui le imprese scelgono prezzo e quantità quando producono beni differenziati e abbiamo visto che, se i beni prodotti dalle imprese somigliano molto gli uni agli altri, l’insieme dei prezzi praticabili si restringe (la curva di domanda del prodotto di ciascuna impresa è dunque quasi piatta). Un prezzo elevato, infatti, indurrebbe i consumatori ad acquistare un bene simile prodotto da un’impresa concorrente.

In presenza di un numero elevato di imprese che producono beni identici e di consumatori che possono liberamente decidere da quale impresa acquistare, le imprese saranno price-taker in equilibrio. Nessuna impresa trarrà dunque beneficio dalla scelta di praticare prezzi diversi dal prezzo prevalente di mercato.

Per meglio comprendere in cosa consista un comportamento price-taker, consideriamo una città in cui opera un numero elevato di piccoli panifici. Ciascun panificio produce il proprio pane e lo vende direttamente (ossia senza utilizzare intermediari) ai consumatori. La figura 8.4 mostra come potrebbe apparire la curva di domanda di mercato (la domanda giornaliera di pane di tutti i consumatori della città). Essa è decrescente perché, come al solito, il numero dei consumatori di pane è tanto minore quanto più alto è il prezzo.

La curva di domanda di mercato di pane.

La curva di domanda di mercato di pane.

Figura 8.4 La curva di domanda di mercato di pane.

Supponiamo di essere i proprietari di uno di questi piccoli panifici. Dobbiamo decidere quale prezzo praticare e quanto pane produrre ogni mattina. Ipotizziamo che i panifici vicini vendano pane di qualità identica al nostro ad un prezzo di 2,35 € al kg. Questo è il prezzo prevalente di mercato: non saremmo in grado di vendere il nostro pane a un prezzo più alto, poiché in quel caso tutti i consumatori si rivolgerebbero agli altri panifici. Siamo dunque un’impresa price-taker.

Il costo marginale da noi sostenuto cresce al crescere della quantità di pane prodotto. Se la quantità prodotta è piccola, il costo marginale è basso (nel nostro esempio è vicino a 1 €): installando un dosatore e miscelatore d’acqua, utilizzando un forno professionale e assumendo un panettiere, il costo di una unità addizionale di pane è basso ma il costo medio è elevato. Al crescere della quantità di pane prodotto il costo medio cala, mentre il costo marginale cresce gradualmente poiché l’aumento della produzione richiede personale aggiuntivo e un utilizzo più intensivo degli strumenti di produzione. Per quantità elevate, il costo marginale cresce al di sopra del costo medio, che diventa anch’esso crescente.

Le curve di costo marginale (CMg) e costo medio (CM) sono rappresentate nella figura 8.5. Come nel Capitolo 7, i costi di produzione includono il costo-opportunità del capitale. Se il prezzo fosse pari al costo medio (P = CM), il profitto economico sarebbe zero. La curva di costo medio (la più a sinistra nella figura 8.5) rappresenta quelle combinazioni quantità-prezzo cui corrispondono profitti nulli. Più in generale, le curve di isoprofitto rappresentano tutte le combinazioni quantità-prezzo cui corrisponde lo stesso profitto. I profitti crescono spostandosi verso destra. Come spiegato nel Capitolo 7, le curve di isoprofitto sono decrescenti per prezzi maggiori del costo marginale e crescenti per prezzi minori del costo marginale. La curva di costo marginale interseca dunque le curve di isoprofitto nel punto di minimo di queste ultime. Se il prezzo è superiore al costo marginale, i profitti totali possono rimanere invariati solo vendendo una quantità maggiore a un prezzo minore. Analogamente, se il prezzo è inferiore al costo marginale, i profitti totali possono rimanere invariati solo vendendo una quantità maggiore a un prezzo maggiore.

La figura 8.5 mostra come prendere una decisione ottimale. Analogamente a quanto visto nel caso delle imprese studiate nel Capitolo 7, quello che ci troviamo a fronteggiare è un problema di ottimizzazione vincolata: vogliamo trovare quel punto appartenente all’insieme delle scelte ammissibili che permette di massimizzare il profitto. Essendo il panificio un’impresa price-taker, l’insieme delle scelte ammissibili è l’insieme dei punti che corrispondono a un prezzo di mercato minore o uguale a 2,35 €. La scelta ottimale è data da € e kg. Graficamente, essa corrisponde al punto in cui la frontiera dell’insieme delle scelte ammissibili è tangente alla curva di isoprofitto di livello 80 €. Il problema somiglia a quello delle auto visto nel Capitolo 7, con la differenza che, nel caso di un’impresa price-taker, la curva di domanda è perfettamente piatta. Non è la curva di domanda di mercato rappresentata nella figura 8.4 a determinare la domanda del nostro panificio, ma il prezzo praticato dalle imprese concorrenti. Per questo, la retta orizzontale con intercetta disegnata nella figura 8.5 viene detta curva di domanda dell’impresa. Se decidessimo di praticare un prezzo superiore a la domanda sarebbe nulla, mentre per prezzi uguali o minori a siamo in grado di vendere quanto pane vogliamo.

La combinazione prezzo-quantità che massimizza il profitto del panificio.

La combinazione prezzo-quantità che massimizza il profitto del panificio.

Figura 8.5 La combinazione prezzo-quantità che massimizza il profitto del panificio.

Le curve di costo marginale e di isoprofitto

La curva di costo marginale (CMg) del panificio è decrescente. Sulla curva di costo medio (CM) i profitti sono nulli. Le altre curve di isoprofitto rappresentano profitti via via più elevati. Quando CMg > CM, la curva di costo medio è crescente. La curva di costo marginale interseca le curve di isoprofitto nel loro punto di minimo.

Figura 8.5a La curva di costo marginale (CMg) del panificio è decrescente. Sulla curva di costo medio (CM) i profitti sono nulli. Le altre curve di isoprofitto rappresentano profitti via via più elevati. Quando CMg > CM, la curva di costo medio è crescente. La curva di costo marginale interseca le curve di isoprofitto nel loro punto di minimo.

L’impresa price-taker

Il panificio è un’impresa price-taker e il prezzo di mercato è . Se decidesse di vendere il pane a un prezzo più elevato, i consumatori si rivolgerebbero alle imprese concorrenti; l’insieme di combinazioni prezzo-quantità possibili corrisponde dunque all’area grigia delimitata dalla linea orizzontale disegnata in corrispondenza di .

Figura 8.5b Il panificio è un’impresa price-taker e il prezzo di mercato è . Se decidesse di vendere il pane a un prezzo più elevato, i consumatori si rivolgerebbero alle imprese concorrenti; l’insieme di combinazioni prezzo-quantità possibili corrisponde dunque all’area grigia delimitata dalla linea orizzontale disegnata in corrispondenza di .

Il prezzo che massimizza i profitti

La combinazione prezzo-quantità che assicura il massimo profitto è data dal punto A, in corrispondenza del quale la curva di isoprofitto di livello 80 € è tangente alla retta che delimita l’insieme delle scelte possibili. La produzione giornaliera di pane sarà pari a 120 kg, che sarà venduto a 2,35 €/kg. Oltre ai profitti normali, verranno realizzati profitti giornalieri pari a 80 €.

Figura 8.5c La combinazione prezzo-quantità che assicura il massimo profitto è data dal punto A, in corrispondenza del quale la curva di isoprofitto di livello 80 € è tangente alla retta che delimita l’insieme delle scelte possibili. La produzione giornaliera di pane sarà pari a 120 kg, che sarà venduto a 2,35 €/kg. Oltre ai profitti normali, verranno realizzati profitti giornalieri pari a 80 €.

La quantità che massimizza i profitti

La quantità che massimizza i profitti, , è individuata in corrispondenza del punto in cui = CMg. Il costo marginale del 120esimo kg di pane è dunque pari al prezzo di mercato.

Figura 8.5d La quantità che massimizza i profitti, , è individuata in corrispondenza del punto in cui = CMg. Il costo marginale del 120esimo kg di pane è dunque pari al prezzo di mercato.

La figura 8.5 illustra un’importante caratteristica delle imprese price-taker. Esse scelgono di produrre una quantità tale da eguagliare costo marginale e prezzo di mercato ( = CMg). Questa condizione è sempre verificata: la curva di domanda di un’impresa price-taker è una retta orizzontale corrispondente al prezzo di mercato, e il massimo profitto è raggiunto in corrispondenza del punto della curva di domanda dell’impresa tangente alla curva di isoprofitto più alta possibile. La condizione di tangenza implica che, in quel punto, anche la curva di isoprofitto sia orizzontale. Inoltre, come si è visto nel Capitolo 7, quando la curva di isoprofitto è orizzontale il prezzo è pari al costo marginale.

Un altro modo per capire perché un’impresa price-taker scelga di produrre una quantità tale da soddisfare l’eguaglianza = CMg consiste nel pensare a cosa accadrebbe ai profitti se essa decidesse di agire diversamente. Se l’impresa decidesse di aumentare la produzione a un livello tale per cui < CMg, il costo dell’ultima unità di prodotto eccederebbe il prezzo di mercato; realizzare l’ultima unità comporterebbe dunque una perdita e l’impresa potrebbe aumentare i profitti riducendo la produzione. Se, al contrario, l’impresa decidesse di produrre una quantità tale per cui > CMg, essa potrebbe ottenere un profitto aggiuntivo realizzando e vendendo almeno un’unità in più. La produzione potrebbe essere aumentata fino al punto in cui = CMg, in corrispondenza del quale i profitti sono massimizzati.

Impresa price-taker

Un’impresa price-taker massimizza il profitto scegliendo di produrre una quantità tale da soddisfare l’eguaglianza tra costo marginale e prezzo di mercato ( = CMg), e vendendo il proprio prodotto al prezzo di mercato .

Il risultato descritto è importante e va sottolineato, ma bisogna fare attenzione: quando affermiamo che un’impresa price-taker eguaglia il prezzo al costo marginale, non stiamo dicendo che l’impresa sceglie un prezzo pari al proprio costo marginale, ma l’esatto contrario: l’impresa accetta il prezzo di mercato e sceglie di produrre una quantità in corrispondenza della quale il proprio costo marginale eguaglia tale prezzo.

Mettiamoci nuovamente nei panni del proprietario del panificio. Come reagiremmo a una variazione del prezzo di mercato? La figura 8.6 mostra come, in risposta a variazioni del prezzo, sceglieremmo combinazioni prezzo-quantità corrispondenti a punti diversi sulla curva di costo marginale. In altre parole, per un’impresa price-taker la curva di costo marginale coincide con la curva di offerta individuale: per ciascun livello del prezzo, tale curva ci indica la quantità che massimizza i profitti e che l’impresa vorrà dunque produrre.

La curva di offerta dell’impresa.

La curva di offerta dell’impresa.

Figura 8.6 La curva di offerta dell’impresa.

Variazioni del prezzo

Quando il prezzo di mercato è pari a 2,35 €, l’impresa produce 120 kg di pane. Cosa succede se varia il prezzo?

Figura 8.6a Quando il prezzo di mercato è pari a 2,35 €, l’impresa produce 120 kg di pane. Cosa succede se varia il prezzo?

Un prezzo più alto

Se aumentasse a 3,20 €, l’impresa potrebbe raggiungere una curva di isoprofitto di livello più alto. I profitti sarebbero massimizzati producendo 163 kg di pane al giorno.

Figura 8.6b Se aumentasse a 3,20 €, l’impresa potrebbe raggiungere una curva di isoprofitto di livello più alto. I profitti sarebbero massimizzati producendo 163 kg di pane al giorno.

Un prezzo più basso

Se il prezzo calasse a 1,52 €, l’impresa potrebbe raggiungere soltanto la curva di isoprofitto più bassa di colore azzurro chiaro. La scelta ottimale consisterebbe nel produrre 66 kg di pane e il profitto economico sarebbe pari a zero.

Figura 8.6c Se il prezzo calasse a 1,52 €, l’impresa potrebbe raggiungere soltanto la curva di isoprofitto più bassa di colore azzurro chiaro. La scelta ottimale consisterebbe nel produrre 66 kg di pane e il profitto economico sarebbe pari a zero.

La curva di costo marginale coincide con la curva di offerta individuale

In entrambi i casi, la scelta ottimale corrisponde a un punto sulla curva di costo marginale, per cui CMg = prezzo di mercato. Dunque, la curva di costo marginale dell’impresa coincide con la curva di offerta individuale.

Figura 8.6d In entrambi i casi, la scelta ottimale corrisponde a un punto sulla curva di costo marginale, per cui CMg = prezzo di mercato. Dunque, la curva di costo marginale dell’impresa coincide con la curva di offerta individuale.

Notiamo però che, qualora il prezzo calasse al di sotto di 1,52 €, la nostra impresa realizzerebbe una perdita. La curva di offerta mostra quanto pane produrre per massimizzare i profitti, ma nulla assicura che tali profitti siano positivi. In corrispondenza di prezzi bassi, i profitti economici potrebbero essere minori di zero: il punto individuato sulla curva di offerta, in questo caso, corrisponde più propriamente alla quantità prodotta dall’impresa per minimizzare le proprie perdite. In simili circostanze occorre decidere se valga la pena o no continuare a produrre pane. La decisione dipende da ciò che ci si attende possa capitare in futuro:

Domanda 8.3 Scegli le risposte corrette

La figura 8.5 mostra le curve di costo marginale e medio di un panettiere insieme alle sue curve di isoprofitto. Il prezzo di mercato del pane è P = 2,35 € al kg. Quale tra le seguenti affermazioni è corretta?

  • La curva di offerta individuale dell’impresa è orizzontale.
  • Al prezzo di mercato, pari a 2,35 €, l’impresa produrrà 62 kg di pane realizzando profitti nulli.
  • Per ogni livello del prezzo di mercato, la curva di offerta dell’impresa è data dal punto corrispondente sulla curva di costo medio.
  • La curva di costo marginale corrisponde alla curva di offerta individuale dell’impresa.
  • La curva di domanda dell’impresa è orizzontale, la sua curva di offerta è positivamente inclinata.
  • Per P = 2,35 € l’impresa massimizza i profitti in corrispondenza del punto A, producendo 120 kg di pane.
  • Per ogni livello del prezzo, l’impresa sceglierà un punto sulla curva di isoprofitto più alta possibile. Tale punto apparterrà alla curva di costo marginale.
  • Per ogni livello del prezzo, l’impresa massimizza i profitti scegliendo la quantità corrispondente sulla curva di costo marginale. La curva di costo marginale corrisponde dunque alla curva di offerta dell’impresa.

8.4 Offerta di mercato ed equilibrio

Il mercato cittadino del pane è caratterizzato dalla presenza di un numero elevato di consumatori e panifici. Ipotizziamo che i panifici siano 50. Ciascuno di essi è caratterizzato da una curva di offerta, che coincide con la propria curva di costo marginale e dalla quale possiamo sapere quanto pane offrirà il panificio per ogni dato livello del prezzo. Per ricavare la curva di offerta di mercato non dobbiamo fare altro che sommare le quantità offerte da tutti i panifici per ciascun prezzo. La figura 8.7 illustra come procedere nel caso in cui i panifici siano tutti caratterizzati dalla stessa funzione di costo. Una volta calcolato quanto pane viene prodotto da una singola impresa per un dato livello del prezzo, moltiplichiamo questo numero per 50 e troviamo così l’offerta di mercato corrispondente.

Curve di offerta individuale e di mercato.

Curve di offerta individuale e di mercato.

Figura 8.7 Curve di offerta individuale e di mercato.

La curva di offerta individuale dell’impresa

Vi sono 50 panifici, tutti caratterizzati dalla stessa funzione di costo. Se il prezzo di mercato è 2,35 €, ciascun panificio produce 120 kg di pane.

Figura 8.7a Vi sono 50 panifici, tutti caratterizzati dalla stessa funzione di costo. Se il prezzo di mercato è 2,35 €, ciascun panificio produce 120 kg di pane.

La curva di offerta di mercato

Quando , ciascuno dei 50 panifici produce 120 kg e l’offerta di mercato è pari a 50 × 120 kg = 6000 kg.

Figura 8.7b Quando , ciascuno dei 50 panifici produce 120 kg e l’offerta di mercato è pari a 50 × 120 kg = 6000 kg.

Curve di offerta individuale e di mercato

Se il prezzo di mercato è 1,52 €, ciascun panificio produce 66 kg e l’offerta di mercato ammonta a 3300 kg. La curva di offerta di mercato ha lo stesso aspetto della curva di offerta individuale, ma la scala dell’asse orizzontale è diversa.

Figura 8.7c Se il prezzo di mercato è 1,52 €, ciascun panificio produce 66 kg e l’offerta di mercato ammonta a 3300 kg. La curva di offerta di mercato ha lo stesso aspetto della curva di offerta individuale, ma la scala dell’asse orizzontale è diversa.

E se le imprese avessero funzioni di costo diverse?

Se le funzioni di costo dei panifici fossero diverse, in corrispondenza di un prezzo pari a 2,35 € alcune imprese produrrebbero più pane rispetto ad altre. Rimarrebbe però la possibilità di sommare le quantità offerte individualmente e calcolare l’offerta di mercato.

Figura 8.7d Se le funzioni di costo dei panifici fossero diverse, in corrispondenza di un prezzo pari a 2,35 € alcune imprese produrrebbero più pane rispetto ad altre. Rimarrebbe però la possibilità di sommare le quantità offerte individualmente e calcolare l’offerta di mercato.

La curva di offerta di mercato esprime la quantità complessivamente offerta dai panifici per ogni dato livello del prezzo. Come la curva di offerta individuale, essa indica anche il costo marginale di produzione. Se ad esempio il prezzo di mercato fosse 2,75 €, la quantità offerta a livello di mercato sarebbe pari a 7.000 kg. Per ciascun panificio, il costo marginale — il costo di produrre un’unità addizionale di pane — sarebbe pari a 2,75 €. Ciò significa che il costo di produrre la 7.001esimo kg di pane ammonterebbe a 2,75 € indipendentemente da quale panificio decidesse di produrlo. La curva di offerta di mercato è dunque la curva di costo marginale del mercato.

Leibniz: La curva di offerta di mercato

È ora possibile mettere in relazione la curva di domanda di mercato (figura 8.4) con la curva di offerta di mercato (figura 8.7) di pane. La figura 8.8 rivela che il prezzo di equilibrio è pari a 2 €. A questo prezzo, i consumatori domandano e i panifici producono in totale 5.000 kg di pane al giorno.

L’equilibrio del mercato del pane.

L’equilibrio del mercato del pane.

Figura 8.8 L’equilibrio del mercato del pane.

Leibniz: l’equilibrio di mercato

In equilibrio, ciascun panificio produce una quantità individuata a partire dalla propria curva di costo marginale e a cui corrisponde un costo marginale pari a 2 €. Osservando la mappa delle curve di isoprofitto rappresentata nella figura 8.6, possiamo notare che l’equilibrio corrisponde a un punto al di sopra della curva di costo medio, cioè al di sopra della curva cui corrispondono profitti nulli. I proprietari dei panifici stanno dunque ottenendo una rendita economica (profitti in eccesso rispetto al profitto normale). Ogni volta che nel mercato vengono realizzate rendite di questo tipo, vi è un’opportunità per altri attori di approfittare della situazione. In questo caso ci aspettiamo che le rendite causino l’entrata nel mercato di nuove imprese, desiderose di realizzare anch’esse una rendita. Nel prossimo paragrafo vedremo come l’entrata delle nuove imprese nel mercato modifichi l’equilibrio concorrenziale.

Domanda 8.4 Scegli le risposte corrette

Considerate un mercato nel quale operano due diversi tipi di imprese price-taker. Le curve di costo marginale corrispondenti a ciascun tipo di impresa sono rappresentate nella seguente figura:

Il tipo A è più efficiente del tipo B: il costo marginale relativo alla produzione di 20 unità, ad esempio, è pari a 2 € per il Tipo A e a 3 € per il Tipo B. Nel mercato vi sono 10 imprese di Tipo A e 8 imprese di Tipo B. Quale tra le seguenti affermazioni è corretta?

  • Per un prezzo pari a 2 €, l’offerta di mercato è pari a 450 unità.
  • Il numero di unità complessivamente offerte per un prezzo pari a 3 € è 510.
  • Per un prezzo pari a 2 €, il costo marginale di mercato sarà diverso per ciascun tipo di impresa.
  • Poiché le imprese hanno funzioni di costo diverse, non possiamo determinare la curva di costo marginale di mercato.
  • Per un prezzo pari a 2 €, ciascuna impresa di tipo A produce 20 unità e ciascuna impresa di tipo B produce 15 unità. L’offerta di mercato è quindi (10 × 20) + (8 × 15) = 320.
  • Per un prezzo pari a 3 €, ciascuna impresa di tipo A produce 35 unità e ciascuna impresa di tipo B produce 20 unità. L’offerta di mercato è quindi (10 × 35) + (8 × 20) = 510.
  • Il costo marginale delle imprese di entrambi i tipi è pari a 2 €. Il costo marginale di mercato è quindi 2 € a prescindere dal tipo di impresa che produce l’unità addizionale.
  • La curva di costo marginale di mercato coincide con la curva di offerta di mercato. Possiamo calcolare l’offerta per ogni livello del prezzo in modo analogo a quanto fatto in (a) e (b).

8.5 L’equilibrio concorrenziale: i benefici dello scambio e la loro distribuzione

Nel mercato del pane, attraverso lo scambio si realizzano mutui benefici per consumatori e produttori. I benefici generati dall’allocazione di equilibrio possono essere misurati utilizzando i concetti di surplus introdotti nel Capitolo 7. Per ciascuna unità scambiata, ciascun consumatore con una disponibilità a pagare più elevata del prezzo di mercato percepisce un surplus pari alla differenza tra la prima e il secondo; analogamente, un produttore percepisce un surplus se il costo marginale sostenuto è inferiore al prezzo di mercato. La figura 8.9a illustra come calcolare il surplus totale (che misura i benefici complessivi derivanti dallo scambio ed è pari alla somma dei surplus di consumatori e produttori) in corrispondenza dell’equilibrio concorrenziale; la procedura è analoga a quella vista nel Capitolo 7.

L’equilibrio del mercato del pane: benefici dello scambio.

L’equilibrio del mercato del pane: benefici dello scambio.

Figura 8.9a L’equilibrio del mercato del pane: benefici dello scambio.

Il surplus di un consumatore

Al prezzo di equilibrio, pari a 2 €, un consumatore la cui disponibilità a pagare è di 3,5 € ottiene un surplus di 1,5 €.

Figura 8.9a-a Al prezzo di equilibrio, pari a 2 €, un consumatore la cui disponibilità a pagare è di 3,5 € ottiene un surplus di 1,5 €.

Surplus dei consumatori

L’area colorata in rosso rappresenta il surplus dei consumatori, pari alla somma dei benefici dello scambio percepiti da ciascun consumatore.

Figura 8.9a-b L’area colorata in rosso rappresenta il surplus dei consumatori, pari alla somma dei benefici dello scambio percepiti da ciascun consumatore.

Il surplus dei produttori

Come abbiamo visto nel Capitolo 7, il surplus di un produttore per un’unità di output venduta è pari alla differenza tra il prezzo di vendita e il costo marginale relativo a quell’unità. Il costo marginale del 2000° kg di pane è 1,25 €. Poiché il prezzo è pari a 2 €, il produttore beneficia di un surplus pari a 0,75 €.

Figura 8.9a-c Come abbiamo visto nel Capitolo 7, il surplus di un produttore per un’unità di output venduta è pari alla differenza tra il prezzo di vendita e il costo marginale relativo a quell’unità. Il costo marginale del 2000° kg di pane è 1,25 €. Poiché il prezzo è pari a 2 €, il produttore beneficia di un surplus pari a 0,75 €.

Il surplus totale

L’area colorata in blu rappresenta il surplus dei produttori corrispondente al totale delle unità vendute sul mercato. La somma delle due aree colorate rappresenta il surplus totale e misura i benefici complessivi dello scambio sul mercato considerato.

Figura 8.9a-d L’area colorata in blu rappresenta il surplus dei produttori corrispondente al totale delle unità vendute sul mercato. La somma delle due aree colorate rappresenta il surplus totale e misura i benefici complessivi dello scambio sul mercato considerato.

La perdita secca.

La perdita secca.

Figura 8.9b La perdita secca.

Quando il mercato del pane è in equilibrio e la quantità offerta eguaglia la quantità domandata, il surplus totale corrisponde all’area compresa tra la curva di domanda e la curva di offerta. Si noti che l’allocazione di equilibrio relativa a questo mercato differisce da quella di un mercato con prodotti differenziati. La quantità di pane scambiata in equilibrio corrisponde al punto in cui la curva di offerta di mercato, che corrisponde alla curva di costo marginale, interseca la curva di domanda di mercato, mentre il surplus totale corrisponde all’intera area compresa tra le due curve. Nella figura 7.15, al contrario, la quantità prodotta era minore di quella individuata dal punto di intersezione tra la curva del costo marginale e la curva di domanda. In quel caso, il surplus totale era inferiore a quello registrato in corrispondenza dell’equilibrio concorrenziale.

perdita secca
La perdita di surplus totale dovuta al fatto che non è stata selezionata un’allocazione Pareto-efficiente.

L’equilibrio concorrenziale massimizza il surplus totale: la figura 8.9b mostra che, se la produzione giornaliera fosse inferiore a 5.000 kg di pane, il surplus sarebbe inferiore. Le imprese rinuncerebbero in questo caso a parte dei profitti e alcuni consumatori rimarrebbero senza pane pur avendo una disponibilità a pagare superiore al costo marginale di un kg di pane addizionale. Parte del beneficio totale derivante dello scambio andrebbe perduto e si registrerebbe una perdita secca pari all’area bianca di forma triangolare. Se la produzione eccedesse i 5.000 kg di pane giornalieri, il surplus corrispondente alla quantità in eccesso sarebbe negativo: il costo marginale di produzione sarebbe infatti superiore alla disponibilità a pagare dei consumatori.

Leibniz: I benefici dello scambio

L’economista Joel Waldfogel ha contribuito ad alimentare l’avversione diffusa per le discipline economiche suggerendo che l’usanza di fare regali a Natale determini una perdita secca. La sua tesi è che quando riceviamo un regalo che valutiamo meno di quanto è costato, il surplus derivante dalla transazione è negativo; saremmo stati più contenti di ricevere una somma di denaro pari al prezzo del regalo anziché il regalo stesso. Siete d’accordo con il ragionamento di Waldfogel?3

In equilibrio, i potenziali benefici degli scambi vengono sfruttati interamente. La conclusione che il surplus totale è massimizzato in corrispondenza del punto in cui la domanda eguaglia l’offerta ha validità generale: se consumatori e produttori sono price-taker, l’allocazione di equilibrio massimizza i benefici totali derivanti dagli scambi. Per una dimostrazione del risultato si veda l’Einstein alla fine di questo paragrafo.

L’efficienza paretiana

Pareto-efficiente
Lo è un’allocazione se nessun’altra allocazione possibile può migliorare la condizione di un individuo senza peggiorare quella di un altro, cioè se nessun’altra allocazione possibile la domina.

In corrispondenza dell’allocazione di equilibrio individuata per il mercato del pane non è possibile aumentare il benessere di un consumatore o di un’impresa senza ridurre il benessere di almeno un altro individuo o impresa. Ipotizzando che il funzionamento del mercato influenzi unicamente il benessere dei consumatori e dei produttori coinvolti, possiamo affermare che l’allocazione di equilibrio è Pareto-efficiente.

L’efficienza paretiana è conseguenza di tre assunzioni utilizzate per descrivere il nostro mercato del pane. Innanzitutto, gli agenti sono price-taker e non possiedono alcun potere di mercato. Ogniqualvolta un consumatore e un produttore concludono uno scambio, ciascuno dei due è consapevole del fatto che la controparte potrebbe scambiare il bene con un altro agente disposto ad accettare il prezzo di mercato. I produttori non possono aumentare il prezzo per via della concorrenza tra imprese, e la presenza di altri potenziali acquirenti impedisce ai compratori di proporre un prezzo inferiore. Le imprese offriranno dunque una quantità di output tale da eguagliare costo marginale (il costo dell’ultima unità prodotta) e prezzo di mercato. Il produttore di un bene differenziato, al contrario, può esercitare potere di mercato per via della minore concorrenza che caratterizza il mercato in cui egli opera: in quel caso, infatti, nessun altro produce un bene identico. L’impresa, consapevole di ciò, può aumentare il prezzo e di conseguenza il proprio surplus, causando però una riduzione del surplus totale. Il prezzo eccede il costo marginale, e l’allocazione è Pareto-inefficiente.

In secondo luogo, lo scambio pane-moneta è governato da un contratto completo che regola i rapporti tra acquirente e venditore in ogni possibile circostanza. Se, uscendo dal panificio, dovessimo accorgerci che il sacchetto datoci dal panettiere contiene una quantità di pane inferiore a quella che abbiamo pagato, potremmo avere indietro i nostri soldi senza difficoltà. Si confronti questo caso con quello del mercato del lavoro, descritto nel Capitolo 6 e caratterizzato da contratti incompleti: il datore di lavoro può comprare il tempo del proprio dipendente, ma non può avere certezze circa l’impegno da lui profuso. Nel Capitolo 9 vedremo come questo renda Pareto-inefficiente l’equilibrio del mercato del lavoro.

Nel modello, infine, abbiamo implicitamente assunto che il funzionamento del mercato del pane non interessi in alcun modo gli individui che non vi effettuano scambi. Per valutare l’efficienza paretiana dobbiamo infatti considerare tutti gli individui il cui benessere è influenzato dalle attività commerciali. Qualora le attività notturne del panificio disturbassero, ad esempio, il sonno dei cittadini che vivono nelle immediate vicinanze, la valutazione dei costi connessi alla produzione di pane si arricchirebbe di una nuova componente e potremmo arrivare alla conclusione che l’allocazione di equilibrio non è Pareto-efficiente. Questo tipo di questioni sarà affrontato nel Capitolo 12.

L’equità

Nel Capitolo 5 abbiamo visto che vi sono due criteri per valutare la bontà di un’allocazione: efficienza ed equità. Il fatto che un’allocazione sia riconosciuta come Pareto-efficiente non implica necessariamente che essa sia desiderabile.

Che ruolo assume l’equità nel nostro mercato del pane? Potremmo, ad esempio, esaminare la distribuzione dei benefici derivanti dallo scambio tra produttori e imprese. Guardando la figura 8.9a possiamo notare che, anche se consumatori e produttori percepiscono un surplus positivo, il surplus dei primi è maggiore di quello dei secondi. Ciò è legato al fatto che la curva di domanda è leggermente più ripida della curva di offerta. Come abbiamo spiegato nel Capitolo 7, una curva di domanda ripida corrisponde a una scarsa elasticità della domanda. Analogamente, la pendenza della curva di offerta riflette l’elasticità dell’offerta. Nella figura 8.9a la domanda è dunque meno elastica dell’offerta.

In generale, la distribuzione del surplus totale tra consumatore e produttori dipende dal rapporto tra l’elasticità della domanda e l’elasticità dell’offerta.

Stucke, Maurice. 2013. ‘Is Competition Always Good?’ OUPblog.

Potremmo inoltre voler tenere conto degli standard di vita di chi opera nel mercato. Nel caso in cui uno studente con minori disponibilità economiche decida di comprare il libro offerto sul mercato da uno studente con maggiori disponibilità, potremmo ad esempio giudicare favorevolmente (poiché equa) una situazione in cui l’acquirente paga un prezzo vicino al prezzo di riserva del venditore. Per ragioni analoghe, qualora i consumatori di pane versassero in condizioni di grave povertà, potremmo vedere di buon occhio una legge che introducesse un prezzo massimo inferiore a 2 € al fine di ottenere un esito più equo (seppur Pareto-inefficiente). Nel Capitolo 11 studieremo l’effetto di misure di questo tipo.

Esercizio 8.3 La massimizzazione del surplus

Considerate il mercato dei biglietti per una partita di calcio. Sei tifosi della Squadra Blu vorrebbero comprare un biglietto; il valore che attribuiscono al biglietto (la loro disponibilità a pagare) è pari rispettivamente a 8, 7, 6, 5, 4 e 3. Il grafico mostra la corrispondente “curva” di domanda di mercato. Sappiamo che altri sei tifosi, questa volta della Squadra Rossa, possiedono un biglietto e hanno un prezzo di riserva rispettivamente pari a 2, 3, 4, 5, 6 e 7.

  1. Disegnate le “curve” di domanda e offerta in un unico grafico (suggerimento: anche la curva di offerta ha una forma “a gradini” ).
  2. Mostrate che in equilibrio saranno scambiati quattro biglietti.
  3. Qual è il prezzo di equilibrio?
  4. Calcolate il surplus dei consumatori sommando i surplus percepiti da ciascuno dei quattro acquirenti.
  5. Calcolate il surplus dei venditori.
  6. Trovate il surplus totale corrispondente all’allocazione di equilibrio.
  7. Trovate un modo di abbinare venditori e acquirenti in modo da portare a termine più di quattro scambi. (Suggerimento: supponete che l’acquirente con la disponibilità a pagare più elevata compri il biglietto offerto dal venditore con la massima disponibilità ad accettare.)
  8. A quanto ammonterebbero i surplus di consumatori e venditori in questo caso?
  9. Il surplus totale è maggiore o minore di quello calcolato al punto 6?
  10. Considerate l’allocazione ottenuta al punto 7, nella quale almeno cinque biglietti sono posseduti da tifosi della Squadra Blu. È possibile effettuare altri scambi in modo da aumentare il benessere di un tifoso senza che il benessere degli altri diminuisca?
disponibilità a pagare
Indicatore del valore attribuito da un consumatore a un bene, corrisponde all’ammontare massimo che l’individuo sarebbe disposto a pagare per acquistare un’unità del bene. Vedi anche: disponibilità ad accettare
disponibilità ad accettare
Il prezzo di riserva di un potenziale venditore, cioè il prezzo minimo a cui sarebbe disposto a vendere un’unità di prodotto. Vedi anche: disponibilità a pagare

Esercizio 8.4 Surplus e perdita secca

  1. Disegnate un grafico che illustri il mercato concorrenziale del pane, sapendo che in equilibrio vengono scambiati 5.000 kg di pane a un prezzo di 2 € per kg.
  2. Supponete che i panifici formino un cartello, aumentando il prezzo a 2,7 € e riducendo la produzione in modo da offrire la quantità di pane domandata dai consumatori a quel prezzo. Evidenziate le aree del grafico corrispondenti a surplus dei consumatori, surplus dei produttori e perdita secca.
  3. Per quali tipologie di beni vi aspettate che la curva di offerta sia molto elastica?
  4. Utilizzate dei grafici per illustrare come il surplus dei produttori dipenda dall’elasticità della curva di offerta.

L’efficienza paretiana di un’allocazione di equilibrio concorrenziale è un argomento spesso utilizzato per sostenere la bontà del mercato come meccanismo di regolazione delle interazioni economiche. La portata di tale risultato non va tuttavia esagerata:

Domanda 8.5 Scegli le risposte corrette

Nel grafico della figura 8.9a l’equilibrio di mercato corrisponde al punto (Q, P) = (5000, 2). Supponete che il sindaco della città stabilisca che ciascun panificio deve vendere tutto il pane domandato dai consumatori a un prezzo pari a 1,5 €. Quali tra le seguenti affermazioni sono corrette?

  • I surplus di consumatori e produttori aumentano.
  • Il surplus dei produttori cresce, mentre il surplus dei consumatori si riduce.
  • Il surplus dei consumatori cresce, mentre il surplus dei produttori si riduce.
  • Il surplus totale è inferiore a quello registrato in corrispondenza dell’equilibrio competitivo.
  • Il surplus dei produttori cala, essendo il prezzo inferiore al costo marginale.
  • Il surplus dei consumatori aumenta: il prezzo delle prime 5000 unità diminuisce e per tutte le pagnotte addizionali rimane inferiore alla disponibilità a pagare di consumatori.
  • I consumatori traggono beneficio dalla misura introdotta; i produttori no, perché il nuovo prezzo è inferiore al costo marginale.
  • L’introduzione di un tetto al prezzo genera una perdita secca uguale all’area del triangolo compreso fra la curva di domanda e quella di offerta alla destra del punto di equilibrio competitivo (la base del triangolo è data dalla differenza fra la disponibilità ad accettare dei panifici - la curva d’offerta - e disponibilità a pagare dei consumatori - la curva di domanda -, mentre l’altezza è data dalla differenza fra la quantità venduta con il tetto sul prezzo e la quantità venduta nell’equilibrio competitivo).

Domanda 8.6 Scegli le risposte corrette

Quali tra le seguenti affermazioni riguardanti l’equilibrio competitivo sono corrette?

  • Quella di equilibrio è la migliore allocazione possibile.
  • Non è possibile incrementare il surplus di un consumatore o produttore senza ridurre il surplus di qualcun altro.
  • È sempre Pareto-efficiente, anche nel caso in cui il mercato in questione influenzi il benessere di individui diversi dai produttori e dai consumatori.
  • Il surplus totale è massimizzato.
  • L’allocazione di equilibrio massimizza il surplus totale, ma questo non implica che essa sia la migliore possibile — ad esempio, potrebbe essere molto iniqua.
  • Vero, perché l’allocazione di equilibrio massimizza il surplus totale.
  • L’allocazione di equilibrio potrebbe non essere Pareto-efficiente qualora le attività di mercato dovessero influenzare il benessere di individui che non sono né consumatori né produttori.
  • Ogni equilibrio competitivo gode di questa proprietà.

Einstein Surplus totale e disponibilità a pagare

Per ogni mercato, qualunque sia il livello dei prezzi, possiamo calcolare il surplus dei consumatori sommando tra loro la differenza tra la DAP e il prezzo pagato da ciascun consumatore, e il surplus dei produttori sommando tra loro la differenza tra il prezzi di vendita e il costo marginale di ogni unità prodotta:

Sommando le due grandezze per calcolare il surplus totale, la somma dei prezzi pagati e la somma dei prezzi di vendita si elidono:

Quando consumatori e produttori sono price-taker e il prezzo è tale da eguagliare domanda e offerta, il surplus totale risulta massimo: il prodotto è acquistato dai consumatori con le disponibilità a pagare più elevate e ad essere vendute sono le unità di output cui corrispondono i costi marginali più bassi. Ogni scambio vede coinvolto un acquirente la cui disponibilità a pagare è più elevata del prezzo di riserva del venditore. Se quindi impedissimo lo scambio , il surplus diminuirebbe, e la stessa cosa accadrebbe se cercassimo di spingere il volume dei scambi oltre l’equilibrio. In corrispondenza di quantità eccedenti il livello di equilibrio, infatti, le disponibilità a pagare dei consumatori sono inferiori ai costi marginali sostenuti dai produttori.

8.6 Variazioni della domanda e dell’offerta

La quinoa è un cereale tradizionalmente coltivato nell’altopiano andino, in Sud America, e rappresenta un alimento di base per le popolazioni di Perù e Bolivia. Recentemente, essendone diventate note le proprietà nutritive, la domanda di quinoa da parte dei consumatori europei e nordamericani — benestanti e attenti alla linea e alla salute — ha conosciuto una crescita vertiginosa. Le figure 8.10a-8.10c mostrano com’è cambiato il mercato. Osservando le figure 8.10a e 8.10b possiamo constatare come, tra il 2001 e il 2011, la produzione di quinoa sia quasi raddoppiata e il suo prezzo sia triplicato. La figura 8.10c evidenzia l’aumento della domanda: in soli 10 anni, le importazioni annuali di quinoa sono cresciute da 2,4 a 43,7 milioni di dollari statunitensi.

Produzione di quinoa.

Produzione di quinoa.

Figura 8.10a Produzione di quinoa.

reyes.oliver.2013 Dati: FAOSTAT Database.

Prezzo della quinoa.

Prezzo della quinoa.

Figura 8.10b Prezzo della quinoa.

reyes.oliver.2013 Dati: FAOSTAT Database.

Importazioni mondiali di quinoa.

Importazioni mondiali di quinoa.

Figura 8.10c Importazioni mondiali di quinoa.

reyes.oliver.2013 Dati: FAOSTAT Database.

Gli effetti che la crescita della domanda di quinoa ha avuto sulle economie dei paesi esportatori sono di difficile valutazione. Se da un lato l’aumento del prezzo di un alimento importante della dieta locale ha avuto conseguenze negative per i consumatori più poveri, dall’altro il boom della domanda ha determinato un aumento del reddito dei contadini — che rappresentano una delle categorie più colpite dalla povertà. Altri paesi, anche in diverse condizioni climatiche, hanno avviato la coltura della quinoa; la produzione francese e statunitense del cereale ha raggiunto livelli considerevoli.

Come possiamo spiegare il rapido aumento del prezzo della quinoa? In questo paragrafo studieremo gli effetti delle variazioni della domanda e dell’offerta sul prezzo di equilibrio, a partire dai mercati che abbiamo usato come esempio per la nostra analisi: quelli dei libri usati e del pane. Alla fine del paragrafo saremo in grado di applicare l’analisi al caso reale della quinoa.

Effetti di una variazione della domanda

Nel mercato dei libri di seconda mano la domanda è generata dall’immatricolazione di nuovi studenti ogni anno. L’offerta, invece, è costituita dagli studenti che hanno sostenuto con successo l’esame per il quale il libro è stato inserito come testo. Nella figura 8.11 abbiamo disegnato la domanda e l’offerta di libri ipotizzando che vi siano 40 immatricolazioni ogni anno. L’equilibrio corrisponde al punto A: al prezzo di equilibrio, pari a 8 $, sono vendute 24 copie del libro. Supponiamo ora che il numero di immatricolazioni annue cresca; la figura mostra gli effetti di questa variazione.

Effetti di un aumento della domanda di libri.

Figura 8.11 Effetti di un aumento della domanda di libri.

L’equilibrio iniziale

Ai livelli iniziali di domanda e offerta, l’equilibrio è in corrispondenza del punto A. Il prezzo è 8 $ e il numero di libri venduti è 24.

Figura 8.11a Ai livelli iniziali di domanda e offerta, l’equilibrio è in corrispondenza del punto A. Il prezzo è 8 $ e il numero di libri venduti è 24.

Un aumento della domanda

L’aumento del numero di immatricolati determina un incremento del numero di studenti interessati a comprare il libro in corrispondenza di ciascun possibile prezzo. La curva di domanda viene traslata verso destra.

Figura 8.11b L’aumento del numero di immatricolati determina un incremento del numero di studenti interessati a comprare il libro in corrispondenza di ciascun possibile prezzo. La curva di domanda viene traslata verso destra.

Se il prezzo non cambiasse

Se il prezzo rimanesse fermo a 8 $, il numero dei potenziali acquirenti supererebbe il numero degli studenti disposti a cedere il libro: si verificherebbe quindi un eccesso di domanda.

Figura 8.11c Se il prezzo rimanesse fermo a 8 $, il numero dei potenziali acquirenti supererebbe il numero degli studenti disposti a cedere il libro: si verificherebbe quindi un eccesso di domanda.

Il nuovo equilibrio

È possibile individuare un nuovo equilibrio in corrispondenza del punto B, cui corrispondono un prezzo pari a 10 $ e una quantità di libri venduti pari a 32. L’aumento della domanda ha causato un aumento del prezzo e della quantità di equilibrio.

Figura 8.11d È possibile individuare un nuovo equilibrio in corrispondenza del punto B, cui corrispondono un prezzo pari a 10 $ e una quantità di libri venduti pari a 32. L’aumento della domanda ha causato un aumento del prezzo e della quantità di equilibrio.

L’aumento della domanda determina il raggiungimento di un nuovo equilibrio, in corrispondenza del quale sono venduti 32 libri a 10 $ l’uno. Al prezzo originale si verificherebbe un eccesso di domanda e i venditori sarebbero così indotti ad alzare i prezzi. Nel nuovo punto di equilibrio, prezzo e quantità sono superiori rispetto ai valori registrati in corrispondenza dell’equilibrio iniziale. Alcuni studenti, che non avrebbero acconsentito a cedere la propria copia per 8 $, sono ora disposti a privarsene per un prezzo più alto. Non tutti gli acquirenti che sarebbero stati disposti a concludere uno scambio a 8 $, tuttavia, acquisteranno il volume al nuovo prezzo di equilibrio: tutti gli studenti con una disponibilità a pagare compresa tra 8 $ e 10 $ sceglieranno ora di non comprare il libro.

Quando parliamo di “aumento della domanda” (o anche “shock positivo della domanda”), ci riferiamo dunque a una situazione ben precisa:

In seguito a un aumento della domanda, la quantità di equilibrio cresce, e lo stesso fa il prezzo. Guardando la figura 8.11 possiamo notare che, quanto più la curva di offerta è ripida (ossia inelastica), tanto maggiore sarà l’aumento del prezzo, e tanto minore sarà l’aumento della domanda. Se la curva di offerta è piatta (elastica), al contrario, lo shock della domanda causerà un marcato aumento della quantità, mentre l’aumento del prezzo sarà più modesto.

Effetti di una variazione dell’offerta dovuta a un aumento della produttività

Al fine di considerare il caso di uno shock positivo dell’offerta, torniamo a considerare il mercato del pane, ricordando che la curva di offerta rappresenta il costo marginale di produzione. Supponiamo che i panifici scoprano una nuova tecnica produttiva che permetta a ciascun lavoratore di produrre pane molto più rapidamente. Ciò determina una diminuzione del costo marginale per ogni livello di produzione. La curva di costo marginale di ogni panificio, dunque, subisce una traslazione verso il basso.

Nella figura 8.12 sono rappresentate le curve di domanda e offerta relative al mercato del pane. Quando il costo marginale di ciascun panificio si sposta verso il basso, lo stesso accade alla curva di offerta di mercato; l’adozione della nuova tecnologia porta dunque a:

Un aumento dell’offerta di pane corrisponde a una riduzione del costo marginale

Un aumento dell’offerta di pane corrisponde a una riduzione del costo marginale.

Figura 8.12 Un aumento dell’offerta di pane corrisponde a una riduzione del costo marginale.

L’equilibrio iniziale

L’equilibrio iniziale corrisponde al punto A: i panifici producono 5000 kg di pane al giorno, che vendono a 2 €/kg.

Figura 8.12a L’equilibrio iniziale corrisponde al punto A: i panifici producono 5000 kg di pane al giorno, che vendono a 2 €/kg.

Una riduzione del costo marginale

La curva di offerta viene traslata verso il basso a causa della riduzione dei costi marginali dei panifici. Infatti, per ogni possibile livello di produzione, il costo marginale (e quindi il prezzo a cui il pane viene offerto) si è ridotto.

Figura 8.12b La curva di offerta viene traslata verso il basso a causa della riduzione dei costi marginali dei panifici. Infatti, per ogni possibile livello di produzione, il costo marginale (e quindi il prezzo a cui il pane viene offerto) si è ridotto.

Un aumento dell’offerta

Potremmo descrivere ciò che è accaduto anche come una traslazione della curva di offerta verso destra. Poiché i costi si sono ridotti, la quantità di pane offerta da ciascun panificio per ciascun livello di prezzo è maggiore. Si è verificato dunque un aumento dell’offerta.

Figura 8.12c Potremmo descrivere ciò che è accaduto anche come una traslazione della curva di offerta verso destra. Poiché i costi si sono ridotti, la quantità di pane offerta da ciascun panificio per ciascun livello di prezzo è maggiore. Si è verificato dunque un aumento dell’offerta.

Eccesso di offerta quando il prezzo è 2 €

L’effetto di una riduzione dei costi marginali consiste in un aumento dell’offerta di mercato. Al prezzo originale, vi sarà più pane offerto di quanto i consumatori vogliano acquistare (un eccesso di offerta). I panifici vorranno quindi ridurre il prezzo.

Figura 8.12d L’effetto di una riduzione dei costi marginali consiste in un aumento dell’offerta di mercato. Al prezzo originale, vi sarà più pane offerto di quanto i consumatori vogliano acquistare (un eccesso di offerta). I panifici vorranno quindi ridurre il prezzo.

Il nuovo punto di equilibrio

Il nuovo equilibrio di mercato è in corrispondenza del punto B: una quantità maggiore di pane è ora venduta a un prezzo più basso. La curva di domanda non ha subito traslazioni, ma la riduzione del prezzo ha causato uno spostamento lungo di essa.

Figura 8.12e Il nuovo equilibrio di mercato è in corrispondenza del punto B: una quantità maggiore di pane è ora venduta a un prezzo più basso. La curva di domanda non ha subito traslazioni, ma la riduzione del prezzo ha causato uno spostamento lungo di essa.

Leibniz: Variazioni di domanda e offerta

Gli aumenti della domanda e dell’offerta richiedono un aggiustamento di prezzo per riportare il mercato in equilibrio. Abbiamo visto che queste variazioni sono dette shock di domanda e offerta. L’analisi economica viene generalmente condotta specificando un modello e trovandone l’equilibrio. Si va poi a studiare il modo in cui l’equilibrio cambia al variare delle condizioni di mercato, ossia quando una o più variabili subiscono uno shock. Lo shock è detto esogeno quando la sua provenienza è esterna al modello, quando cioè il modello è in grado di mostrarne le conseguenze, non le cause.

shock
Una variazione esogena di uno o più dati in un modello.
esogeno
Qualcosa che è determinato all’esterno del modello e non è il risultato del modello stesso. Vedi anche: endogeno

Effetti di una variazione dell’offerta: aprono nuovi panifici

Un altro fattore in grado di determinare variazioni dell’offerta è l’entrata di nuove imprese nel mercato, o l’uscita di alcune delle imprese che vi operano. Abbiamo studiato l’equilibrio del mercato del pane nel caso in cui in città vi fossero 50 panifici. Come visto nel paragrafo 8.4, in corrispondenza del prezzo di equilibrio, pari a 2 €, ciascun panificio si trovava su una curva di isoprofitto superiore alla curva di costo medio. Se i profitti economici sono positivi, le imprese ottengono una rendita, ovvero una remunerazione superiore a quella ottenbile svolgendo altre attività, diverse dalla produzione del pane.

costi di entrata
Costi sostenuti da un venditore per entrare in un mercato o in un’industria. Normalmente includono il costo di acquisizione e messa a punto dei nuovi impianti, i costi di ricerca e sviluppo, quelli associati ai brevetti e il costo di reclutare e assumere il personale.

Dal momento che il mercato del pane offre opportunità di profitto, nuove imprese vi entreranno. Ciò comporta il sostenimento di costi di entrata, dovuti ad esempio all’acquisto dei macchinari necessari per la produzione, ma se questi non sono eccessivamente elevati (o se i macchinari possono essere facilmente rivenduti qualora l’attività non si riveli profittevole), l’impresa deciderà che vale la pena sostenerli.

Abbiamo trovato la curva di offerta di mercato sommando l’ammontare di pane prodotto da ciascuna impresa per ogni livello del prezzo. Qualora nuovi panifici decidano di entrare nel mercato, per ogni prezzo crescerà la quantità offerta. Come nel caso precedente, ciò determinerà un aumento dell’offerta di mercato, che sarà causa di una riduzione del prezzo e di un aumento della quantità di equilibrio. Come illustrato nella figura 8.13, l’ingresso delle nuove imprese nel mercato determina una traslazione verso destra della curva di offerta. Il pane prodotto per ciascun livello di prezzo cresce, e al prezzo di equilibrio iniziale (2 €) si determina un eccesso di offerta. Il nuovo equilibrio è individuato in corrispondenza del punto B.

Un aumento dell’offerta di pane: ingresso di nuovi panifici nel mercato.

Un aumento dell’offerta di pane: ingresso di nuovi panifici nel mercato.

Figura 8.13 Un aumento dell’offerta di pane: ingresso di nuovi panifici nel mercato.

Reyes, Jose Daniel e Julia Oliver. 2013. ‘Quinoa: The Little Cereal That Could’ The Trade Post. 22 novembre.

Naturalmente, l’entrata di nuovi panifici nel mercato non sarà vista favorevolmente dalle imprese esistenti. In conseguenza all’entrata, il prezzo di mercato scende a 1,75 € e questo, in assenza di variazioni nei costi, causa una contrazione dei profitti delle imprese che già vi operavano. Come vedremo nel Capitolo 11, l’entrata di nuove imprese nel mercato potrebbe arrivare addirittura ad annullare i profitti.

Esercizio 8.5 Il mercato della quinoa

Considerate nuovamente il mercato della quinoa. Le dinamiche illustrate nelle figure 8.10a, 8.10b e 8.10c possono essere analizzate in termini di variazioni di domanda e offerta.

  1. Se nei primi anni Duemila vi fosse stato un aumento inaspettato della domanda di quinoa (una traslazione della curva di domanda), cosa sarebbe successo a prezzo e quantità di equilibrio iniziali?
  2. Se la domanda avesse continuato a crescere anche negli anni seguenti, quale sarebbe stata la risposta gli agricoltori?
  3. Perché il prezzo della quinoa non è variato fino al 2007?
  4. Perché è cresciuto così rapidamente tra il 2008 e il 2009?
  5. Pensate che in futuro il prezzo tornerà al suo livello iniziale?

Esercizio 8.6 Il prezzo del pane e le rivoluzioni

I moti rivoluzionari europei del 1848 sono solitamente attribuiti a fattori socioeconomici di lungo periodo e al diffondersi di idee radicali. Ma, secondo gli storici Berger e Spoerer, alle rivolte potrebbe aver contribuito la penuria di derrate alimentari e il relativo aumento dei prezzi determinatisi a causa del cattivo raccolto di grano del 1845.4

Nella tabella qui sotto sono riportati i prezzi medi e massimi del grano in Europa tra il 1838 e il 1845 (misurati in relazione al prezzo dell’argento). I paesi sono suddivisi in tre gruppi: quelli in cui ebbero luogo violente rivoluzioni, quelli in cui ebbero luogo cambiamenti costituzionali in modo non cruento e quelli in cui non vi fu alcuna rivoluzione.

    Prezzo medio, 1838-45 Prezzo massimo, 1845-48
Rivoluzioni Austria 52,9 104,0
violente Baden 77,0 136,6
nel 1848 Baviera 70,0 127,3
  Boemia 61,5 101,2
  Francia 93,8 149,2
  Amburgo 67,1 108,7
  Assia-Darmstadt 76,7 119,7
  Ungheria 39,0 92,3
  Lombardia 88,3 119,9
  Meclemburgo-Schwerin 72,9 110,9
  Stato Pontificio 74,0 105,1
  Prussia 71,2 110,7
  Sassonia 73,3 125,2
  Svizzera 87.9 146.7
  Württemberg 75,9 128,7
Cambiamenti Belgio 93,8 140,1
costituzionali Brema 76,1 109,5
nel 1848 Brunswick 62,3 100,3
  Danimarca 66,3 81,5
  Paesi Bassi 82,6 136,0
  Oldenburgo 52,1 79,3
Nessuna Inghilterra 115,3 134,7
rivoluzione Finlandia 73,6 73,7
nel 1848 Norvegia 89,3 119,7
  Russia 50,7 44,1
  Spagna 105,3 141,3
  Svezia 75,8 81,4
  1. Spiegate, utilizzando le curve di domanda e offerta, come un cattivo raccolto possa determinare un aumento del prezzo del grano e penuria di cibo.
  2. Organizzate i dati della tabella così da evidenziare come gli episodi rivoluzionari siano associati alle variazioni repentine dei prezzi più che al loro livello.
  3. Pensate che questa sia una spiegazione plausibile dei moti rivoluzionari europei?
  4. Un noto giornalista ha utilizzato questa spiegazione per evidenziare un parallelismo tra i moti del 1848 e la “primavere arabe” del 2010-11. Che cosa ne pensate?

Domanda 8.7 Scegli le risposte corrette

Nella figura 8.8 è rappresentato l’equilibrio del mercato del pane. Prezzo e quantità di equilibrio sono pari, rispettivamente, a 2 € e 5000 kg di pane. Un anno dopo, il prezzo di equilibrio è sceso a 1,5 €. Possiamo concludere che:

  • la diminuzione del prezzo può essere stata causata esclusivamente da una traslazione verso il basso della curva di domanda;
  • la diminuzione del prezzo può essere stata causata esclusivamente da una traslazione verso il basso della curva di offerta;
  • la diminuzione del prezzo potrebbe essere stata causata da una traslazione di ciascuna delle due curve;
  • al prezzo di 1,5 € vi sarà un eccesso di domanda di pane.
  • Non è l’unica possibile spiegazione di una diminuzione del prezzo.
  • Non è l’unica possibile spiegazione di una diminuzione del prezzo.
  • Una traslazione verso il basso di una delle due curve determina una riduzione del prezzo. Se potessimo sapere cos’è successo alla quantità prodotta (è aumentata o diminuita?) saremmo in grado di dire quale delle due curve si è spostata.
  • In corrispondenza del prezzo di mercato di equilibrio non vi è alcun eccesso di offerta o domanda.

Domanda 8.8 Scegli le risposte corrette

Quali tra le seguenti affermazioni sono corrette?

  • Una caduta del tasso di interesse dei mutui provocherebbe una traslazione verso l’alto della curva di domanda di case.
  • Il lancio di un nuovo smartphone Sony provocherebbe una traslazione verso l’alto della curva di domanda di iPhone.
  • Una diminuzione del prezzo del petrolio provocherebbe una traslazione verso l’alto della curva di domanda di petrolio.
  • Una diminuzione del prezzo del petrolio provocherebbe una traslazione verso l’alto della curva di offerta di plastica.
  • Se i mutui divengono più vantaggiosi, più persone vorranno acquistare una casa ad ogni livello del prezzo.
  • Il lancio di un bene sostituto ridurrebbe la domanda di iPhone, causando una traslazione della curva di domanda dello smartphone Apple verso il basso.
  • La quantità domandata di petrolio crescerebbe a causa di uno spostamento lungo la curva di domanda. La curva non subirebbe alcuna traslazione.
  • Il costo marginale della produzione della plastica diminuirebbe e la curva di offerta di plastica subirebbe quindi una traslazione verso il basso.

8.7 L’effetto delle imposte

I governi possono ricorrere alla tassazione per finanziare la gestione della cosa pubblica (attuando programmi di spesa pubblica o politiche redistributive) o per modificare l’allocazione di un bene o di un servizio nel mercato, ad esempio qualora esso venga giudicato dannoso per la collettività. Il modello di domanda e offerta che abbiamo sviluppato si rivela particolarmente utile per descrivere gli effetti della tassazione.

Tassazione e gettito fiscale

L’utilizzo delle imposte come strumento di finanziamento della spesa del governo è una soluzione vecchia di secoli. Consideriamo, ad esempio, il caso delle imposte sul sale. Per la maggior parte della storia umana il sale è stato utilizzato come conservante naturale, permettendo agli alimenti di essere trasportati e scambiati senza deperire. Gli antichi Cinesi, ben consapevoli dell’importanza alimentare e commerciale del sale, ne raccomandavano la tassazione a prescindere da quanto alto fosse il suo prezzo. Per i sovrani medievali e i maharaja indiani, le gabelle sul sale rappresentavano un fondamentale, seppur impopolare, strumento di governo del territorio. Il risentimento generato dall’aumento delle imposte sul sale giocò un ruolo importante nello scatenare la Rivoluzione francese. Celebre è divenuta anche la cosiddetta Marcia del Sale, manifestazione non-violenta indetta da Gandhi e svoltasi in India nel 1930 per protestare contro le imposte sul sale del governo britannico.

La figura 8.14 descrive l’effetto di un’imposta sul sale. L’equilibrio di mercato corrisponde inizialmente al punto A: il prezzo è e la quantità scambiata è . Supponiamo che il governo decida di introdurre un’imposta a carico dei produttori con aliquota pari al 30% del prezzo. Quando i produttori sono costretti a pagare un’imposta, il costo marginale relativo alla produzione di ciascuna unità addizionale di output viene incrementato di un ammontare pari all’imposta. La curva di offerta subisce dunque una traslazione verso l’alto: per ogni data quantità, il prezzo cresce del 30%.

Effetto di un’imposta sul sale

Effetto di un’imposta sul sale.

Figura 8.14 Effetto di un’imposta sul sale.

L’equilibrio iniziale

L’equilibrio di mercato è inizialmente nel punto A, dove il prezzo è e la quantità di sale scambiata è .

Figura 8.14a L’equilibrio di mercato è inizialmente nel punto A, dove il prezzo è e la quantità di sale scambiata è .

Un’imposta del 30%

In seguito all’introduzione di un’imposta a carico dei produttori pari al 30% del prezzo, il costo marginale cresce del 30% per ogni data quantità. La curva di offerta si sposta verso l’alto.

Figura 8.14b In seguito all’introduzione di un’imposta a carico dei produttori pari al 30% del prezzo, il costo marginale cresce del 30% per ogni data quantità. La curva di offerta si sposta verso l’alto.

Il nuovo equilibrio

Il nuovo equilibrio corrisponde al punto B. Il prezzo pagato dai consumatori è aumentato da a , mentre la quantità è calata da a .

Figura 8.14c Il nuovo equilibrio corrisponde al punto B. Il prezzo pagato dai consumatori è aumentato da a , mentre la quantità è calata da a .

L’imposta pagata

Il prezzo incassato dai produttori, al netto dell’imposta, è . La freccia evidenzia l’ammontare dell’imposta pagata per ogni unità di sale venduta.

Figura 8.14d Il prezzo incassato dai produttori, al netto dell’imposta, è . La freccia evidenzia l’ammontare dell’imposta pagata per ogni unità di sale venduta.

incidenza di un’imposta
L’effetto economico di un’imposta; chi è legalmente tenuto a versare l’imposta non coincide con chi ne sopporta effettivamente il costo.

Il nuovo equilibrio è rappresentato dal punto B, a cui corrisponde una minore quantità scambiata. Nonostante il prezzo pagato dai consumatori sia cresciuto, l’aumento è minore del 30%. Il prezzo pagato dai consumatori, , è pari al 30% in più di quanto incassato (al netto delle imposte) dai produttori, ossia . Il prezzo netto di vendita è inferiore al prezzo di equilibrio iniziale, la quantità prodotta è minore e minore è anche il profitto dei produttori. Queste osservazioni permettono di sottolineare un aspetto importante dell’analisi della tassazione condotta mediante il modello di domanda e offerta: colui che è legalmente tenuto a pagare un’imposta non coincide necessariamente con chi ne è effettivamente gravato da un punto di vista economico. Nel nostro caso, nonostante sia stata introdotta un’imposta a carico dei produttori, l’incidenza di un’imposta, ovvero i suoi effetti in termini di benessere, saranno in parte sui produttori e in parte sui consumatori.

La figura 8.15 evidenzia l’effetto dell’imposta sui surplus di consumatori e produttori:

La perdita secca dovuta alla tassazione

La perdita secca dovuta alla tassazione.

Figura 8.15 La perdita secca dovuta alla tassazione.

Inizialmente il surplus totale è massimo

L’allocazione A, nella quale sono massimizzati i benefici dello scambio, rappresenta l’equilibrio prima dell’introduzione dell’imposta. Il triangolo rosso corrisponde al surplus dei consumatori, il triangolo blu al surplus dei produttori.

Figura 8.15a L’allocazione A, nella quale sono massimizzati i benefici dello scambio, rappresenta l’equilibrio prima dell’introduzione dell’imposta. Il triangolo rosso corrisponde al surplus dei consumatori, il triangolo blu al surplus dei produttori.

L’imposta riduce il surplus dei consumatori

L’imposta riduce la quantità di sale scambiata a e fa crescere il prezzo pagato dai consumatori da a . Il surplus dei consumatori si riduce.

Figura 8.15b L’imposta riduce la quantità di sale scambiata a e fa crescere il prezzo pagato dai consumatori da a . Il surplus dei consumatori si riduce.

L’imposta riduce il surplus dei produttori

Per effetto della riduzione della quantità scambiata e della riduzione del prezzo incassato da a , si riduce anche il surplus dei produttori.

Figura 8.15c Per effetto della riduzione della quantità scambiata e della riduzione del prezzo incassato da a , si riduce anche il surplus dei produttori.

Gettito fiscale e perdita secca

Su ciascuna delle unità di sale vendute si paga un’imposta pari a . L’area rettangolare di colore verde corrisponde al gettito fiscale. La perdita secca dovuta all’imposta corrisponde invece all’area triangolare bianca.

Figura 8.15d Su ciascuna delle unità di sale vendute si paga un’imposta pari a . L’area rettangolare di colore verde corrisponde al gettito fiscale. La perdita secca dovuta all’imposta corrisponde invece all’area triangolare bianca.

Nel momento in cui l’imposta sul sale viene introdotta, il surplus totale relativo al mercato del sale è dato da:

Poiché la quantità di sale scambiata non è più quella che massimizza i benefici dello scambio, l’introduzione dell’imposta genera una perdita secca: le imposte modificano i prezzi, e le variazioni dei prezzi alterano le decisioni di consumo e di produzione. Un governo interessato a massimizzare le proprie entrate preferirebbe tassare un bene la cui domanda non è sensibile al prezzo, così da limitare la riduzione della quantità scambiata — vale a dire, un bene caratterizzato da una bassa elasticità della domanda al prezzo. È per questo che gli antichi cinesi raccomandavano di tassare il sale.

Possiamo pensare al surplus totale come a una misura del benessere complessivo della società. Vi è quindi un secondo motivo per cui un governo interessato al benessere sociale preferirebbe tassare beni la cui elasticità della domanda è bassa: la perdita di surplus generata dall’introduzione dell’imposta è minore. L’effetto complessivo dipenderà da come il governo decide di utilizzare il gettito fiscale:

La tassazione può dunque, a seconda dei casi, aumentare o ridurre il benessere complessivo. In generale, possiamo affermare che tassare un bene la cui domanda è inelastica rappresenta un metodo efficace per trasferire surplus dai consumatori allo Stato.

Il potere del governo di introdurre imposte ricorda vagamente il potere di cui gode un’impresa price-setter che produce un bene differenziato; tale potere viene utilizzato per ottenere un reddito, incrementando il prezzo e riducendo la quantità venduta. La capacità dell’imposta di generare gettito dipenderà inoltre dalla bontà delle istituzioni che regolano le modalità di riscossione.

Il frequente ricorso alle imposte sul sale, nei secoli passati, era motivato anche da ragioni di opportunità economica. Grazie ad esse i regnanti potevano ottenere il controllo della produzione di sale — talvolta in regime di monopolio — con relativa facilità. Tra i casi più famosi vi è quello del Regno di Francia, che, oltre a controllare di fatto l’attività delle saline, costringeva i sudditi a comprare fino a 7 chili di sale l’anno.

Nei mesi di marzo e aprile del 1930, l’elevato prezzo del sale imposto dalla madrepatria inglese alle proprie colonie diede avvio a un celebre episodio di protesta: la Marcia del sale di Mahatma Gandhi, che culminò con il gesto simbolico di raccogliere un pugno di sale dalle saline sulle coste dell’Oceano Indiano, con il quale si rivendicava il diritto del popolo indiano a disporre delle proprie risorse. Un episodio simile, il cosiddetto Boston Tea Party del 1773, aveva visto un gruppo di coloni statunitensi rovesciare nel porto della città un carico di tè in segno di protesta contro le tasse introdotte dal Parlamento britannico.

Il malcontento generato dalle imposte sul consumo di beni a domanda inelastica sorge per la stessa ragione che spinge i governi a introdurle: sono difficili da evitare!

Nella maggior parte delle economie moderne la riscossione delle tasse avviene mediante istituzioni ben consolidate, generalmente istituite con il consenso popolare. Se i cittadini hanno motivo di credere che i contributi versati siano utilizzati in modo giusto, acconsentiranno all’utilizzo della tassazione come strumento di politica economica e sociale. Come vedremo, tuttavia, vi è un altro motivo che potrebbe spingere un governo a tassare un bene.

L’effetto delle tasse sui comportamenti individuali

I governi di molti paesi hanno considerato la possibilità di utilizzare la tassazione come deterrente al consumo di cibi dannosi per la salute, così da promuovere l’adozione di una dieta equilibrata e contrastare la diffusione dell’obesità. Nel Capitolo 7 abbiamo analizzato i dati sul consumo dei prodotti alimentari negli Stati Uniti e alcune stime della relativa elasticità, utili per prevedere come un aumento dei prezzi possa influenzare le abitudini alimentari. Alcuni paesi hanno già introdotto imposte sul cibo. In alcuni casi — ad esempio Francia, Norvegia, Messico, Samoa e Fiji — sono state introdotte imposte anche sulle bevande zuccherate. La chips tax (“imposta sulle patatine”) ungherese colpisce tutti i prodotti alimentari che possono rappresentare un rischio per la salute, e in particolare quelli con livelli elevati di zucchero o sale. Nel 2011 il Governo danese ha introdotto un’imposta sui prodotti a elevata concentrazione di grassi saturi, pari a 16 corone (circa 2 €) per chilogrammo di grasso, corrispondenti a 10,4 corone (kr) per un kg di burro. Un’imposta come questa, il cui ammontare è definito in relazione alla quantità fisica di un bene (in questo caso la quantità di burro), si dice specifica; un’imposta come quella sul sale, definita come percentuale del valore di vendita, si dice invece ad valorem. Secondo uno studio che ne ha analizzato gli effetti, l’imposta danese sui grassi corrispondeva nel 2010 a circa il 22% del prezzo medio di un kg di burro. L’imposta ha ridotto il consumo di alimenti contenenti grassi saturi (come burro, olio e margarina) in una misura compresa tra il 15% e il 20%. In modo analogo a quanto fatto per l’imposta sul sale, possiamo illustrare gli effetti dell’imposta sui grassi utilizzando il modello di domanda e offerta (e assumendo dunque che i produttori di burro siano price-taker).5

La figura 8.16 mostra la curva di domanda di burro, misurata in kg consumati all’anno per persona. I numeri corrispondono più o meno ai dati relativi al caso danese. La curva di offerta è quasi piatta: assumiamo cioè che il costo marginale sostenuto dai produttori non subisca grosse variazioni al variare della quantità. L’equilibrio iniziale corrisponde al punto A: ogni individuo consuma 2 kg di burro l’anno a un prezzo pari a 45 kr per kg.

L’effetto di un’imposta sui grassi sul mercato del burro.

L’effetto di un’imposta sui grassi sul mercato del burro.

Figura 8.16 L’effetto di un’imposta sui grassi sul mercato del burro.

L’equilibrio iniziale del mercato del burro

Il mercato del burro è inizialmente in equilibrio. Il prezzo è pari a 45 kr per kg e la quantità consumata da ciascun individuo è pari a 2 kg l’anno.

Figura 8.16a Il mercato del burro è inizialmente in equilibrio. Il prezzo è pari a 45 kr per kg e la quantità consumata da ciascun individuo è pari a 2 kg l’anno.

L’effetto di un’imposta

Un’imposta sui produttori pari a 10 kr per kg determina un corrispondente aumento del costo marginale per ciascuna unità. La curva di offerta si sposta verso l’altro di 10 kr.

Figura 8.16b Un’imposta sui produttori pari a 10 kr per kg determina un corrispondente aumento del costo marginale per ciascuna unità. La curva di offerta si sposta verso l’altro di 10 kr.

Il nuovo equilibrio

Il nuovo equilibrio è individuato in corrispondenza del punto B: il prezzo è cresciuto a 54 kr, mentre il consumo annuale individuale è calato a 1,6 kg.

Figura 8.16c Il nuovo equilibrio è individuato in corrispondenza del punto B: il prezzo è cresciuto a 54 kr, mentre il consumo annuale individuale è calato a 1,6 kg.

Un’imposta pari a 10 kr per chilogrammo determina una traslazione verso l’alto della curva di offerta. Il prezzo aumenta a 54 kr, mentre il consumo cala a 1,6 kg l’anno. Il prezzo pagato dai consumatori cresce di 9 kr — ossia di un ammontare quasi pari all’imposta — e il guadagno dei produttori (al netto dell’imposta) cala a 44 kr. In questo caso, nonostante sia a carico dei produttori, l’imposta incide principalmente sui consumatori. Di 10 kr, 9 sono di fatto pagate dai consumatori, mentre l’onere dell’imposta che va a gravare sui produttori è pari solamente a una corona. Il guadagno dei produttori, dunque, cala di una sola corona per kg.

La figura 8.17 illustra l’effetto dell’imposta sul burro sui surplus di produttori e consumatori.

Effetto dell’imposta sul burro sui surplus di produttori e consumatori.

Effetto dell’imposta sul burro sui surplus di produttori e consumatori.

Figura 8.17 Effetto dell’imposta sul burro sui surplus di produttori e consumatori.

Come nei casi precedenti, l’introduzione dell’imposta corrisponde a una riduzione di entrambi i surplus. L’area rettangolare colorata in verde rappresenta il gettito fiscale: se l’imposta è di 10 kr per kg e la quantità scambiata in equilibrio è pari a 1,6 kg a persona, il gettito fiscale ammonta a 10 × 1,6 = 16 kr a persona ogni anno.

L’introduzione dell’imposta sui grassi ha avuto il risultato desiderato? Dare una valutazione accurata dell’effetto sulla salute dei danesi renderebbe necessario individuare tutti i cibi tassati e calcolare l’effetto che la variazione del prezzo di ciascun bene ha avuto sul consumo degli altri. Lo studio condotto sul caso danese considerava inoltre la possibilità che alcuni dei produttori non fossero price-taker. L’analisi effettuata per mezzo delle figure 8.16 e 8.17, seppure semplificata, permette però di evidenziare alcuni punti importanti:

Un aspetto che fino ad ora non è stato preso in considerazione è quello riguardante i costi relativi alla riscossione delle imposte. Nonostante l’imposta danese sul grasso abbia avuto successo nel ridurre il consumo di cibi ricchi di grassi saturi, il governo ha deciso di eliminarla dopo soli 15 mesi. Gli oneri amministrativi relativi al sistema di riscossione, che gravavano sulle imprese, erano infatti giudicati eccessivi. Qualsiasi sistema di tassazione richiede strumenti adeguati di riscossione: la definizione di imposte facili da riscuotere (e difficili da evadere!) costituisce un obiettivo importante per tutti i governi, e la minimizzazione dei costi amministrativi è fondamentale anche per quei governi che intendono introdurre imposte sui cibi poco salutari. Visto che tali costi non possono essere eliminati del tutto, nel valutare il rapporto costi-benefici relativo all’introduzione dell’imposta occorrerà sempre valutare se il guadagno in termini di salute (ossia la riduzione dei costi connessi alla cura della salute) è sufficiente a motivare la spesa sostenuta per introdurre l’imposta.

Esercizio 8.7 La perdita secca della tassa sul burro

Le imposte sul cibo, come quelle discusse in questo paragrafo e nel Capitolo 7, sono spesso finalizzate a modificare le abitudini di consumo e promuovere una dieta più sana. Esse generano tuttavia una perdita secca.

Pensate che tale perdita secca venga giudicata in modo diverso da consumatori e dal governo? Perché?

Domanda 8.9 Scegli le risposte corrette

Nella figura 8.14 sono rappresentate le curve di domanda e offerta relative al mercato del sale e lo spostamento della curva di offerta dovuto all’introduzione di un’imposta pari al 30% del prezzo del sale. Quali tra Le seguenti affermazioni sono corrette?

  • In corrispondenza dell’equilibrio raggiunto in seguito all’introduzione dell’imposta, i consumatori pagano P1 e i produttori ricevono P.
  • Il gettito fiscale che va al Governo è pari a (PP0)Q1.
  • La perdita secca è pari a (1/2)(P1P0)(QQ1).
  • In seguito all’introduzione dell’imposta, il surplus dei consumatori si riduce di un ammontare pari a (1/2)(Q1 + Q)(P1P).
  • In corrispondenza dell’equilibrio raggiunto in seguito all’introduzione dell’imposta, i consumatori pagano P1 e i produttori ricevono P0.
  • Il gettito fiscale che va al Governo è pari a (P1P0) × Q1.
  • La perdita secca è pari a (1/2)(P1P0)(QQ1) e corrisponde all’area triangolare bianca compresa tra le curve di domanda e offerta al di sotto del segmento AB.
  • La riduzione del surplus è pari a (1/2)(Q1 + Q)(P1P) e corrisponde all’area del trapezio delimitato dalle linee orizzontali tratteggiate disegnate in corrispondenza di A e B.

Domanda 8.10 Scegli le risposte corrette

La figura 8.17 mostra l’effetto di un’imposta finalizzata a ridurre il consumo di burro. In assenza dell’imposta l’equilibrio corrisponde al punto A = (2 kg, 45 corone), mentre a seguito dell’imposta l’equilibrio diventa B = (1,6 kg, 54 corone). L’imposta ammonta a 10 corone per ogni chilo di burro. Quale tra le seguenti affermazioni è corretta?

  • Al netto dell’imposta, i produttori ricevono 45 corone per chilo di burro.
  • L’effetto dell’imposta sarebbe maggiore se l’offerta di burro fosse meno elastica.
  • Poiché la curva di offerta è molto elastica, l’onere economico dell’imposta è sostenuto principalmente dai consumatori.
  • La diminuzione del surplus dei consumatoriin seguito all’imposta è pari a (1/2) × 10 × (2 – 1,6) = 2.
  • Al netto dell’imposta, i produttori ricevono 54 − 10 = 44 corone per chilo di burro.
  • Se la curva di offerta fosse meno elastica, l’effetto dell’imposta sarebbe minore e il consumo di burro calerebbe di poco.
  • Se la curva di offerta è elastica, la variazione del prezzo pagato dai consumatori è maggiore della variazione del prezzo incassato dai produttori.
  • Quella calcolata non è la variazione del surplus dei consumatori, bensì la perdita secca.

8.8 Il modello di concorrenza perfetta

Nel modello di domanda e offerta sviluppato in questo capitolo abbiamo assunto che consumatori e produttori siano price-taker. In quali mercati ci aspettiamo di osservare un tale comportamento da parte degli agenti su entrambi i lati del mercato? Perché i produttori prendano i prezzi come dati è necessario che:

Analogamente, perché i consumatori si comportino da price-taker occorre che siano in numero elevato e in competizione gli uni con gli altri, così che i produttori non abbiano alcun motivo di vendere a chi è disposto a pagare meno degli altri.

Concorrenza perfetta

Un mercato ipotetico nel quale:

  • viene scambiato un bene servizio omogeneo (che cioè non differisce da produttore a produttore);
  • vi è un elevato numero di potenziali acquirenti e venditori, ciascuno dei quali agisce in modo indipendente dagli altri;
  • consumatori e produttori conoscono i prezzi a cui avvengono gli scambi.
concorrenza perfetta
Una forma di mercato nella quale un numero elevato di potenziali acquirenti e venditori, agendo in modo indipendente, scambia un bene omogeneo prendendo il prezzo come dato. Vedi anche: price-taker, equilibrio concorrenziale
legge del prezzo unico
È soddisfatta quando tutti i compratori e tutti i venditori scambiano un bene allo stesso prezzo. Se il bene fosse venduto a prezzi diversi, qualcuno potrebbe acquistarlo al prezzo più basso e rivenderlo a quello più alto. Vedi anche: arbitraggio
price-taker
Si dice di un consumatore o un produttore che non può trarre vantaggio dall’offrire o dal richiedere un prezzo diverso da quello prevalente sul mercato, definito dall’equilibrio concorrenziale. Chi è price-taker non ha il potere di influenzare il prezzo di mercato.
guadagni dallo scambio
La differenza tra quanto i partecipanti a uno scambio complessivamente ottengono realizzando lo scambio rispetto a quanto avrebbe ottenuto se lo scambio non avesse avuto luogo. Vedi anche: rendita economica

Quando un mercato soddisfa le proprietà descritte parliamo di concorrenza perfetta. L’equilibrio di tale mercato sarà un equilibrio concorrenziale, e avrà le seguenti caratteristiche:

Léon Walras, tra i più grandi economisti del XIX secolo, sviluppò un modello matematico per l’analisi degli scambi tra consumatori e produttori price-taker, che ancora oggi influenza il modo in cui gli economisti analizzano i mercati.

Grandi economisti Léon Walras

Léon Walras Léon Walras (1834–1910) è stato uno dei fondatori e massimi rappresentanti della teoria neoclassica. Studente svogliato, fallì due volte l’esame di ammissione alla École Polytechnique di Parigi, una delle più prestigiose università francesi, iscrivendosi infine a ingegneria alla École des mines. Cominciò a dedicarsi all’economia solo in seguito, quando il padre — economista — lo convinse a dedicarsi alla trasformazione della disciplina economica in una scienza.

La scienza economica pura cui Walras aspirava era una disciplina che permettesse l’analisi di relazioni tra oggetti, non tra persone. Egli si prodigò perciò per eliminare dai modelli economici le relazioni umane. “La teoria pura dell’economia,” scrisse, “somiglia alle scienze fisico-matematiche sotto ogni aspetto.”6

Al fine di semplificare l’analisi dei processi economici, così da poterne esprimere il funzionamento in termini matematici, Walras rappresentò i rapporti tra agenti economici come relazioni tra input e output e si concentrò esclusivamente sullo studio dell’economia in stato di equilibrio. Così facendo, la figura dell’imprenditore — il cui ruolo nel processo di creazione di ricchezza, dalla Rivoluzione industriale ad oggi, è di cruciale importanza — sparì dall’economia Walrasiana:

In questo stato di equilibrio si può persino prescindere dall’intervento degli imprenditori e considerare non soltanto che i servizi produttivi si scambino contro prodotti e i prodotti contro servizi produttivi, ma considerare anche che i servizi produttivi si scambiano in definitiva gli uni contro gli altri.

— Léon Walras, Éléments d’économie politique pure (1874)

Walras rappresentava le relazioni economiche tra una pluralità di mercati interconnessi tramite equazioni matematiche. Fino ad allora, la maggior parte degli economisti si era limitata ad analizzare i mercati singolarmente, studiando ad esempio il modo in cui il prezzo dei prodotti tessili o le rendite agricole venivano a determinarsi rispetto alla rispettiva domanda e offerta.

L’idea di considerare l’economia nel suo insieme non era nuova. Già un secolo prima di Walras, un gruppo di economisti francesi detti fisiocratici ne aveva studiato la dinamica paragonandola alla circolazione del sangue descritto da William Harvey (non a caso uno dei più importanti membri della scuola dei fisiocratici, François Quesnay, era un medico). Il modello dei fisiocratici, pur enfatizzando i rapporti di interdipendenza che caratterizzano i mercati, andava tuttavia poco oltre la metafora del corpo umano.

Anziché di analogie mediche, Walras si servì della matematica, per creare ciò che oggi è noto come teoria dell’equilibrio economico generale, un modello che descrive il funzionamento di un’economia nella quale tutti i consumatori e i produttori sono price-taker e la domanda eguaglia l’offerta in ciascun mercato. Il contributo di Walras rappresentava il primo passo verso una dimostrazione del teorema della mano invisibile, che identifica la condizioni sotto le quali un equilibrio di mercato è Pareto-efficiente. Il gioco della mano invisibile descritto nel Capitolo 4 rappresenta un esempio di interazione che vede soddisfatte le condizioni necessarie al raggiungimento del benessere generale a partire da comportamenti autointeressati.

Ciò non deve tuttavia indurre a pensare che Walras fosse un sostenitore del laissez-faire. Pur riconoscendo l’importanza del diritto di proprietà privata, Walras si mostrò sempre attento al problema delle condizioni delle classi lavoratrici, arrivando a raccomandare la nazionalizzazione delle terre e l’eliminazione delle imposte sui salari.

Pochi anni dopo la sua morte, il modello di equilibrio economico generale avrebbe giocato un ruolo importante nel dibattito circa la praticabilità delle economie centralizzate e la loro desiderabilità rispetto a quelle mercato. In seguito alla Rivoluzione bolscevica del 1917, le idee economiche del socialismo entrarono prepotentemente nel dibattito, anche quello accademico, e gli economisti iniziarono a chiedersi come fosse possibile sostituire al mercato la pianificazione centralizzata. Sorprendentemente, furono proprio i sostenitori della pianificazione statale a utilizzare le idee di Walras per sostenere le proprie tesi. I difensori del capitalismo e del libero mercato, come Friedrich von Hayek, si espressero invece criticamente sulla nozione di equilibrio economico walrasiano; la ragione è che esso ignora deliberatamente l’incessante processo di cambiamento che caratterizza l’economia capitalista, e per questa ragione finisce con il non tenere in adeguata considerazione fattori quali l’imprenditorialità e la creatività, il cui ruolo nella competizione di mercato è invece di fondamentale importanza. Secondo questi economisti, il modello di equilibrio economico generale non sarebbe in grado di evidenziare le vere virtù dei mercati.

Il modello di concorrenza perfetta, fondato sull’assunzione di consumatori e produttori price-taker, descrive un’economia di mercato ideale. I mercati di prodotti agricoli quali grano, riso, caffè o pomodori si avvicinano a questa astrazione: benché i beni venduti non siano perfettamente identici e sia impossibile conoscere il prezzo a cui ciascuna transazione viene conclusa, gli agenti che vi operano non dispongono, o dispongono in maniera molto limitata, del potere di influenzare il prezzo di mercato.

In altri casi — ad esempio, in quei mercati caratterizzati da beni che differiscono in termini di qualità — il livello di concorrenza potrebbe essere comunque tale da rendere plausibile l’assunzione di un comportamento da price-taker. Adottando tale ipotesi è possibile formalizzare in modo relativamente semplice i principali aspetti dell’interazione di mercato e, nella misura in cui le assunzioni fatte sono plausibili, effettuare utili previsioni. Valutare se sia o no possibile utilizzare un modello per trarre conclusioni circa il funzionamento del mondo reale è una delle fasi più importanti dell’analisi economica.

Abbiamo visto, ad esempio, che nel caso di prodotti differenziati il mercato non è perfettamente concorrenziale. I consumatori hanno preferenze diverse e, come visto nel Capitolo 7, le imprese hanno un incentivo a differenziare la produzione piuttosto che vendere un prodotto simile o uguale a quello delle altre imprese. Ciononostante, il modello di domanda e offerta costituisce un’approssimazione utile a comprendere il funzionamento dei mercati di beni non identici.

La figura 8.18 rappresenta un mercato per un prodotto di fantasia: le barrette di cioccolato Choccos. Il mercato delle barrette di cioccolato è caratterizzato da numerosi prodotti simili e ciascuno di essi è un potenziale sostituto dei Choccos. A causa della competizione dovuta alla presenza di barrette di altre marche, la curva di domanda è quasi piatta. L’intervallo dei prezzi a cui è possibile vendere i Choccos ha dimensioni ridotte e l’impresa sceglie una quantità in corrispondenza della quale il costo marginale eguaglia o quasi il prezzo. L’impresa opera dunque in condizioni simili a quelle che caratterizzano i mercati perfettamente concorrenziali, ed è quindi il prezzo di equilibrio del mercato delle barrette a determinare i prezzi praticabili dall’impresa produttrice di Choccos: il prodotto deve essere venduto a un prezzo vicino a quello delle altre barrette.

Il mercato dei Choccos e delle barrette di cioccolato.

Il mercato dei Choccos e delle barrette di cioccolato.

Figura 8.18 Il mercato dei Choccos e delle barrette di cioccolato.

Il mercato dei Choccos

Il grafico di destra raffigura il mercato dei Choccos, una barretta di cioccolato prodotta da una specifica impresa. Nel più vasto mercato delle barrette di cioccolato sono presenti numerosi sostituti dei Choccos.

Figura 8.18a Il grafico di destra raffigura il mercato dei Choccos, una barretta di cioccolato prodotta da una specifica impresa. Nel più vasto mercato delle barrette di cioccolato sono presenti numerosi sostituti dei Choccos.

La curva di domanda di Choccos

A causa della concorrenza dovuta alla presenza di barrette simili prodotte da altre imprese, la curva di domanda di Choccos è quasi piatta. Non c’è grande libertà per l’impresa nella scelta del prezzo.

Figura 8.18b A causa della concorrenza dovuta alla presenza di barrette simili prodotte da altre imprese, la curva di domanda di Choccos è quasi piatta. Non c’è grande libertà per l’impresa nella scelta del prezzo.

Il prezzo dei Choccos

L’impresa sceglie un prezzo simile a quello praticato dai concorrenti e una quantità tale da rendere il costo marginale molto vicino a . La curva di costo marginale dell’impresa rappresenta approssimativamente la sua curva di offerta.

Figura 8.18c L’impresa sceglie un prezzo simile a quello praticato dai concorrenti e una quantità tale da rendere il costo marginale molto vicino a . La curva di costo marginale dell’impresa rappresenta approssimativamente la sua curva di offerta.

La curva di offerta di mercato di barrette di cioccolato

La curva di offerta di mercato di barrette di cioccolato, rappresentata nel grafico di destra, è ottenuta sommando le quantità offerte da ciascuna impresa a partire dalla propria curva di costo marginale.

Figura 8.18d La curva di offerta di mercato di barrette di cioccolato, rappresentata nel grafico di destra, è ottenuta sommando le quantità offerte da ciascuna impresa a partire dalla propria curva di costo marginale.

La curva di domanda di mercato di barrette di cioccolato

Se i consumatori non hanno una netta preferenza per un prodotto in particolare, possiamo considerare la domanda di barrette di cioccolato nel suo complesso.

Figura 8.18e Se i consumatori non hanno una netta preferenza per un prodotto in particolare, possiamo considerare la domanda di barrette di cioccolato nel suo complesso.

La curva di domanda di Choccos

Il prezzo di equilibrio del mercato delle barrette di cioccolato (grafico di destra) determina l’insieme dei prezzi tra cui l’impresa produttrice di Choccos può scegliere (grafico di sinistra). L’impresa dovrà scegliere un prezzo vicino a quello praticato dagli altri produttori di barrette di cioccolato.

Figura 8.18f Il prezzo di equilibrio del mercato delle barrette di cioccolato (grafico di destra) determina l’insieme dei prezzi tra cui l’impresa produttrice di Choccos può scegliere (grafico di sinistra). L’impresa dovrà scegliere un prezzo vicino a quello praticato dagli altri produttori di barrette di cioccolato.

L’insieme di prezzi ammissibili tra cui l’impresa può scegliere è dunque determinato dal comportamento dei suoi concorrenti, e a determinare il prezzo dei Choccos non è l’impresa che li produce ma l’intero mercato delle barrette di cioccolato. Poiché tutte le imprese praticano prezzi simili, vicini ai propri costi marginali, possiamo ignorare per semplicità le differenze che intercorrono tra una barretta e l’altra e assumere che la curva di offerta di ciascuna impresa coincida con il costo marginale, trovando così il prezzo di equilibrio del mercato delle barrette.

La nostra analisi del mercato danese del burro è stata condotta utilizzando un approccio simile. Nella realtà, naturalmente, è probabile che alcuni produttori di burro abbiano il potere di scegliere quale prezzo praticare. Un’impresa che vende burro in un piccolo paese relativamente isolato dagli altri potrebbe ad esempio praticare un prezzo superiore a quello praticato dalle imprese nei paesi limitrofi, sapendo che alcuni consumatori preferiranno pagare un prezzo maggiore piuttosto che spostarsi per rivolgersi ad altri venditori. È però ragionevole pensare che il margine di discrezionalità nella scelta del prezzo sia limitato e che ciascuna impresa sia fortemente influenzata dal prezzo di mercato prevalente. Quella relativa alla presenza di agenti price-taker è dunque una buona approssimazione — o, perlomeno, buona abbastanza da poter utilizzare il modello di domanda e offerta per analizzare gli effetti dell’imposta sui grassi saturi.

Esercizio 8.8 La scelta del prezzo

Abbiamo utilizzato le barrette di cioccolato come esempio ipotetico di un mercato concorrenziale. Negli ultimi decenni, tuttavia, diverse aziende produttrici di barrette di cioccolato sono state accusate di colludere tra loro per gonfiare i prezzi dei propri prodotti. Dopo aver letto questo articolo, rispondete alle seguenti domande.

  1. Per quale motivo il mercato delle barrette di cioccolato non ha le caratteristiche di un mercato in concorrenza perfetta?
  2. Ciascun produttore di barrette di cioccolato si trova a fare i conti con la concorrenza di imprese simili. Perché, nonostante ciò, alcuni produttori godono di un considerevole potere di mercato?
  3. Quali pensate siano le condizioni di mercato più adatte a permettere alle imprese di fissare il prezzo? Perché?

Domanda 8.11 Scegli le risposte corrette

La figura 8.18 rappresenta il mercato dei Choccos (a sinistra) e quello delle barrette al cioccolato (a destra). Sulla base dei due grafici, quale tra le seguenti affermazioni è corretta?

  • Il livello di produzione scelto dall’impresa coincide con il punto di minimo della propria curva di isoprofitto.
  • Tutte le barrette al cioccolato saranno vendute allo stesso prezzo, P.
  • L’esistenza di un numero elevato di imprese rivali fa sì che il produttore di Choccos sia price taker.
  • La curva di costo marginale di mercato è rappresentata, approssimativamente, dalla somma delle curve di costo marginale di tutti i produttori di barrette al cioccolato.
  • Il livello di produzione scelto corrisponde al punto in cui la curva di isoprofitto è tangente alla curva di domanda dell’impresa. Poiché la curva di domanda non è orizzontale, tale punto non coincide (pur essendo vicino ad esso) con il minimo della curva di isoprofitto.
  • Le barrette al cioccolato prodotte da imprese differenti non sono perfetti sostituti. Esse saranno vendute a prezzi simili, ma non identici.
  • Come mostrato nel diagramma di sinistra, l’impresa fronteggia una curva di domanda negativamente inclinata e può scegliere quindi tra un ristretto insieme di prezzi praticabili.
  • Ciascuna impresa produce una quantità vicina a quella individuata sulla propria curva di costo marginale. La curva di costo marginale rappresenta quindi approssimativamente la curva di offerta dell’impresa, mentre la curva di offerta di mercato è data approssimativamente dalla somma delle singole curve di costo marginale.

8.9 Alla ricerca degli equilibri concorrenziali

Supponiamo di essere impegnati nell’analisi di un mercato le cui caratteristiche parrebbero favorire la concorrenza perfetta — numerosi consumatori e produttori di beni identici, che agiscono in modo indipendente gli uni dagli altri. Come possiamo stabilire se le condizioni per l’emergere di un equilibrio concorrenziale siano soddisfatte o meno? Gli economisti generalmente si chiedono quanto segue:

  1. gli scambi avvengono tutti allo stesso prezzo?
  2. le imprese vendono i propri prodotti a prezzi che eguagliano il proprio costo marginale?

La difficoltà che spesso si riscontra utilizzando il secondo metodo riguarda il fatto che i costi marginali sono in genere difficili da misurare. Un’eccezione degna di nota è rappresentata da uno studio di Lawrence Ausubel sul mercato statunitense delle carte di credito. Negli anni Ottanta vi erano circa 4000 banche impegnate nella vendita di un prodotto identico: l’erogazione di finanziamenti attraverso carte di credito. Le carte appartenevano per la grande maggioranza ai circuiti Visa e Mastercard, ma le singole banche erano in grado di stabilire il prezzo dei finanziamenti — ossia il tasso di interesse. Ausubel ha ricostruito il costo sostenuto dalle banche per l’erogazione del credito — pari al costo opportunità di utilizzare diversamente tali risorse — a partire dai tassi di interesse prevalenti su altri mercati finanziari. Nonostante i costi marginali delle banche fossero determinati anche da altri fattori, il costo opportunità del credito era l’unica componente a variare considerevolmente nel tempo. Se il mercato del credito fosse stato perfettamente concorrenziale, il tasso di interesse praticato sui finanziamenti sarebbe dovuto aumentare e diminuire in parallelo con il costo opportunità dei finanziamenti.

Confrontando il tasso di interesse relativo al mercato delle carte di credito con il costo opportunità dei finanziamenti lungo un arco temporale di otto anni, Ausubel non ha trovato alcun riscontro di un simile andamento. A fronte di una diminuzione del costo opportunità dal 15% al 7%, non si verificò infatti alcuna variazione del prezzo dei finanziamenti.7

Quali motivazioni potrebbero spingere una banca a non tagliare i propri tassi di interesse a fronte di una diminuzione dei propri costi? Ausubel ha ipotizzato due possibili spiegazioni:

La concorrenza perfetta richiede che i consumatori siano sufficientemente sensibili alle variazioni dei prezzi da stimolare la competizione tra imprese. Questa proprietà potrebbe non essere soddisfatta in quei mercati dove la scelta relativa a quale prodotto consumare non è immediata: nel caso la comparazione di prezzi e prodotti richieda tempo e risorse, i consumatori potrebbero decidere di comprare il primo prodotto giudicato soddisfacente piuttosto che spendere altre energie alla ricerca del più economico. Con la diffusione degli acquisti via internet, diversi economisti hanno previsto un aumento della concorrenzialità dei mercati: per i consumatori è infatti diventato più facile confrontare i prezzi praticati da diversi venditori prima di decidere da quale di essi comprare.

Tuttavia, nonostante la rete abbia facilitato la trasmissione delle informazioni, i consumatori continuano spesso ad essere insensibili alle variazioni di prezzo.8 Una semplice prova può essere eseguita andando a verificare se i mercati online soddisfino o meno la legge del prezzo unico. Dopo aver scelto un prodotto (un libro o un DVD, ad esempio), verificate se il prezzo di vendita praticato da diversi venditori online differisce o no. La tabella 8.1 riporta il prezzo a cui il DVD de Lo Hobbit: un viaggio inaspettato era venduto in diversi negozi online britannici nel marzo 2014. La varietà dei prezzi è ampia: il prezzo meno conveniente è del 66% più elevato di quello più conveniente.

Lo Hobbit: un viaggio inaspettato
Venditore Prezzo inclusa spedizione (in dollari)
Game 14,99
Amazon UK 15,00
Tesco 15,00
Asda 15,00
Base.com 16,99
Play.com 17,79
Savvi 17,95
The HUT 18,25
I want one of those 18,25
Hive.com 21,11
MovieMail.com 21,49
Blackwell 24,99

Prezzi dei negozi online britannici per uno stesso DVD (marzo 2014).

Tabella 8.1 Prezzi dei negozi online britannici per uno stesso DVD (marzo 2014).

Dai primi anni del XIX secolo, i prodotti ittici offerti dai pescatori dell’Atlantico che attraccano a New York sono venduti a ristoranti e pescherie presso il Fulton Fish Market di Manhattan (spostato poi nel Bronx nel 2005). Esso è tutt’ora il più grande mercato statunitense di pesce fresco, nonostante i pesci siano oggi consegnati via terra o via aria. I venditori non specificano i prezzi dei propri prodotti: il prezzo di un pesce viene chiesto dall’acquirente al venditore solo dopo aver ispezionato la merce, così da incoraggiare la concorrenza.

Kathryn Graddy, economista specializzata nei meccanismi di determinazione dei prezzi, ha studiato il mercato di Fulton con attenzione. Al momento delle sue ricerche il mercato era composto da 35 rivenditori, i cui banchi erano vicini gli uni agli altri in modo da favorire la comparazione dei prodotti. Graddy ha registrato i dati relativi alla vendita di merlano (un pesce simile al nasello) da parte di uno dei venditori, riportando prezzi, quantità e qualità del pesce e caratteristiche degli acquirenti per un totale di 3.357 transazioni.9 10

I prezzi registrati da Graddy, naturalmente, non erano identici per ogni transazione: essi variavano a seconda della qualità del pesce e della quantità offerta sul mercato di giorno in giorno. In teoria, la possibilità di accedere agevolmente a informazioni sui prezzi praticati nel mercato avrebbe tuttavia dovuto portare a prezzi equivalenti per pesci di qualità equivalente venduti nello stesso momento. Sorprendentemente, il prezzo medio pagato dagli acquirenti asiatici era del 7% inferiore a quello pagato dagli acquirenti bianchi (tutti i venditori erano bianchi), senza che vi fosse alcuna differenza tra gli acquirenti asiatici e quelli bianchi che potesse giustificare una simile differenza di prezzo.

Come si potrebbe spiegare questo risultato? Perché, se il prezzo praticato nei confronti degli acquirenti bianchi era più elevato, non vi sono stati venditori che hanno cercato di attrarre clientela bianca offrendo la propria merce a prezzi più convenienti? I risultati di Graddy suggeriscono che i venditori sapessero che gli acquirenti caucasici sono mediamente disposti ad accettare prezzi più elevati rispetto agli asiatici, e sfruttassero questa informazione, senza aver bisogno di colludere gli uni con gli altri.

Nel video, Kathryn Graddy spiega come ha fatto a raccogliere i dati e cosa ha scoperto circa il modello di concorrenza perfetta.

Gli esempi fatti in questo paragrafo mostrano quanto sia difficile trovare casi di concorrenza perfetta nella realtà. Ciononostante, abbiamo visto che il modello rappresenta talvolta un’utile approssimazione. Anche se le condizioni per la concorrenza perfetta non sono interamente soddisfatte, il modello di domanda e offerta può rivelarsi un utile strumento per l’analisi economica, utilizzabile quando il livello di concorrenza nel mercato è tale da far sì che i singoli agenti non abbiano il potere di influenzare i prezzi.

Esercizio 8.9 La dispersione dei prezzi

Pensate al manuale utilizzato in uno dei vostri corsi e controllate il prezzo a cui esso è offerto dai venditori online (Amazon, eBay, eccetera).

Potete osservare dispersione dei prezzi? Se sì, perché?

Esercizio 8.10 Il mercato del pesce di Fulton

Quale motivazione viene fornita da Kathryn Graddy per spiegare il fatto che il mercato del pesce di Fulton non rispettasse la legge del prezzo unico? Perché acquirenti e venditori non cercavano di concludere affari più vantaggiosi? Perché non si è assistito all’entrata nel mercato di nuovi venditori desiderosi di realizzare una rendita economica?

8.10 Imprese price-taker e imprese price-setter

Possiamo ora contare su due diversi modelli di comportamento delle imprese. Nel modello discusso nel Capitolo 7, ciascuna impresa produce un bene diverso da quelli realizzati dai propri concorrenti. Ciò determina l’acquisizione di potere di mercato — il potere di scegliere quale prezzo praticare. Questo modello può essere applicato al caso estremo di un monopolista che non affronta la competizione di alcun rivale (come un’impresa che gestisce i servizi di distribuzione dell’acqua o una compagnia aerea nazionale che gestisce in via esclusiva i voli nazionali). Può inoltre essere applicato ai casi in cui vi sono imprese impegnate nella produzione di prodotti differenziati (cereali per la colazione, automobili o barrette di cioccolato), simili ma non identici a quelli prodotti dalle imprese rivali. Se la concorrenza tra imprese è serrata, tuttavia, l’elasticità della domanda sarà elevata e l’intervallo dei prezzi praticabili sarà ridotto.

Nel modello di domanda e offerta studiato in questo capitolo, le imprese sono invece price-taker. La competizione tra imprese impegnate nella produzione di uno stesso bene fa sì che nessuna di esse goda di alcun potere di mercato. Questo modello può essere utile per descrivere, anche se solo in via approssimativa, quei mercati in cui il numero di venditori è elevato e i prodotti venduti sono simili.

L’economia è composta da mercati più o meno competitivi. Vi sono aspetti che accomunano le imprese che servono da sole il mercato e quelle che operano in un contesto di competizione elevata: tutte decidono quanto produrre, quale tecnologia utilizzare, quanti dipendenti assumere e quanto pagare ciascuno di essi in modo da massimizzare i propri profitti.

Vi sono però anche importanti differenze. Consideriamo ad esempio il comportamento di un’impresa price-setter interessata a massimizzare i propri profitti (figura 7.2). Le imprese che operano in mercati competitivi non hanno né le stesse la possibilità né gli stessi incentivi.

bene pubblico
Un bene il cui consumo da parte di un individuo non ne impedisce il consumo da parte di altri individui.

Un’impresa con potere di mercato, ad esempio, ha la possibilità di ricorrere alla pubblicità (“comprate Nike!”) per spostare verso destra la curva di domanda dei propri prodotti. L’impresa che si trova a operare in un mercato concorrenziale non gode di questa possibilità: se ricorresse alla pubblicità (“bevi latte!”) sposterebbe verso destra la curva di domanda di tutte le imprese che operano nel mercato. In un mercato concorrenziale la pubblicità è un bene pubblico: i benefici che ne derivano avvantaggiano tutte le imprese. Se vedete spot pubblicitari che invitano al consumo di latte, è probabile che siano stati pagati da un’associazione o un consorzio di caseifici, non da un singolo produttore.

Discorso analogo vale per le spese sostenute per influenzare la politica economica. Una grande impresa dotata di potere di mercato che riuscisse a far modificare la legislazione in materia ambientale a proprio favore, ad esempio, trarrebbe indubbi benefici dalla cosa. Per un’impresa perfettamente concorrenziale, al contrario, le attività di lobbying e le donazioni fatte in occasione delle campagne elettorali non offrono simili vantaggi: il risultato (l’adozione di politiche economiche più accomodanti) sarebbe infatti un bene pubblico.

Anche l’investimento per lo sviluppo di nuove tecnologie è più probabile che sia intrapreso in mercati caratterizzati da concorrenza limitata, perché i benefici derivanti dalle innovazioni non vengono persi nel momento in cui l’innovazione viene adottata anche dalle imprese concorrenti. L’adozione di tecnologie innovative e il lancio di nuovi prodotti possono d’altro canto permettere a un’impresa di liberarsi dalle maglie della competizione e ottenere potere di mercato. La più importante impresa lattiero casearia britannica, Yeo Valley, era un tempo una piccola fattoria a conduzione familiare, non dissimile da migliaia di altri caseifici. Nel 1994 ha introdotto una linea di prodotti biologici venduti a prezzi elevati. Con l’aiuto di efficaci campagne di marketing è divenuta in poco tempo una compagnia che vanta 1800 dipendenti e detiene il 65% del mercato britannico dei prodotti caseari biologici.

La tabella 8.2 sintetizza le differenze che intercorrono tra le imprese price-setter e price-taker.

Monopolista o impresa price-setter Impresa in un mercato perfettamente concorrenziale
Sceglie prezzi e quantità da produrre in modo da massimizzare i profitti (price-maker) Prende i prezzi come dati e sceglie la quantità da produrre in modo da massimizzare i profitti (price-taker)
In corrispondenza del livello di produzione scelto, il costo marginale è inferiore al prezzo In corrispondenza del livello di produzione scelto, il costo marginale eguaglia il prezzo
Perdita secca (Pareto-inefficiente) Nessuna perdita secca per consumatori e imprese (può essere Pareto-efficiente nel caso in cui il mercato non influenzi il benessere di nessun altro agente presente nell’economia)
I produttori ricevono una rendita economica (profitti superiori ai profitti normali) Se i produttori ricevono una rendita economica, questa viene rapidamente meno a causa dell’entrata di nuove imprese nel mercato
Le imprese pubblicizzano i propri prodotti Poca pubblicità: non è la singola impresa a beneficiarne, ma tutte le imprese che operano nel mercato (è un bene pubblico)
Le imprese potrebbero fare lobbying e utilizzare le proprie ricchezze per influenzare le elezioni e l’approvazione di leggi Le singole imprese non hanno incentivi a fare lobbying (vale lo stesso discorso fatto per la pubblicità)
Incentivo a investire in ricerca e sviluppo Scarsi incentivi a investire in ricerca e sviluppo: le altre imprese imiteranno l’innovazione (a meno di riuscire a differenziare il proprio prodotto e acquisire potere di mercato)

Imprese price-setter e imprese price-taker.

Imprese price-setter e imprese price-taker.

Tabella 8.2 Imprese price-setter e imprese price-taker.

8.11 Conclusioni

I consumatori e i produttori che, a causa della concorrenza, non sono in grado di influenzare i prezzi di mercato si dicono price-taker. Un mercato si dice in equilibrio concorrenziale quando tutti i consumatori e produttori sono price-taker e, al prezzo di mercato prevalente, la quantità domandata è pari alla quantità offerta.

Le imprese price-taker scelgono la quantità prodotta in modo che il proprio costo marginale eguagli il prezzo di mercato. L’allocazione di equilibrio massimizza i benefici dello scambio.

Il modello di concorrenza perfetta descrive un insieme di condizioni ideali che permettono il raggiungimento di un equilibrio concorrenziale. I mercati, nel mondo reale, non soddisfano mai le condizioni necessarie al raggiungimento della concorrenza perfetta. L’ipotesi di agenti price-taker rappresenta però un’utile approssimazione e permette di utilizzare il modello di domanda e offerta per analizzare, ad esempio, gli effetti di uno shock della domanda o dell’introduzione di un’imposta.

Concetti chiave introdotti nel Capitolo 8

Prima di procedere, verificate di aver ben compreso questi concetti:

  1. L’idea è illustrata in maggiore dettaglio nel Capitolo 1 del libro di Paul Seabright, dove viene affronta il tema di come le economie di mercato riescano a coordinare relazioni complesse tra perfetti sconosciuti: Seabright, P. (2004), The Company of Strangers: A Natural History of Economic Life, Princeton University Press, Princeton (NJ) (trad. it. In compagnia degli estranei: una storia naturale della vita economica, Codice, Torino, 2005). Il capitolo in inglese è scaricabile cliccando su questo link

  2. Marshall, A. (1890), Principles of Economics, Macmillan, Londra (trad. it. Principi di economia, UTET, Torino, 1920). 

  3. Waldfogel, J. (1993), “The deadweight loss of Christmas”, American Economic Review, 83, pp. 1328–1336. 

  4. Berger, H. e M. Spoerer (2001), “Economic crises and the European revolutions of 1848”, Journal of Economic History, 61, pp. 293–326. 

  5. Jensen, J. D. e S. Smed (2013), “The Danish tax on saturated fat: short run effects on consumption, substitution patterns and consumer prices of fats”, Food Policy, 42, pp. 18–31. 

  6. Walras, L. (1874), Éléments d’économie politique pure, ou théorie de la richesse sociale, Corbaz, Losanna (trad. it. Elementi di economia politica pura, UTET, Torino, 1974). 

  7. Ausubel, L. M. (1991), “The failure of competition in the credit card market”, American Economic Review, 81, pp. 50–81. 

  8. Ellison, G. e S. F. Ellison (2005), “Lessons about markets from the internet”, Journal of Economic Perspectives, 19, pp. 139–158. 

  9. Graddy, K. (1995), “Testing for imperfect competition at the Fulton fish market”, RAND Journal of Economics, 26, pp. 75–92. 

  10. Graddy, K. (2006), “Markets: the fulton fish market”, Journal of Economic Perspectives, 20, pp. 207–220.