Piattaforma petrolifera in fiamme: per gentile concessione della Guardia Costiera USA

Capitolo 12 Mercati, efficienza
e politiche pubbliche

Il mercato garantisce un esito efficiente quando i prezzi incorporano tutti gli effetti rilevanti delle scelte degli individui. Quando ciò non accade si rendono necessari interventi correttivi

La celebre espressione di Adam Smith — che l’imprenditore alla ricerca proprio interesse sia “guidato da una mano invisibile” verso la realizzazione del benessere collettivo — è alla base del modello di concorrenza perfetta visto nel Capitolo 8. Le azioni di imprese e consumatori price-taker, ciascuno mosso dal proprio interesse, portano al raggiungimento di un equilibrio di mercato Pareto-efficiente.

Una spiegazione del meccanismo smithiano della mano invisibile è stata proposta da Hayek (si veda il Capitolo 11): i prezzi di mercato segnalano agli agenti la scarsità di beni e servizi; questi messaggi motivano gli agenti a produrre, consumare, investire e innovare in modo da utilizzare al meglio il potenziale produttivo dell’economia, e questo processo consente al sistema di mercato — costituito da numerosi mercati interconnessi — di coordinare la divisione del lavoro senza ricorrere ad alcuna direzione centralizzata, attraverso scambi impersonali.

Come suggerito da Hayek, possiamo pensare al mercato come a una macchina per l’elaborazione delle informazioni. Essa produce i prezzi di mercato, che guidano l’economia nella direzione generalmente ritenuta desiderabile. L’aspetto più affascinante di questo gigantesco strumento di elaborazione delle informazioni è che non è affatto una macchina: nessuno l’ha progettato e nessuno lo controlla. Nei casi in cui il suo funzionamento avviene senza intoppi, restiamo affascinati dalla “magia” del mercato.1 A volte, però, la magia non riesce. La felice concordanza tra interessi individuali e interessi collettivi descritta da Smith è una proprietà del modello di concorrenza perfetta, che può essere in molti casi un utile strumento analitico, ma non sempre si realizza nell’economia reale, e non è pertanto un riferimento adeguato per la politica economica.

In questo capitolo considereremo casi in cui i prezzi inviano un messaggio sbagliato. È stato lo stesso Smith a spiegare che, in contesti quali il sistema scolastico e quello legale, per promuovere il benessere e assicurare il buon funzionamento dei mercati è necessario un intervento pubblico. Smith era inoltre un convinto sostenitore della tesi secondo cui vi sono beni e servizi che non dovrebbero essere oggetto di compravendite di mercato. Si pensi ad esempio, limitando l’attenzione alle società contemporanee, agli organi umani, ai voti, a un’istruzione di qualità, alle prestazioni mediche di pronto soccorso. Di seguito consideriamo due casi nei quali la logica di Hayek e quella della mano invisibile di Smith non sono applicabili.

dilemma sociale
Situazione in cui ogni individuo, nel perseguimento dei propri obiettivi, intraprende autonomamente delle azioni che portano a un risultato inferiore a quello che si sarebbe potuto ottenere se gli individui si fossero accordati su come agire.

Pesticidi

Il clordecone è un pesticida che veniva comunemente usato nelle piantagioni di banane delle isole caraibiche di Guadalupa e Martinica (due regioni d’oltremare francesi) per uccidere un coleottero molto dannoso alle colture, il punteruolo. Il suo utilizzo era consentito dalla legge e per i proprietari delle piantagioni rappresentava uno strumento utile a ridurre i costi di produzione e aumentare i profitti.

L’acqua usata per lavare i prodotti agricoli dalle sostanze chimiche era poi riversata in torrenti che giungevano fino alle coste, contaminando gli allevamenti di gamberi d’acqua dolce, le paludi di mangrovie in cui erano catturati i granchi e i fondali ricchi di aragoste. Ciò fece venire meno i mezzi di sostentamento delle comunità di pescatori, e provocò seri problemi di salute a chi si nutriva di pesce.

Che il clordecone avesse effetti nocivi gravi, era noto già da tempo. Negli Stati Uniti il suo utilizzo era stato vietato nel 1976, a seguito del manifestarsi di patologie neurologiche tra i lavoratori dello stabilimento di produzione del pesticida. Nonostante i rapporti ricevuti sulla contaminazione delle falde acquifere in Guadalupa, il governo francese attese fino al 1990 per mettere fuori legge la sostanza, e i proprietari delle piantagioni di banane ottennero un’esenzione speciale dal divieto fino al 1993. Vent’anni dopo, la protesta dei pescatori per la lentezza mostrata dal governo francese nel risolvere i problemi derivanti dalla contaminazione delle acque è culminata in una manifestazione per le strade di Fort de France (la città principale di Martinica) e nell’occupazione del porto. Come ha efficacemente denunciato Franck Nétri, pescatore di Guadalupa: “Ho mangiato pesticidi per trent’anni, ma cosa accadrà ai miei nipoti?” La sue preoccupazioni erano fondate: nel 2012, l’incidenza del cancro alla prostata tra gli abitanti della Martinica era di gran lunga la più alta del mondo e il tasso di mortalità era oltre quattro volte più elevato della media mondiale. Erano inoltre documentati casi frequenti di problemi neurologici infantili.

Antibiotici

A partire dalla scoperta della penicillina nel 1928, la diffusione degli antibiotici ha portato grandi benefici all’umanità. Malattie considerate un tempo fatali possono ora essere facilmente curate con medicinali producibili a basso costo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha però recentemente richiamato l’attenzione sul fatto che, a causa della crescente resistenza dei batteri ai farmaci, ci stiamo avviando verso un’era “post-antibiotica”:

“A meno che non si adottino misure significative per … modificare il modo in cui produciamo, prescriviamo e usiamo gli antibiotici, i benefici che essi apportano alla salute pubblica globale verranno progressivamente meno e le conseguenze saranno devastanti.”

L’abuso di antibiotici rappresenta, come visto nel Capitolo 4, un esempio di dilemma sociale, ossia una situazione in cui la ricerca del proprio interesse individuale porta al raggiungimento di esiti Pareto-inefficienti. Quando facciamo un eccessivo uso di antibiotici, favoriamo lo sviluppo di batteri resistenti ai farmaci.

Lasciando l’allocazione degli antibiotici al mercato, consentendone cioè liberamente l’acquisto anche in assenza di una prescrizione o su indicazione di praticanti non abilitati (come accade in India), essi finiscono per essere utilizzati anche quando altri trattamenti sarebbero più efficaci. Inoltre gli individui, per risparmiare, spesso interrompono il trattamento antibiotico prima del tempo, non appena si sentono un po’ meglio. Dal punto di vista del singolo paziente, questi comportamenti possono non avere controindicazioni, visto che il trattamento ha comunque effetto, ma essi contribuiscono portano allo sviluppo di patogeni antibiotico-resistenti.

I due problemi descritti, quello dei pesticidi e quello degli antibiotici, hanno una natura simile. Proviamo ad analizzarli come farebbe un medico con un problema di salute, cominciando da una diagnosi. Nel caso del clordecone, il problema è rappresentato dal fatto che le azioni dei proprietari delle piantagioni di banane mettono a repentaglio la salute e i mezzi di sostentamento dei pescatori. Questi costi non si riflettono però nel prezzo del clordecone e non figurano nel bilancio dei produttori di banane. Analogamente, l’abuso di antibiotici è legato al fatto che gli individui ne fanno uso senza tener conto del costo (dovuto alla proliferazione di batteri resistenti ai farmaci) che ciò comporta per gli altri.

DIAGNOSI: gli individui non tengono conto dei costi che le proprie decisioni impongono ad altre persone.

Il passo successivo consiste nell’individuare un trattamento. In alcuni casi, la soluzione è ovvia. L’uso del clordecone è stato bandito in Francia così come lo era stato negli Stati Uniti. Se i proprietari delle piantagioni fossero stati tenuti (da provvedimenti legislativi o in seguito ad accordi stretti con i pescatori) a risarcire i danni provocati dal pesticida, l’utilizzo del clordecone sarebbe stato considerevolmente ridotto. In altri casi, come quello relativo all’abuso di antibiotici, individuare un trattamento è più difficile ed è necessario fare appello al senso di responsabilità degli individui verso gli altri.

TRATTAMENTO: regolamentare le azioni che impongono costi a terzi, o imporre a chi le compie di compensare tali costi.

proprietà privata
Il diritto di godere dei beni in proprio possesso nella maniera che si preferisce, di escludere chiunque altro dal loro utilizzo e di trasferirne la proprietà attraverso la donazione o la vendita. Vedi anche: diritto di proprietà
diritti di proprietà
Protezione legale che conferisce al possessore di un bene il diritto a trarne beneficio, quello di venderlo e quello di escludere gli altri dal suo utilizzo.
contratto
Un contratto è un accordo che specifica le azioni che sono tenuti a intraprendere coloro che lo sottoscrivono.
norma sociale
Un tacito accordo, condiviso dalla maggior parte dei membri di una collettività, sulle azioni da intraprendere quando il comportamento di qualcuno ha conseguenze per gli altri.

Per comprendere perché il mercato possa fallire, può essere d’aiuto ricordare quali condizioni ne permettono l’esistenza. Come abbiamo visto nel Capitolo 1, la proprietà privata rappresenta un requisito fondamentale per il funzionamento di ogni sistema di mercato. Se un bene viene venduto e comprato, deve essere possibile rivendicare il diritto di possederlo. Un acquisto altro non è che il trasferimento di un diritto di proprietà dal venditore al compratore. Se non avessimo la sicurezza che il nostro diritto a possedere un bene è riconosciuto dagli altri (e, se necessario, difeso da possibili violazioni), probabilmente non saremmo disposti a pagare per acquistarlo.

L’esistenza e il funzionamento di un mercato presuppongono dunque la presenza di istituzioni e norme sociali. Le autorità politiche hanno introdotto leggi e meccanismi sanzionatori che garantiscono i diritti di proprietà e il rispetto dei contratti. Le norme sociali fanno sì che i diritti di proprietà altrui vengano rispettati anche nei casi in cui è improbabile o impossibile garantirne l’esecuzione ricorrendo al sistema giudiziario.

Secondo il premio Nobel Douglass North, le istituzioni non solo sono necessarie a garantire il funzionamento dei mercati, ma condizionano in modo decisivo la crescita economica di lungo periodo. Il ruolo delle istituzioni nel determinare la crescita economica è stato riconosciuto anche da Daron Acemoglu, Simon Johnson e James Robinson nei loro studi sulle ragioni per le quali alcune nazioni sono diventate ricche e prospere e altre no.

  • Acemoglu, D., S. Johnson e J. A. Robinson (2005), “Institutions as a fundamental cause of long-run growth”, in Handbook of Economic Growth, Volume 1A, a cura di P. Aghion e S. N. Durlauf, North Holland, Amsterdam.
  • Acemoglu, D. e J. A. Robinson (2012), Why Nations Fail: The Origins of Power, Prosperity and Poverty, Crown Publishers, New York (trad. it. Perché le nazioni falliscono?, Il Saggiatore, Milano, 2013).
  • North, D. C. (1990), Institutions, Institutional Change and Economic Performance, Cambridge University Press, Cambridge (UK) (trad. it. Istituzioni, cambiamento istituzionale, evoluzione dell’economia, Il Mulino, Bologna, 1994).

Ogni volta che paghiamo un certo ammontare per l’acquisto di un bene — un paio di scarpe, ad esempio — stipuliamo implicitamente un contratto con il venditore. In presenza di un sistema legale funzionante in grado di tutelare i nostri diritti di proprietà, è verosimile aspettarsi che il contratto sarà onorato. Arrivati a casa e aperta la scatola contenente le nostre scarpe, troveremo il prodotto da noi acquistato — e, nel caso le scarpe siano difettose o non corrispondano a quelle per cui abbiamo pagato, potremo ottenere un rimborso o una sostituzione. Il quadro di “regole del gioco” entro il quale avvengono gli scambi di mercato è determinato dalle leggi. Tuttavia, il ricorso ai tribunali è relativamente raro, grazie alla presenza di norme sociali che motivano acquirenti e venditori a comportarsi secondo le regole anche in assenza di un contratto vero e proprio o del trasferimento di un titolo legale di proprietà.

Le transazioni più complesse richiedono in genere la stipula di contratti in forma scritta che, in caso di controversie, possono essere utilizzati come prova in tribunale. Uno scrittore, ad esempio, potrebbe firmare un contratto che attribuisce all’editore il diritto esclusivo di pubblicarne le opere. Contratti come questo regolano i rapporti, e in particolare i rapporti lavorativi, tra le parti coinvolte per un determinato periodo di tempo. Il diritto di un lavoratore a lavorare un numero di ore non superiore a quello previsto dal contratto, e di ricevere in cambio la somma pattuita in sede di stipula contrattuale, è tutelato dalla possibilità di avviare un’azione giudiziaria in caso di mancato rispetto da parte del datore di lavoro degli accordi presi. Leggi e consuetudini giuridiche possono anche facilitare il funzionamento dei mercati prevedendo forme di compensazione per gli individui danneggiati dai comportamenti altrui. La legislazione in materia di responsabilità civile prevede ad esempio che il produttore di un bene sia responsabile per i danni ai consumatori causati da prodotti difettosi e prevede per i datori di lavoro il dovere di salvaguardare la salute fisica e psichica dei propri dipendenti, garantendo loro un ambiente di lavoro sicuro e salubre. I trasgressori possono incorrere in sanzioni severe.

Molti tra i problemi che affronteremo in questo capitolo sono legati alle difficoltà che emergono al momento di scrivere un contratto e definire i diritti di proprietà. Vi sono beni di fondamentale importanza (ad esempio un ambiente incontaminato) che non possono essere comprati o venduti.

Esercizio 12.1 Diritti di proprietà e contratti in Madagascar

Marcel Fafchamps e Bart Minten hanno studiato il funzionamento del mercato del grano in Madagascar alla fine degli anni Novanta: anche in una situazione nella quale le istituzioni preposte all’applicazione dei diritti di proprietà e dei contratti erano particolarmente deboli, furti e violazioni dei contratti restavano fenomeni rari.2

I commercianti di grano evitavano i furti mantenendo un livello di scorte molto ridotto e, se necessario, dormendo nei granai. Sceglievano di non assumere lavoratori per paura di eventuali furti da parte di questi ultimi. Quando si trattava di trasportare i loro beni, erano soliti viaggiare in carovane e pagare tangenti per assicurare la protezione dei carichi. La maggior parte delle transazioni aveva la forma “cash and carry”, ossia comportava il pagamento del prezzo per intero al momento dell’acquisto e la consegna immediata al compratore. Solo a seguito di ripetute interazioni tra gli stessi agenti di instauravano relazioni di fiducia reciproca.

  1. Alla luce di queste osservazioni, è corretto affermare che i mercati non necessitano di istituzioni legali per funzionare?
  2. Considerate alcune transazioni di mercato nelle quali siete stati coinvolti. Questi mercati potrebbero funzionare in assenza di un sistema legale? E in che modo sarebbero differenti?
  3. Riuscite a pensare a un esempio di mercato in cui le interazioni ripetute facilitano gli scambi?
  4. Perché il ripetersi di un’interazione tra gli stessi soggetti potrebbe giocare un ruolo importante anche in presenza di un sistema legale?

12.1 Gli effetti esterni dell’inquinamento

fallimento del mercato
Si dice di una situazione nella quale il mercato alloca le risorse in maniera non Pareto-efficiente.

Quando il mercato conduce a un’allocazione Pareto-inefficiente diciamo di essere in presenza di un fallimento del mercato. Abbiamo visto un esempio di fallimento del mercato nel Capitolo 7: le decisioni di produzione di un’impresa che realizza un bene differenziato (come un’automobile) portano a imporre un prezzo superiore al costo marginale. Nel Capitolo 8, al contrario, abbiamo visto che l’allocazione di equilibrio di un mercato perfettamente concorrenziale massimizza il surplus totale ed è Pareto-efficiente se nessun altro individuo risente delle decisioni di consumo e produzione.

Quando le azioni di produttori e consumatori hanno effetti su soggetti terzi, non coinvolti nello scambio, è probabile che la condizione di Pareto-efficienza non sia verificata e che si abbia un altro caso di fallimento del mercato. L’analisi dei benefici dello scambio deve tener conto non solo dei surplus di produttori e consumatori, ma anche dei costi o benefici percepiti da tutti gli individui che, pur non impegnati nello scambio, ne subiscono gli effetti. I batteri resistenti ai farmaci sviluppatisi a causa dell’eccessivo ricorso agli antibiotici, ad esempio, potrebbero colpire un individuo che non ha mai acquistato né venduto un antibiotico.

esternalità
Effetto positivo o negativo, dovuto a una decisione di produzione, consumo o altro, su una terza persona che non è inclusa nel contratto come destinatario di tale effetto. Viene chiamata anche effetto esterno perché si tratta di una conseguenza che è esterna rispetto al contratto. Vedi anche: contratto incompleto, fallimento del mercato

Parliamo in questo caso di effetti esterni o esternalità. L’inquinamento e la congestione stradale sono esternalità negative; specularmente, quando la decisione di un soggetto comporta benefici non compensati per altri soggetti parliamo di esternalità positive.

Per comprendere cosa sia un’esternalità, torniamo all’esempio del pesticida nelle piantagioni di Guadalupa e Martinica, e immaginiamo per un momento che le piantagioni di banane e gli stabilimenti ittici siano di proprietà di una stessa impresa. I proprietari dell’impresa devono decidere se trattare o no le piantagioni con clordecone, sapendo che l’uso del pesticida avrà effetto non solo sulla produzione di banane ma anche sulle attività degli stabilimenti ittici. Vi è dunque un trade-off tra i benefici relativi al mercato delle banane e i costi relativi al mercato del pesce.

La proprietà congiunta di piantagioni e stabilimenti ittici avrebbe permesso di internalizzare gli effetti ambientali del pesticida. Diverso era tuttavia il contesto nel quale tale decisioni venivano prese nel caso delle piantagioni di Guadalupa e Martinica, visto che a trarre beneficio dall’uso del pesticida erano unicamente gli imprenditori agricoli, mentre a sopportarne i costi erano i pescatori; di conseguenza, l’effetto inquinante del pesticida sulle acque locali non era dunque tenuto in considerazione dai produttori di banane.

costo marginale privato
Costo sostenuto da un produttore per la produzione di un’unità aggiuntiva di bene, quando non si considerano i costi che questa decisione può imporre a terzi. Vedi anche: costo marginale sociale
costo marginale sociale
Il costo per la produzione di un’unità aggiuntiva di un bene, calcolato considerando sia il costo per il produttore che i costi sostenuti da altri individui su cui impatta la produzione del bene. Il costo marginale sociale è la somma del costo marginale privato e del costo marginale esterno (ovvero il costo sostenuto da soggetti diversi dal produttore del bene).

Al fine di illustrare l’effetto di un’esternalità, immaginiamo una situazione fittizia analoga a quella dell’uso dei pesticidi nelle isole di Guadalupa e Martinica. la figura 12.1 rappresenta il costo marginale relativo alla coltivazione di banane in un’isola caraibica immaginaria nella quale viene utilizzato un pesticida che provoca danni all’attività di pesca (nel nostro esempio escludiamo invece danni diretti alla salute della popolazione). Il costo marginale sopportato dai produttori di banane è detto costo marginale privato. Esso è rappresentato da una curva crescente, visto che il costo di una tonnellata addizionale di banane è tanto più alto quanto più intensivi sono lo sfruttamento dei terreni coltivabili e l’utilizzo del pesticida. Il costo marginale sociale è maggiore di quello privato in quanto include anche il costo sopportato dai pescatori danneggiati dall’utilizzo del pesticida.

costo marginale esterno
Costo di produzione di un’unità aggiuntiva di un bene sostenuto da soggetti diversi dal produttore del bene. Vedi anche: costo marginale privato, costo marginale sociale

Costo marginale della produzione di banane utilizzando il pesticida.

Figura 12.1 Costo marginale della produzione di banane utilizzando il pesticida.

Il costo marginale privato

La curva viola rappresenta il costo marginale sostenuto dai produttori di banane, ossia il loro costo marginale privato. Essa è crescente perché il costo di una tonnellata addizionale di banane è tanto più elevato quanto più intensivi sono lo sfruttamento dei terreni coltivabili e l’utilizzo del pesticida.

Figura 12.1a La curva viola rappresenta il costo marginale sostenuto dai produttori di banane, ossia il loro costo marginale privato. Essa è crescente perché il costo di una tonnellata addizionale di banane è tanto più elevato quanto più intensivi sono lo sfruttamento dei terreni coltivabili e l’utilizzo del pesticida.

Il costo marginale esterno

La linea arancione rappresenta il costo marginale imposto dai proprietari delle piantagioni di banane sui pescatori — il costo marginale esterno. Esso rappresenta il costo dovuto alla riduzione della qualità e quantità del pesce venduto per ogni tonnellata addizionale di banane prodotta.

Figura 12.1b La linea arancione rappresenta il costo marginale imposto dai proprietari delle piantagioni di banane sui pescatori — il costo marginale esterno. Esso rappresenta il costo dovuto alla riduzione della qualità e quantità del pesce venduto per ogni tonnellata addizionale di banane prodotta.

Il costo marginale sociale

Sommando costo marginale privato e costo marginale esterno si ottiene il costo marginale totale relativo alla produzione di banane, detto costo marginale sociale, che nel grafico corrisponde alla curva verde.

Figura 12.1c Sommando costo marginale privato e costo marginale esterno si ottiene il costo marginale totale relativo alla produzione di banane, detto costo marginale sociale, che nel grafico corrisponde alla curva verde.

Il costo totale esterno

L’area evidenziata nella figura rappresenta il costo totale esterno sostenuto dai pescatori a causa dell’utilizzo del pesticida da parte dei proprietari delle piantagioni di banane. Esso è ottenuto sommando le differenze tra il costo marginale esterno e il costo marginale privato per ciascuna unità di prodotto.

Figura 12.1d L’area evidenziata nella figura rappresenta il costo totale esterno sostenuto dai pescatori a causa dell’utilizzo del pesticida da parte dei proprietari delle piantagioni di banane. Esso è ottenuto sommando le differenze tra il costo marginale esterno e il costo marginale privato per ciascuna unità di prodotto.

Come si può osservare guardando la figura 12.1, il costo marginale sociale relativo alla produzione di banane è superiore al costo marginale privato. Per sottolineare ulteriormente cosa ciò comporti, supponiamo che il mercato all’ingrosso delle banane sia perfettamente competitivo e che il prezzo di mercato sia di 400 $ per tonnellata. Se i produttori di banane agiscono con il fine di massimizzare i propri profitti, essi sceglieranno un volume di produzione tale da eguagliare il prezzo al proprio costo marginale (ossia il costo marginale privato). La figura 12.2 mostra che in questo caso la produzione totale sarebbe pari a 80.000 tonnellate di banane (punto A). Pur massimizzando i profitti dei proprietari delle piantagioni, la decisione di produrre 80.000 tonnellate di banane non tiene però conto del costo imposto ai pescatori e non conduce dunque ad un esito Pareto-efficiente.

La scelta del livello di produzione di banane.

Figura 12.2 La scelta del livello di produzione di banane.

Cosa accadrebbe se i proprietari delle piantagioni di banane decidessero di ridurre la produzione? Essi vedrebbero i propri profitti calare, mentre i pescatori beneficerebbero della decisione. Il fatto che una variazione della produzione avvantaggi gli uni e svantaggi gli altri non significa tuttavia che la situazione di partenza sia Pareto-efficiente; possiamo infatti immaginare che i pescatori riescano a persuadere i proprietari delle piantagioni a produrre una tonnellata in meno: i primi guadagnerebbero 270 $ — una cifra pari al costo sopportato in conseguenza della produzione dell’ultima tonnellata di banane. I proprietari delle piantagioni, d’altro canto, non perderebbero quasi nulla: i loro ricavi calerebbero di 400 $, ma i loro costi diminuirebbero quasi dello stesso ammontale, visto che in corrispondenza di un livello di produzione di 80.000 tonnellate il costo marginale privato eguaglia il prezzo.

Qualora i pescatori pagassero ai coltivatore un ammontare maggiore di zero e inferiore a 270 $, dunque, entrambe le parti trarrebbero beneficio dalla decisione di ridurre la produzione di banane da 80.000 a 79.999 tonnellate.

Viene a questo punto naturale chiedersi se sia possibile, a fronte di un ulteriore pagamento, ridurre la produzione di banane a 79.998 tonnellate. Essendo il costo marginale esterno che grava sui pescatori superiore al surplus di cui beneficiano i proprietari delle piantagioni (pari alla differenza tra prezzo e costo marginale privato), questa possibilità continuerebbe a essere vantaggiosa per entrambe le parti.

Fino a che punto sarebbe possibile ridurre la produzione? Guardando la figura 12.2, consideriamo il punto in corrispondenza del quale il prezzo delle banane è pari al costo marginale sociale. L’uguaglianza è verificata per un volume di produzione pari a 38.000 tonnellate. Oltre questo livello, la possibilità di pagare i proprietari delle piantagioni per ridurre la produzione cessa di essere giudicata dai pescatori vantaggiosa: se il volume di banane prodotte fosse ridotto ulteriormente, infatti, la perdita subita dai proprietari delle piantagioni (la differenza tra prezzo e costo marginale privato) sarebbe superiore al guadagno percepito dai pescatori (la differenza tra costo marginale sociale e costo privato, pari al costo marginale esterno). In questo caso, la somma che i pescatori sarebbero disposti a pagare non sarebbe sufficiente a indurre i proprietari delle piantagioni a ridurre la produzione. Il volume di produzione Pareto-efficiente è dunque pari a 38.000 tonnellate. Riassumendo:

In generale, le sostanze inquinanti come il nostro pesticida sono in grado di garantire benefici privati a chi li utilizza ma impongono un costo esterno alle altre imprese e a tutti gli individui interessati dal degrado ambientale provocato. Per la società nel complesso ciò rappresenta un fallimento del mercato, che determina un eccessivo utilizzo degli agenti inquinanti e un volume di produzione (di banane, nel nostro esempio) superiore a quello Pareto-efficiente.

Leibniz: Gli effetti esterni dell’inquinamento

Le caratteristiche del fallimento del mercato descritto sono riassunte nella tabella 12.1. Nei prossimi paragrafi, presenteremo tabelle analoghe per descrivere gli effetti di altri fallimenti del mercato e facilitare la comparazione.

Decisione Un’impresa utilizza un pesticida inquinante
Effetto esterno Inquinamento delle falde acquifere
Costo o beneficio Beneficio privato, costo esterno
Inefficienza allocativa Sovra-utilizzo del pesticida, sovrapproduzione della coltura per cui il pesticida è utilizzato
Parole chiave Esternalità negativa, spillover ambientale

Fallimento del mercato causato dell’inquinamento.

Tabella 12.1 Fallimento del mercato causato dell’inquinamento.

Domanda 12.1 Scegli le risposte corrette

Uno stabilimento industriale è situato a fianco del dormitorio utilizzato da un gruppo di infermiere che fanno il turno di notte. Lo stabilimento produce 120 robot umanoidi al giorno. Il processo produttivo è molto rumoroso e disturba il sonno delle infermiere. Sulla base di queste informazioni, quale tra le seguenti affermazioni è corretta?

  • Il costo marginale privato corrisponde al costo totale che l’impresa sostiene per produrre 120 robot al giorno.
  • Il costo marginale sociale corrisponde al disagio sofferto dalle infermiere a causa della produzione di un robot addizionale.
  • Il costo marginale esterno è dato dal costo sostenuto dall’impresa più il costo del disagio per le infermiere derivante dalla produzione di un robot addizionale.
  • Il costo totale esterno corrisponde al costo totale giornaliero imposto alle infermiere (il costo del sonno perduto) a causa dell’attività dello stabilimento.
  • Il costo marginale privato dell’impresa è il costo che essa sostiene per produrre un robot addizionale.
  • Il costo marginale sociale è dato dal costo marginale sostenuto dall’impresa più il costo del disagio sofferto dalle infermiere a causa della produzione di un robot addizionale. Esso corrisponde alla somma di costo marginale privato e costo marginale esterno.
  • Il costo marginale esterno corrisponde al costo del disagio sofferto dalle infermiere a causa della produzione di un robot addizionale.
  • Il costo totale esterno è dato dalla somma dei costi marginali esterni relativi alla produzione di tutti i robot. Esso corrisponde dunque al costo totale imposto alle infermiere a fronte della produzione dei 120 robot.

12.2 Esternalità e contrattazione

Per spiegare che l’allocazione di mercato (la scelta di produrre 80.000 tonnellate di banane utilizzando il pesticida) non è Pareto-efficiente, abbiamo mostrato che proprietari delle piantagioni e pescatori possono trarre beneficio da un accordo che prevede una riduzione della produzione a fronte di una compensazione monetaria.

Se pescatori e proprietari delle piantagioni potessero effettivamente negoziare un accordo di questo tipo, il fallimento del mercato potrebbe essere corretto. In un caso del genere parleremmo di contrattazione à la Coase, riferendosi all’intuizione sviluppata dall’economista Ronald Coase, secondo cui, quando si tratta di correggere l’inefficienza allocativa dovuta a un’esternalità, le soluzioni negoziate privatamente tra le parti possono in molti casi risultare essere preferibili all’intervento pubblico. Secondo Coase, infatti, gli agenti coinvolti nella contrattazione conoscono il problema meglio del governo e per questa ragione possono raggiungere più facilmente un esito efficiente.

costi di transazione
Costi che, in un contratto, ostacolano la negoziazione o il raggiungimento di un accordo. Includono i costi di acquisire informazioni sul bene oggetto dello scambio e i costi che si prevede di sostenere per far osservare i termini del contratto.

Grandi economisti Ronald Coase

Ronald Coase Cisiamo imbattuti per la prima volta in Ronald Coase (1910–2013) nel Capitolo 6, discutendo l’idea di impresa come organizzazione gerarchica. Tra i suoi contributi più conosciuti vi è anche quello relativo all’utilizzo della contrattazione privata per risolvere i fallimenti del mercato.

L’idea suggerita da Coase è che, quando un soggetto è impegnato in un’attività che ha come effetto collaterale l’imposizione di un danno su qualcun altro, una soluzione negoziata privatamente tra i due sarebbe in grado di determinare un’allocazione Pareto-efficiente delle risorse. Per illustrare il suo ragionamento egli utilizzò l’esempio di una causa civile — Sturges contro Bridgman — che aveva visto coinvolti un medico e un pasticciere. Il pasticciere Bridgemen aveva utilizzato per anni macchinari che generavano rumore e vibrazioni; ciò non aveva creato problemi fino a che il suo vicino, il dottor Sturges, non aveva deciso di aprire uno studio medico adiacente alla cucina in cui venivano prodotti i dolci. I tribunali imposero a Bridgman un’ingiunzione che gli vietava di utilizzare le sue macchine.

Coase notò che, una volta riconosciuto il diritto del dottore a impedire l’uso dei macchinari, le due parti avrebbero potuto modificare l’esito della controversia. Il dottore avrebbe potuto rinunciare al proprio diritto al silenzio in cambio del pagamento di un adeguato risarcimento, e il pasticciere avrebbe potuto a sua volta accettare di pagare se il valore della sua attività fosse stato superiore al costo imposto al medico.

In effetti, tenendo conto della possibilità di un tale accordo tra i due, la decisione del tribunale di dar ragione a Sturges invece che a Bridgman era ininfluente rispetto all’utilizzo dei macchinari oggetto della controversia: qualora le cose fossero andate diversamente, e a Bridgman fosse stato riconosciuto il diritto all’uso dei macchinari, il dottore avrebbe potuto pagarlo per non fare rumore, e questo sarebbe avvenuto se e solo se i costi sostenuti dal medico fossero stati maggiori dei profitti del pasticciere.

In altre parole, La contrattazione privata avrebbe fatto sì che i macchinari fossero utilizzato se e solo se il loro utilizzo, accompagnato dal pagamento di un risarcimento, avesse portato un vantaggio ad entrambe le parti, assicurando il raggiungimento di un esito Pareto-efficiente. La contrattazione avrebbe spinto il pasticciere a tenere conto non soltanto del costo marginale relativo all’utilizzo dei macchinari ma anche del costo esterno imposto al dottore, prendendo dunque in considerazione l’intero costo sociale. Una volta incluso il costo sostenuto per risarcire il dottore, il prezzo avrebbe fornito un segnale corretto al pasticciere. Al pari della disciplina della responsabilità civile, la contrattazione privata può pertanto assicurare che coloro che subiscono danni siano risarciti e che coloro che li causano facciano il possibile per evitarli.

Riassumendo:

  • il ruolo del tribunale è quello di fornire una valutazione iniziale dei diritti delle parti coinvolte — il diritto di Sturges alla quiete o il diritto di Bridgman a svolgere la propria attività facendo rumore;
  • fintanto che la contrattazione privata massimizza i benefici potenziali dello scambio, il risultato è (per definizione) Pareto-efficiente indipendentemente da quale sia stata la decisione del tribunale;
  • potremmo obiettare alla decisione del tribunale sulla base del fatto che essa determina una distribuzione dei profitti iniqua, ma comunque uno la pensi su questo aspetto (Coase suggeriva che le questioni di equità dovessero essere trattate a parte) il risultato finale sarà Pareto-efficiente.

Coase stesso ha sottolineato che la possibilità da lui indicata ha spesso una rilevanza pratica limitata a causa degli elevati costi di negoziazione — più spesso chiamati costi di transazione — e degli altri ostacoli che impediscono alle parti di sfruttare tutti i possibili vantaggi dello scambio e quindi di raggiungere un esito Pareto-efficiente. Se, ad esempio, il produttore di caramelle non avesse modo di verificare a quanto ammontano i costi imposti dalle proprie attività al dottore, quest’ultimo avrebbe un incentivo a esagerarli per negoziare un accordo più vantaggioso. Le difficoltà nel valutare i costi subiti e i benefici percepiti dalle parti coinvolte rappresentano una componente importante dei costi di una transazione, che potrebbero essere tanto elevati da rendere la contrattazione impossibile.

L’analisi di Coase suggerisce che i costi di transazione dovuti all’assenza di diritti di proprietà ben definiti e ad altri impedimenti possono precludere il ricorso alla contrattazione come strumento per la correzione delle esternalità. Nel Capitolo 4 abbiamo visto come la negoziazione possa fallire anche quando l’esito viene giudicato ingiusto da una delle parti coinvolte. Resta tuttavia importante il fatto che, in presenza di un contesto giuridico ben definito, nel quale una delle parti è titolare del diritto iniziale di produrre l’esternalità (o impedirne la produzione) e in cui tale diritto può essere scambiato tra le parti, non vi sarebbe bisogno di ulteriori interventi per correggere la presenza di esternalità.

Fino a questo momento, parlando di diritti di proprietà abbiamo probabilmente indotto a pensare alla proprietà di beni comunemente scambiati sui mercati, come il cibo, i vestiti o le abitazioni. Nell’accezione suggerita da Coase, tuttavia, possiamo pensare a qualsiasi diritto, inclusi ad esempio il diritto di fare rumore o di vivere in un ambiente silenzioso, come a beni che possono divenire oggetto di contrattazione e di scambio contro un corrispettivo monetario.

opzione di riserva
La migliore alternativa all’opzione disponibile nell’ambito di una transazione. Vedi anche: prezzo di riserva

Vediamo dunque come la contrattazione privata possa rappresentare una soluzione al problema dei pesticidi. L’utilizzo del pesticida è inizialmente legale: l’attribuzione iniziale dei diritti è cioè tale da permettere ai proprietari delle piantagioni di utilizzare il pesticida e li induce produrre 80.000 tonnellate di banane. Questa allocazione, i profitti ad essa corrispondenti e il relativo danno ambientale rappresentano dunque l’opzione di riserva di proprietari delle piantagioni e pescatori, ossia ciò che le parti coinvolte otterranno in assenza di un accordo.

Affinché pescatori e proprietari delle piantagioni siano in grado di negoziare in modo efficace, è necessario che essi si organizzino in modo che una singola persona (fisica o giuridica) sia legittimata a stringere accordi validi per tutto il gruppo. Immaginiamo quindi che il rappresentante di un’associazione di pescatori avvii una negoziazione con il rappresentante di un’associazione dei proprietari delle piantagioni. Per semplicità assumiamo che, al momento, non vi siano alternative percorribili all’utilizzo del pesticida e che la contrattazione riguardi quindi unicamente il livello di produzione di banane.

Entrambe le parti coinvolte dovrebbero riconoscere che la stipula di accordo che preveda una riduzione dell’output al livello Pareto-efficiente è in grado di generare mutui benefici. Nella figura 12.3 la situazione precedente l’inizio della contrattazione è rappresentata dal punto A e la quantità Pareto-efficiente è pari a 38.000 tonnellate. L’area colorata rappresenta dunque il guadagno (derivante da un’acqua più pulita) che i pescatori otterrebbero nel caso in cui la produzione di banane venisse ridotta da 80.000 a 38.000 tonnellate. Una riduzione della produzione di banane, tuttavia, comporterebbe un profitto minore per i proprietari delle piantagioni. La figura illustra che la riduzione dei profitti è minore del guadagno percepito dai pescatori, e vi è quindi la possibilità di un guadagno sociale netto che le parti potrebbero spartirsi con la contrattazione.

I benefici della negoziazione.

Figura 12.3 I benefici della negoziazione.

Lo status quo

La situazione precedente la negoziazione è rappresentata dal punto A. La quantità Pareto-efficiente di banane è pari a 38.000 tonnellate. L’area colorata rappresenta il guadagno (dovuto a una riduzione dei costi) ottenuto dai pescatori nel caso in cui la produzione di banane venga ridotta da 80.000 a 38.000 tonnellate.

Figura 12.3a La situazione precedente la negoziazione è rappresentata dal punto A. La quantità Pareto-efficiente di banane è pari a 38.000 tonnellate. L’area colorata rappresenta il guadagno (dovuto a una riduzione dei costi) ottenuto dai pescatori nel caso in cui la produzione di banane venga ridotta da 80.000 a 38.000 tonnellate.

La diminuzione dei profitti

Ridurre la produzione da 80.000 a 38.000 tonnellate fa sì che la produzione dei proprietari delle piantagioni si riduca. La diminuzione dei profitti corrisponde all’area in azzurro.

Figura 12.3b Ridurre la produzione da 80.000 a 38.000 tonnellate fa sì che la produzione dei proprietari delle piantagioni si riduca. La diminuzione dei profitti corrisponde all’area in azzurro.

Il guadagno sociale netto

Il guadagno sociale netto, dato dalla differenza tra il guadagno percepito dai pescatori e la perdita sopportata dai proprietari delle piantagioni, corrisponde all’area in verde.

Figura 12.3c Il guadagno sociale netto, dato dalla differenza tra il guadagno percepito dai pescatori e la perdita sopportata dai proprietari delle piantagioni, corrisponde all’area in verde.

offerta minima accettabile
Nel gioco dell’ultimatum, l’offerta più bassa fatta dal Proponente che non viene rifiutata dal Rispondente. Questa locuzione si usa spesso nell’ambito di una contrattazione, per indicare l’offerta più svantaggiosa tra quelle che una delle parti considera accettabili.

Poiché il guadagno percepito dai pescatori è superiore alla perdita sopportata dai proprietari delle piantagioni, i primi sarebbero disposti a pagare i secondi (ammesso che abbiano le risorse economiche per farlo) perché riducano la produzione di banane a 38.000 tonnellate. L’offerta minima accettabile per i proprietari delle piantagioni corrisponde a ciò che perderebbero rispetto alla situazione iniziale, e corrisponde all’area colorata in azzurro. Se i proprietari delle piantagioni accettassero questa somma come risarcimento, i pescatori otterrebbero un guadagno netto dall’accordo pari al guadagno sociale netto, mentre i proprietari delle piantagioni avrebbero un profitto pari a quello della situazione iniziale.

Analogamente, la somma massima che i pescatori sarebbero disposti a pagare è determinata dalla loro opzione di riserva, e corrisponde pertanto alla somma delle aree azzurra e verde. Se questa fosse la somma pagata ai proprietari delle piantagioni, questi otterrebbero l’intero guadagno sociale netto, mentre i pescatori non otterrebbero alcun guadagno rispetto alla situazione iniziale. Come abbiamo spiegato nel Capitolo 5, il pagamento sul quale le parti si accorderanno, compreso tra l’ammontare minimo e massimo, dipende dal potere contrattuale dei due gruppi.

Il fatto che siano i pescatori a dover pagare per ridurre il livello di inquinamento potrebbe essere giudicato ingiusto. Al livello Pareto-efficiente di produzione di banane, non soltanto l’industria della pesca continuerebbe a subire (almeno in parte) gli effetti negativi dell’inquinamento, ma dovrebbe pagare per evitare un maggiore livello di inquinamento. Questo accade perché abbiamo assunto che i proprietari delle piantagioni godano per legge del diritto di utilizzare il pesticida.

Una diversa attribuzione dei diritti, che garantisse ai pescatori il diritto alla pulizia dell’acqua, darebbe un altro esito: in questo caso, sarebbero i proprietari della piantagioni che intendono utilizzare il pesticida a dover proporre ai pescatori un accordo in modo che questi ultimi rinuncino a parte del loro diritto all’acqua pulita; i proprietari delle piantagioni dovrebbero risarcire i pescatori, così da consentire il raggiungimento del livello Pareto-efficiente di produzione di banane. In linea di principio, la negoziazione consente il raggiungimento di un’allocazione Pareto-efficiente indipendentemente dalla specifica attribuzione iniziale dei diritti di proprietà (il diritto dei proprietari delle piantagioni a inquinare o il diritto dei pescatori all’acqua pulita). L’allocazione iniziale dei diritti, tuttavia, ha un effetto molto significativo sulla distribuzione del maggiore surplus derivante dal raggiungimento di una soluzione efficiente.

Chi inquina paga

Secondo la Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite tenutasi a Rio nel 1992,

Le autorità nazionali devono adoperarsi a promuovere l’internalizzazione dei costi per la tutela ambientale e l’uso di strumenti economici, considerando che, in linea di principio, è l’inquinatore a dover sostenere il costo dell’inquinamento, tenendo nel debito conto l’interesse pubblico e senza alterare il commercio internazionale e gli investimenti.

Le soluzioni descritte in questo capitolo sono compatibili con questo principio. Accordando ai pescatori il diritto alla pulizia dell’acqua, o obbligando i proprietari delle piantagioni a pagare una somma compensatoria, è possibile far sì che questi ultimi sostengano un costo pari almeno a quello imposto all’industria della pesca. Anche l’introduzione di un’imposta si tradurrebbe in un costo per le imprese inquinanti; in questo caso, tuttavia, la somma versata dai proprietari delle piantagioni non sarebbe incassata dai pescatori ma dallo Stato.

Coase sapeva bene che la presenza di ostacoli alla contrattazione può impedire il raggiungimento di un esito Pareto-efficiente. Tali ostacoli includono:

L’esempio dei pesticidi illustra che, per quanto la correzione dei fallimenti del mercato tramite contrattazione non richieda l’intervento diretto dello Stato, essa non può prescindere dalla presenza di un sistema legale che assicuri il rispetto dei contratti. Inoltre, anche in presenza di un sistema legale ben funzionante, i costi di transazione (legati, ad esempio, al problema di agire collettivamente e alle asimmetrie informative) possono essere tali da rendere improbabile la correzione dei fallimenti del mercato per mezzo delle sole contrattazioni private.

Esercizio 12.2 Potere contrattuale

Con riferimento all’esempio delle piantagioni di banane e dei pescatori, spiegate da cosa potrebbe dipendere il potere contrattuale delle parti coinvolte.

Esercizio 12.3 Un’esternalità positiva

Considerate un apicoltore che produce miele e lo vende ad un certo prezzo.

  1. Disegnate un grafico il cui asse orizzontale misura la quantità di miele, rappresentando il costo marginale privato come una funzione crescente della quantità prodotta e il prezzo del miele come una retta orizzontale. Individuate la quantità di miele che massimizza i profitti dell’apicoltore.
  2. Per l’apicoltore, il beneficio privato marginale relativo alla produzione di un chilogrammo di miele è pari al prezzo. L’attività delle api produce però come esteranlità positiva l’impollinazione degli alberi di un agricoltore nelle vicinanze. Disegnate una linea sul diagramma che rappresenti il beneficio marginale sociale relativo alla produzione di miele. Individuate il livello Pareto-efficiente di produzione di miele: è maggiore o minore del livello che massimizza i profitti dell’apicoltore?
  3. Spiegate quale potrebbe essere l’esito di una contrattazione privata tra l’apicoltore e l’agricoltore.

Domanda 12.2 Scegli le risposte corrette

Il grafico sottostante rappresenta il costo marginale privato e il costo marginale sociale relativi alla produzione di robot umanoidi di cui abbiamo già parlato nella Domanda 12.1

CMP e CMS dello stabilimento di produzione dei robot.

Supponiamo che il mercato dei robot sia concorrenziale e che il prezzo di mercato sia pari a 340 $. Lo stabilimento produce attualmente 120 unità al giorno, ma una quantità pari a 80 unità giornaliere sarebbe Pareto-efficiente. Quali tra le seguenti affermazioni sono corrette?

  • La somma minima che l’impresa accetterebbe per ridurre la produzione a 80 unità giornaliere è di 1.600 $.
  • La somma massima che le infermiere sarebbero disposte a pagare per ridurre la produzione di robot a 80 unità giornaliere è di 2.400 $.
  • L’impresa non ridurrebbe la produzione a 80 unità giornaliere a meno di ricevere un pagamento pari o superiore a 4.000 $.
  • Il guadagno sociale netto risultante dalla riduzione della produzione a 80 unità giornaliere dipende dall’ammontare pagato dalle infermiere all’impresa.
  • Il pagamento minimo accettabile per l’impresa corrisponde alla perdita di surplus corrispondente all’area colorata in verde, pari a 0,5 × (340-260) × 40 = 1.600 $.
  • L’ammontare massimo che le infermiere sarebbero disposte a pagare corrisponde al guadagno totale, in termini di minore disagio, associato alla riduzione della produzione. Tale ammontare corrisponde all’intera area ombreggiata e misura ((80 + 120) × 40)/2 = 4.000 $.
  • 4.000 $ sono il massimo che le infermiere sarebbero disposte a pagare (l’intera area ombreggiata). L’offerta minima accettabile corrisponde invece all’area colorata in giallo.
  • Il guadagno sociale netto èdato dalla differenza tra la riduzione del costo sopportato dalle infermiere e la perdita di profitto registrata dall’impresa, corrisponde all’area colorata in blu. Esso non è influenzato dall’ammontare del pagamento, che determina unicamente la distribuzione del guadagno sociale netto tra le parti coinvolte.

Domanda 12.3 Scegli le risposte corrette

Supponiamo che il rumore prodotto dall’attività produttiva di un’impresa disturbi il sonno di un gruppo di infermiere che riposano in un vicino dormitorio. Ipotizziamo inoltre che non vi siano costi di transazione che impediscono la contrattazione à la Coase. Quali tra le seguenti affermazioni sono corrette?

  • Il fatto che il livello di produzione finale sia Pareto-efficiente o meno dipende dalla distribuzione iniziale dei diritti di proprietà.
  • Per le infermiere l’esito della contrattazione con l’impresa sarebbe più favorevole se esse inizialmente detenessero il diritto a dormire indisturbate, rispetto al caso in cui l’impresa godesse del diritto a svolgere le proprie attività facendo rumore.
  • Se all’impresa fosse riconosciuto il diritto a fare rumore, essa preferirebbe non avviare alcuna contrattazione con le infermiere.
  • Se alle infermiere fosse riconosciuto il diritto a dormire indisturbate, esse potrebbero appropriarsi dell’intero guadagno sociale netto derivante dalle attività dell’impresa.
  • L’allocazione finale sarà Pareto-efficiente a prescindere da quali diritti di proprietà vengano riconosciuti inizialmente. Questo è il risultato fondamentale della contrattazione à la Coase.
  • Se fosse riconosciuto all’impresa il diritto a fare rumore, le infermiere dovrebbero pagare per ottenere una riduzione del danno subito; viceversa, se inizialmente le infermiere detenessero il diritto a dormire indisturbate, esse godrebbero sia di una riduzione del rumore sia di un pagamento compensatorio da parte dell’impresa.
  • L’impresa può trarre beneficio da un accordo che prevede un risarcimento da parte delle infermiere a fronte di una riduzione della produzione.
  • Il guadagno sociale netto è il massimo che le infermiere possono ottenere dalla contrattazione con l’impresa, ma non è detto che esse lo ottengano effettivamente. Il risultato finale dipenderà dal potere contrattuale delle due parti.

12.3 Esternalità, politiche pubbliche e distribuzione del reddito

Supponiamo che, nel caso del pesticida, la soluzione della contrattazione privata à la Coase si riveli impraticabile; continuiamo inoltre ad assumere che non sia possibile coltivare banane senza utilizzare il pesticida. Quale intervento pubblico potrebbero determinare una riduzione della produzione di banane a un livello che tenga conto dei costi imposti ai pescatori? Le strade percorribili sono tre:

I tre tipi di politiche hanno diverse implicazioni distributive, di seguito analizzate nel dettaglio.

Regolamentazione

Il governo potrebbe fissare il volume massimo di banane prodotte a 38.000 tonnellate, ossia il livello Pareto-efficiente. Questa soluzione parrebbe molto semplice, ma quando le piantagioni differiscono per dimensioni e produttività, il compito di determinare, applicare e far rispettare il limite di produzione complessivo potrebbe rivelarsi assai difficile.

Una politica di questo tipo ridurrebbe i costi sopportati dai pescatori a causa dell’inquinamento, ma determinerebbe anche una diminuzione dei profitti dei proprietari delle piantagioni. Questi ultimi vedrebbero venir meno il profitto percepito su ciascuna tonnellata di banane compresa tra le 38.000 e le 80.000 tonnellate.

Tassazione

Nella figura 12.4 sono rappresentati, nuovamente, i costi marginali privato e sociale. In corrispondenza della quantità Pareto-efficiente, pari a 38.000 tonnellate, il costo marginale sociale ammonta a 400 $ e il costo marginale privato a 295 $. Il prezzo di una tonnellata di banane è 400 $. Se si introducesse un’imposta pari a 400 $ – 295 $ = 105 $ (ossia pari al costo marginale esterno) su ogni tonnellata di banane prodotta, il prezzo al netto dell’imposta incassato dai proprietari delle piantagioni sarebbe 295 $. Se i proprietari delle piantagioni agissero in modo da massimizzare i propri profitti, sceglierebbero quindi un livello di produzione tale da eguagliare il prezzo al netto dell’imposta e il costo marginale privato. La quantità prodotta sarebbe quella Pareto-efficiente, pari a 38.000 tonnellate. La figura descrive nel dettaglio l’effetto di un’imposta di questo tipo.

L’utilizzo di un’imposta per raggiungere l’efficienza paretiana.

Figura 12.4 L’utilizzo di un’imposta per raggiungere l’efficienza paretiana.

Il costo marginale esterno

In corrispondenza della quantità Pareto-efficiente, pari a 38.000 tonnellate, il costo marginale privato è 295 $. Il costo marginale sociale ammonta invece a 400 $. Il costo marginale esterno è quindi pari alla differenze, 105 $.

Figura 12.4a In corrispondenza della quantità Pareto-efficiente, pari a 38.000 tonnellate, il costo marginale privato è 295 $. Il costo marginale sociale ammonta invece a 400 $. Il costo marginale esterno è quindi pari alla differenze, 105 $.

Imposta

Se si introduce un’imposta su ciascuna tonnellata di banane prodotta, pari al costo marginale esterno (105 $), il prezzo al netto dell’imposta incassato dai proprietari delle piantagioni diviene 295 $.

Figura 12.4b Se si introduce un’imposta su ciascuna tonnellata di banane prodotta, pari al costo marginale esterno (105 $), il prezzo al netto dell’imposta incassato dai proprietari delle piantagioni diviene 295 $.

Il prezzo al netto dell’imposta è 295 $

Il profitto sarà massimizzato scegliendo il livello di produzione che eguaglia tale prezzo al costo marginale privato. Sarà scelto dunque il punto e si produrranno 38.000 tonnellate di banane.

Figura 12.4c Il profitto sarà massimizzato scegliendo il livello di produzione che eguaglia tale prezzo al costo marginale privato. Sarà scelto dunque il punto e si produrranno 38.000 tonnellate di banane.

imposta pigouviana
Imposta applicata sulle attività che generano un’esternalità negativa, al fine di disincentivarle, così da raggiungere un’allocazione più efficiente. Vedi anche: esternalità, sussidio pigouviano
sussidio pigouviano
Un sussidio del governo atto a incoraggiare un’attività economica che genera esternalità positive (per esempio: finanziare la ricerca di base).
beneficio esterno
No definition available.

L’imposta corregge il segnale fornito dai prezzi, facendo sì che i proprietari delle piantagioni considerino l’intero costo marginale sociale delle proprie decisioni. Quando la produzione di banane ammonta a 38.000 tonnellate di banane, l’imposta uguaglia il costo imposto ai pescatori. Un’imposta di questo tipo è detta imposta pigouviana, dal nome dell’economista che per primo ha proposto questa soluzione (Arthur Pigou). Un ragionamento analogo può essere fatto nel caso di un’esternalità positiva: se il costo marginale sociale è maggiore del costo marginale privato, un sussidio pigouviano può assicurare che gli agenti tengano in considerazione il beneficio esterno generato dalle proprie decisioni.

Leibniz: Imposte pigouviane.

Gli effetti distributivi della tassazione sono diversi da quelli della regolazione. I costi (causati dall’inquinamento) sopportati dai pescatori si riducono dello stesso ammontare, ma la riduzione dei profitti dei proprietari delle piantagioni è più elevata, dal momento che essi si trovano a dover pagare un’imposta oltre che a ridurre la produzione. Gli introiti derivanti dalla tassazione vengono incassati dallo Stato.

Grandi economisti Arthur Pigou

Arthur Pigou

Arthur Pigou (1877–1959) è considerato il fondatore dell’economia del benessere, ovvero del campo dell’economia che si occupa degli effetti delle scelte economiche sul benessere della società nel suo complesso. Pigou studiò storia, lingue e scienze morali (al tempo non esisteva uno specifico corso di laurea in economia) a Cambridge, dove fu allievo di Alfred Marshall. Sebbene fosse stato in gioventù una persona estroversa e vitale, le sue esperienze come obiettore di coscienza e autista di ambulanza durante la Prima Guerra Mondiale, unite all’ansia per la propria salute, lo trasformarono in una sorta di recluso, che passava le giornate nel suo ufficio, uscendovi solo per tenere le sue lezioni e passeggiare.

Il suo Ricchezza e benessere (1912) venne descritto da Schumpeter come “la più importante opera in tema di economia del lavoro mai realizzata da un teorico dell’economia” e costituì la base per la sua opera successiva, L’economia del benessere (1920). Oggetto di studio di entrambi i lavori è la relazione che intercorre tra l’economia di una nazione e il benessere dei suoi abitanti. Studiando le determinanti della felicità e del benessere degli individui, Pigou riconobbe l’importanza di fattori quali la libertà politica e lo status sociale.3 4

Pigou riteneva che una correlazione dell’allocazione delle risorse fosse necessaria in tutti i casi in cui l’interesse privato di un’impresa o un individuo divergeva da quello della società, causando ciò che oggi chiamiamo esternalità. Per risolvere questo problema suggerì l’introduzione di imposte che oggi portano il suo nome: le imposte pigouviane assicurano che i produttori siano posti di fronte al vero costo sociale delle loro decisioni.

Pigou si occupò anche degli aspetti del welfare connessi al lavoro, come ad esempio la relazione tra disoccupazione involontaria di breve periodo e domanda di lavoro.

Nonostante entrambi fossero eredi della nuova scuola di economia inaugurata da Marshall, Pigou e Keynes non si vedevano di buon occhio. La Teoria generale del lavoro, dell’interesse e della moneta di Keynes contiene una critica de La teoria della disoccupazione di Pigou, mentre quest’ultimo pensava che gli scritti di Keynes stessero diventando troppo dogmatici e trasformassero gli studenti in “salsicce tutte uguali”.5

Pur essendo stato trascurato per gran parte del ventesimo secolo, Pigou ha contribuito in modo fondamentale allo sviluppo dell’economia del lavoro e della politica ambientale. Le imposte pigouviane, la cui importanza non è stata adeguatamente riconosciuta fino agli anni Sessanta, sono oggi uno dei principali strumenti di politica economica per la riduzione dell’inquinamento e dei danni ambientali.

Risarcimenti

Lo Stato potrebbe richiedere ai proprietari delle piantagioni il pagamento di un risarcimento per i costi imposti ai pescatori. Il risarcimento richiesto per ciascuna tonnellata di banane è uguale alla differenza tra il costo marginale sociale e il costo marginale privato e corrisponde alla distanza tra la linea rossa e la linea viola nella figura 12.5. Una volta che il risarcimento è incluso nel computo, il costo marginale sostenuto dai proprietari delle piantagioni per ciascuna tonnellata di banane diviene pari alla somma di costo marginale privato e risarcimento, ossia al costo marginale sociale. I proprietari delle piantagioni massimizzeranno quindi i profitti scegliendo il punto nella figura 12.5 e producendo 38.000 tonnellate di banane. L’area grigia rappresenta l’ammontare totale della compensazione pagata: i pescatori sono pienamente compensati per l’inquinamento sopportato, e i profitti dei proprietari delle piantagioni sono uguali al vero surplus sociale relativo alla produzione di banane. L’effetto di questa misura sui profitti dei proprietari delle piantagioni è simile a quello di un’imposta, mentre il beneficio percepito dai pescatori è maggiore: sono infatti loro, e non il fisco, a ricevere la somma compensatoria pagata dai proprietari delle piantagioni.

I proprietari delle piantagioni compensano i pescatori.

Figura 12.5 I proprietari delle piantagioni compensano i pescatori.

Diagnosi e trattamento: il caso del clordecone

Per quantificare in 38.000 tonnellate il livello Pareto-efficiente di produzione, abbiamo implicitamente assunto che la coltivazione di banane richiedesse l’utilizzo del pesticida. La nostra diagnosi era quindi quella di un eccessivo volume di produzione di banane, e per questo abbiamo individuato una serie di politiche volte a ridurre la quantità prodotta. Il caso delle isole di Guadalupa e Martinica è però diverso: sarebbe stato infatti possibile utilizzare fertilizzanti alternativi al clordecone. Qualora esistessero alternative meno inquinanti del pesticida, limitare la produzione di banane a 38.000 tonnellate non sarebbe più una soluzione efficiente: se i proprietari delle piantagioni avessero la possibilità di scegliere quale metodo di produzione utilizzare — e utilizzando tale metodo scegliessero un livello di output che massimizza i profitti — potrebbero ottenere un risultato migliore senza peggiorare la situazione dei pescatori.

La causa del problema è l’uso del clordecone, non la produzione di banane in sé. Il fallimento del mercato era legato al fatto che il prezzo del clordecone non incorporava i costi che il suo utilizzo imponeva ai pescatori. Esso inviava il segnale sbagliato alle imprese: il suo prezzo incoraggiava l’uso di questa sostanza chimica, visto che a quel prezzo i proprietari potevano risparmiare denaro e aumentare i profitti. Se il prezzo del prodotto avesse incluso i costi esterni legati al suo utilizzo, il segnale sarebbe stato diverso: esso avrebbe spinto i produttori di banane a cercare un modo alternativo di risolvere il problema posto dai parassiti, tenendo conto del danno provocato alle falde acquifere.

Imporre ai proprietari delle piantagioni l’obbligo di compensare l’industria della pesca fornirebbe loro un incentivo per cercare metodi di produzione meno inquinanti e potrebbe, in linea di principio, portare al raggiungimento di un esito efficiente. Ciò non vale per le altre due politiche considerate, la regolazione e la tassazione della produzione di banane. Sarebbe semmai preferibile tassare o regolamentare l’uso del clordecone, così da spingere i proprietari delle piantagioni a trovare un’alternativa all’uso intensivo del pesticida inquinante.

In teoria, se l’imposta su un’unità di clordecone fosse pari al suo costo marginale esterno, il prezzo del pesticida sarebbe uguale al suo costo marginale sociale e il segnale da esso inviato sarebbe corretto. Per massimizzare i profitti, i proprietari delle piantagioni dovrebbero non solo decidere quante banane produrre, ma anche quale metodo di produzione utilizzare. A causa del prezzo elevato del clordecone, infatti, essi potrebbero scegliere di ridurne l’uso oppure utilizzare un pesticida alternativo. Come nel caso dell’imposta sulle banane, i profitti dei proprietari delle piantagioni e i costi legati all’inquinamento sostenuti dai pescatori si ridurrebbero, ma, se ad essere tassato fosse il clordecone anziché le banane, il risultato sarebbe più vantaggioso per i proprietari delle piantagioni (e probabilmente anche per i pescatori).

Guadalupe, Martinica e il clordecone

Nelle isole di Guadalupa e Martinica, sfortunatamente, passarono due decenni senza che nessuno dei rimedi qui descritti fosse adottato, e l’uso del clordecone restò legale fino al 1993, nonostante gli effetti cancerogeni della sostanza fossero noti dal 1976. I costi esterni erano considerevolmente superiori a quelli legati al nostro pesticida immaginario, e comprendevano danni alla salute degli abitanti delle isole e a numerose specie marine. Il costo marginale sociale di ciascuna banana prodotta con l’ausilio del clordecone era tanto superiore al suo prezzo di mercato da giustificare il divieto assoluto all’utilizzo del pesticida. Peraltro, gli effetti inquinanti del clordecone si sono rivelati ben peggiori di quanto fosse stato ipotizzato in passato: alcune stime hanno rivelato che persisteranno per circa 700 anni. Nel 2013 i pescatori di Martinica occuparono il porto di Fort de France e, barricandosi al suo interno, convinsero il governo francese a stanziare 2 milioni di euro in aiuti.

L’imposizione da parte dello Stato di quote di produzione, imposte o meccanismi di compensazione presentano spesso limiti analoghi a quelli indicati nel caso della contrattazione à la Coase:

Possiamo ora arricchire la tabella 12.1 aggiungendo una riga che sintetizza i possibili rimedi utilizzabili per correggere l’esternalità negativa.

Decisione Un’impresa utilizza un pesticida inquinante
Effetto esterno Inquinamento delle falde acquifere
Costo o beneficio Beneficio privato, costo esterno
Inefficienza allocativa Sovra-utilizzo del pesticida, sovrapproduzione della coltura per cui il pesticida è utilizzato
Possibili rimedi Imposte, quote, divieti, contrattazione, fusione
Parole chiave Esternalità negativa, spillover ambientale

Fallimento del mercato causato dell’inquinamento, con rimedi.

Tabella 12.2 Fallimento del mercato causato dell’inquinamento, con rimedi.

Esercizio 12.4 Sussidio pigouviano

Considerate nuovamente il caso dell’apicoltore e dell’agricoltore dell’Esercizio 12.3. Per quali motivi il raggiungimento di un esito Pareto-efficiente grazie alla negoziazione privata potrebbe rivelarsi impossibile? Utilizzate il grafico disegnato in precedenza per mostrare l’effetto di un sussidio pubblico sulla produzione di miele. Descrivete, infine, gli effetti redistributivi del sussidio.

Esercizio 12.5 Confronto tra politiche pubbliche

Considerate le tre possibili politiche pubbliche discusse in questo paragrafo. Individuate i punti di forza e le debolezze di ciascuna di esse, basando il commento sui criteri dell’efficienza paretiana e dell’equità.

Domanda 12.4 Scegli le risposte corrette

Il grafico sottostante mostra il costo marginale privato (CMP) e il costo marginale sociale (CMS) della produzione di robot da parte di un’impresa situata nelle vicinanza del dormitorio dove riposano le infermiere che fanno il turno di notte.

The MPC and MSC of robot production next to a dormitory for nurses who work nightshifts

Il mercato dei robot è concorrenziale e il prezzo di mercato è di 340 $. Il livello iniziale di produzione è 120 ma il governo usa delle imposte pigouviane per ridurre la produzione al livello efficiente di 80. Quale delle seguenti affermazioni è corretta?

  • In presenza di un’imposta pigouviana, il surplus per l’impresa sarà di 6.400 $.
  • L’imposta pigouviana richiesta è di 120 $ per robot.
  • Con l’imposta, il beneficio per le infermiere non è inferiore a quello che otterrebbero con la contrattazione à la Coase.
  • Le infermiere non ottengono nessun beneficio dall’applicazione delle imposte pigouviane.
  • L’imposta riduce il prezzo al netto dell’imposta a 260 $. Il surplus dell’impresa è pari all’area compresa tra la linea blu e la linea verde tratteggiata, ovvero 0,5 x 80 x (260 – 100) = 6.400 $.
  • L’imposta pigouviana riduce il prezzo netto incassato dall’impresa da 340 $ a 260 $ ed è dunque pari a 80 $ per robot.
  • Le infermiere trarrebbero maggior beneficio dalla contrattazione privata, che porterebbe a una riduzione del rumore e al pagamento di una somma compensatoria.
  • Pur non ricevendo alcun risarcimento, le infermiere beneficiano comunque del fatto che l’imposta diminuirà il rumore.

12.4 Diritti di proprietà, contratti e fallimenti del mercato

Al momento di massimizzare i profitti (scegliendo quante banane produrre o che tipo di pesticida utilizzare), i proprietari delle piantagioni non tenevano conto dei costi imposti ai pescatori; e non avevano motivo di tenerne conto, dal momento che avevano il diritto di inquinare le falde acquifere.

Un discorso analogo può essere fatto relativamente al caso dell’uso di antibiotici. Un individuo interessato unicamente alla propria salute non ha motivo di moderare il ricorso agli antibiotici. Dopotutto, i batteri resistenti ai farmaci finiranno probabilmente con il colpire qualcun altro.

L’abuso nell’utilizzo degli antibiotici, così come quello del clordecone, potrebbe essere evitato se il loro prezzo fosse sufficientemente elevato. I prezzi di questi beni, tuttavia, riflettono unicamente i loro costi di produzione e non includono i costi che il loro utilizzo impone a soggetti terzi. Per questa ragione, il costo privato sostenuto dall’utilizzatore del bene è inferiore al suo costo sociale.

Un ulteriore esempio è costituito dall’utilizzo dei mezzi privati: quando il prezzo della benzina è basso, un numero maggiore di persone decide di recarsi al lavoro con la propria auto invece che con un mezzo pubblico. Il messaggio trasmesso dal prezzo del carburante non include i costi ambientali legati alla decisione di utilizzare l’automobile. È dunque importante distinguere tra costi e benefici privati, percepiti dal singolo individuo, e costi e benefici complessivi, che tengono conto della condizione degli altri.

Possiamo comprendere perché i fallimenti del mercato di questo tipo siano così comuni pensando al modo in cui essi potrebbero essere evitati. Come potremmo far sì che il costo di usare la propria auto rifletta i costi sostenuti da tutti e non solo i costi privati del singolo automobilista? La soluzione più ovvia, ma impraticabile, è quella di far pagare a ciascun guidatore un risarcimento nei confronti di tutti coloro che sono colpiti dal danno ambientale (o dalla congestione stradale) per un ammontare esattamente pari al danno inflitto. Questa strada, come si è detto, è impossibile da percorrere, ma può essere utilizzata come punto di riferimento per valutare la bontà delle misure volte a far sì che il “prezzo di recarsi al lavoro con l’auto” comunichi agli individui il messaggio corretto.

Un sistema risarcitorio di questo tipo vale per alcuni costi esterni derivanti dall’uso dell’auto: se guidassimo in modo sconsiderato, uscendo di strada e danneggiando la proprietà di qualcun altro, la legislazione in materia di responsabilità civile ci imporrebbe di ripagare il danno provocato; una volta riconosciuti come responsabili del danno, saremmo chiamati a risarcire la parte lesa. Le legislazione in materia di responsabilità civile trascura tuttavia un ampio insieme di esternalità negative legate all’uso dell’auto, quali l’inquinamento e la congestione stradale.

Sebbene le leggi in materia di responsabilità civile permettano di risarcire alcuni danni inflitti agli altri (causati ad esempio da uno stile di guida imprudente), altre importanti esternalità negative legate all’uso dell’auto (come l’inquinamento e la congestione stradale) non sono prese in considerazione. Ecco altri esempi di danni che normalmente non possono essere evitati ricorrendo alla responsabilità civile:

La legislazione non prevede inoltre compensazioni per alcuni benefici esterni, quali ad esempio:

contratto incompleto
Un contratto che non specifica, in un modo che sia verificabile, tutti gli aspetti dello scambio rilevanti per i contraenti (o per altri soggetti).

In tutti questi casi si è in presenza di un fallimento del mercato perché i benefici o costi esterni delle azioni di un individuo non sono proprietà di nessuno. Pensiamo, ad esempio, allo smaltimento dei rifiuti: se, in occasione del restauro della nostra casa, decidessimo di cambiare il pavimento o abbattere un muro, la responsabilità di smaltire i calcinacci (o pagare qualcuno per lo smaltimento) sarebbe nostra. Diverso è però il caso dei fumi generati da un inceneritore o degli schiamazzi notturni. In entrambe le situazioni non è possibile far valere un contratto in cui si stabilisce a quale prezzo siamo disposti ad accettare l’emissione di fumi e la musica ad alto volume dopo le 10 di sera. Gli economisti parlano in questo caso di diritti di proprietà incompleti, non verificabili o non eseguibili — o, più semplicemente, di contratti incompleti.

mercati mancanti
Mercati nei quali sarebbe mutuamente vantaggioso realizzare scambi, ma che non esistono, ad esempio a causa di problemi di asimmetria informativa o non verificabile.

Tra i più importanti contesti di incompletezza contrattuale vi è quello relativo alle prestazioni lavorative, già esaminato nel Capitolo 6. I contratti di lavoro stabiliscono una retribuzione per il tempo lavorato, ma l’impegno profuso dal lavoratore non può essere specificato. Analogamente, i benefici e i costi esterni generati dalle azioni individuali non possono essere regolati da un contratto. Un modo alternativo per descrivere queste situazioni consiste nell’osservare che non esiste un mercato nel quale gli effetti esterni possono essere compensati. Ecco perché, per descrivere questo tipo di problemi, si parla talvolta di mercati mancanti (missing markets).

Nel caso dell’inquinamento provocato dal pesticida:

Perché i paesi non modificano le proprie leggi in modo da prevedere retribuzioni per le azioni che portano benefici agli altri e sanzioni per le azioni che determinano costi esterni?

informazione verificabile
Informazione che può essere utilizzata per garantire l’adempimento di un contratto. Vedi anche: contratto incompleto

Nel Capitolo 6 abbiamo descritto i motivi che rendono impossibile stipulare contratti del genere nel caso del rapporto di lavoro. L’informazione necessaria per la stipula di un contratto completo (ossia di un contratto che specifica tutti gli aspetti dello scambio rilevanti per i contraenti così da garantirne l’esecuzione) è in genere non disponibile o non verificabile. Gli effetti esterni, inoltre, potrebbero essere così complessi o difficili da quantificare da rendere impossibile verificare e garantire l’esecuzione del contratto; infine, la controversia potrebbe riguardare contraenti che non condividono un sistema giudiziario o legale in grado di imporre l’esecuzione del contratto in caso di controversie (si pensi ad esempio all’inquinamento che valica i confini nazionali). Tornando al nostro esempio, è evidente come quella della stipula di un contratto completo (grazie al quale ciascun pescatore riceverebbe una compensazione da ciascun coltivatore per l’effetto che le decisioni dei secondi hanno sulle attività dei primi) non sia una strada percorribile.

Per queste e altre ragioni, la legislazione in materia di responsabilità civile spesso non è in grado di rendere le persone responsabili per i costi imposti ad altri e di retribuire le azioni che generano effetti esterni positivi. Non è ad esempio possibile far sì che le famiglie che si dedicano alla cura del proprio giardino percepiscano un compenso pari al piacere provato da chi si ferma ad ammirarlo. La stipula di un simile contratto richiederebbe infatti di quantificare il piacere provato da ciascun passante.

Negli esempi descritti, la ragione che determina l’impossibilità di compensare i costi e i benefici esterni è sempre la stessa:

Esercizio 12.6 Contratti incompleti

Per ciascuno dei cinque casi discussi (inceneritore, schiamazzi notturni, addestramento del personale, irrigazione e cambiamenti climatici):

  1. spiegate perché gli effetti esterni non possono essere specificati in un contratto;
  2. identificate quali informazioni necessarie per la stipula di un contratto completo sono asimmetriche o non verificabili.

12.5 Beni pubblici

bene pubblico
Un bene il cui consumo da parte di un individuo non ne impedisce il consumo da parte di altri individui.

I progetti di irrigazione studiati nel Capitolo 4 rappresentano un altro caso di inefficienza allocativa del mercato. Abbiamo descritto gli impianti di irrigazione comunitari come un bene pubblico. I costi sostenuti da ciascun agricoltore per provvedere alla manutenzione di un impianto generano benefici a vantaggio dell’intera comunità. Questo determina l’insorgere di un dilemma sociale: se gli agricoltori agiscono in modo indipendente, ciascuno di essi avrà un incentivo a comportarsi da free-rider e nessuno provvederà alla manutenzione dell’impianto. Solamente lavorando insieme è possibile ottenere un risultato di cui tutti possono beneficiare.

La caratteristica che definisce un bene pubblico è che il suo utilizzo da parte di qualcuno non preclude che esso possa essere utilizzato anche da altri senza costi addizionali. L’impianto di irrigazione, ad esempio, rappresenta un bene pubblico per la comunità che lo utilizza. Tra i beni pubblici di carattere nazionale vi sono le previsioni del tempo (se accendendo la televisione possiamo scoprire che domani probabilmente pioverà, anche altri possono fare lo stesso) e la difesa nazionale (se un cittadino è protetto dalla minaccia di un’invasione straniera, lo sono anche tutti gli altri). La fornitura di questi servizi non è generalmente affidata al mercato, ma garantita dallo Stato.

Anche la conoscenza è un bene pubblico: possiamo imparare la ricetta di una torta o le proprietà matematiche della moltiplicazione senza che ciò impedisca a gli altri di fare lo stesso. Questo rappresenta un problema per le imprese che investono in ricerca e sviluppo: se le imprese che competono sul mercato hanno la possibilità di appropriarsi, senza incorrere in costi, della conoscenza che ciascuna di esse produce, il loro incentivo a innovare viene meno. Anche in natura esistono numerosi beni pubblici; ad esempio, poter godere della vista del sole che tramonta sul mare non impedisce agli altri di ammirare lo stesso panorama.

bene non rivale
Vedi: bene pubblico

In tutti questi casi, una volta che il bene è disponibile per tutti, il costo marginale di renderlo disponibile a un individuo addizionale è pari a zero. Beni con queste caratteristiche sono detti beni non rivali.

rivalità
Si ha quando gli individui sono in competizione per l’utilizzo di un bene o di un servizio, per cui l’utilizzo del bene da parte di un individuo ne preclude o riduce la possibilità di utilizzo da parte degli altri. Vedi anche: bene pubblico, bene rivale

Un bene si dice pubblico se, una volta che è stato reso disponibile a qualcuno, può essere reso disponibile a ciascuno senza sostenere ulteriori costi, e la sua fruizione da parte di un individuo non riduce la disponibilità per tutti gli altri. Si parla di assenza di rivalità perché gli utilizzatori potenziali non sono tra loro in competizione per utilizzare il bene.

escludibilità
Quando è possibile escludere qualcuno dall’accesso o dall’utilizzo di un bene. L’escludibilità è necessaria per condizionare l’accesso a un bene o risorsa al pagamento di un prezzo.

Alcuni economisti aggiungono che non deve essere possibile escludere gli altri dall’uso del bene pubblico. In questo caso parliamo di assenza di escludibilità. Noi preferiamo considerare la non rivalità come caratteristica definitoria dei beni pubblici, indipendentemente dal fatto che tali beni siano o meno escludibili.

bene pubblico artificialmente scarso
Bene pubblico (dunque non rivale) per il quale è possibile l’esclusione.

Per alcuni beni pubblici è possibile escludere gli utilizzatori addizionali nonostante il costo del loro utilizzo sia zero. Gli esempi includono i canali televisivi satellitari, le informazioni contenute in un libro protetto da copyright o un film proiettato in un cinema non affollato. Il fatto che uno spettatore addizionale guardi il film non costerebbe nulla al proprietario del cinema, ma questi può comunque richiedere che chiunque voglia guardare il film debba pagare il prezzo del biglietto. Lo stesso ragionamento si applica a una strada poco trafficata il cui accesso è regolamentato da caselli stradali. Gli automobilisti possono essere esclusi (a meno che non paghino un pedaggio) anche se il costo marginale di un automobilista addizionale è pari a zero. In questo caso non è la scarsità del bene che ne impedisce l’utilizzo da parte di chiunque, ma la scelta di introdurre un meccanismo di esclusione; per questo si parla di beni pubblici artificialmente scarsi.

bene di club
Vedi: bene pubblico artificialmente scarso

I beni pubblici per i quali è possibile l’esclusione sono a volte chiamati beni di club, in quanto il loro funzionamento richiama infatti quello di un club privato: in un club sportivo, finché il campo non è troppo affollato aumentare il numero dei soci non costa nulla, ma ciascun socio dovrà comunque pagare una quota di iscrizione.

beni comune
No definition available.

L’opposto dei beni pubblici è rappresentato dai beni privati. Tra i beni privati incontrati nei precedenti capitoli vi sono i panini, le cene nei ristoranti, le rupie divise tra Anil e Bala e le scatole di cereali per la colazione. Tutti questi beni sono sia rivali (più rupie per Anil significano meno rupie per Bala) sia escludibili (Anil può impedire a Bala di appropriarsi del denaro). Vi è un quarto tipo di beni, che sono rivali ma non escludibili: si parla in questo caso di beni comune (o risorse comuni). Un esempio è costituito dagli allevamenti di pesce ad accesso libero. Il pesce pescato da un pescatore non può essere pescato da nessun altro, ma tutti coloro che vogliono pescare possono farlo. Anche le strade pubbliche affollate possono essere pensate come una bene comune: chiunque voglia percorrerle può farlo, ma ciascun passante aumenta la congestione stradale e contribuisce a impedire il passaggio degli alti.

La tabella 12.3 descrive schematicamente i quattro tipi di beni da noi considerati. Osserviamo che rivalità ed escludibilità sono una questione di grado: per alcuni beni, il costo di ammettere utilizzatori addizionali può essere molto piccolo ma comunque maggiore di zero (come invece dovrebbe essere nel caso di totale assenza di rivalità). Un esempio sono i farmaci, visto che per produrre la prima unità di farmaco sono necessarie somme enormi per la ricerca e la sperimentazione, mentre le unità successive possono essere prodotte ad un costo molto ridotto.

  Rivale Non rivale
Escludibile Beni privati (generi alimentari, vestiti, case) Beni pubblici artificialmente scarsi (TV ad abbonamento, strade non congestionate soggette a pedaggio, conoscenza protetta da proprietà intellettuale)
Non escludibile Beni comuni (risorse ittiche in un lago, campi aperti destinati a pascolo, Capitolo 4) Beni e mali pubblici puri (vista di un’eclissi lunare, trasmissioni televisive in chiaro, regole matematiche, difesa nazionale, rumore e inquinamento)

Beni privati e beni pubblici.

Tabella 12.3 Beni privati e beni pubblici.

In economia, per “bene” si intende qualcosa che le persone desiderano usare o consumare. I “mali”, al contrario, sono cose che le persone non vogliono e che potrebbero pagare per non avere, come i rifiuti o i liquami fognari. Possiamo quindi definire mali pubblici quei mali il cui effetto interessa una molteplicità di persone contemporaneamente, come l’inquinamento atmosferico. Sono mali non rivali poiché il fatto che qualcuno ne patisca gli effetti non preclude che anche altri debbano sopportarne il costo in ugual misura.

bene pubblico puro
Bene pubblico per il quale non è possibile l’esclusione. Vedi anche: bene pubblico artificialmente scarso, escludibilità
bene pubblico artificialmente scarso
Bene pubblico (dunque non rivale) per il quale è possibile l’esclusione.
bene comune
Bene rivale che non è escludibile.
bene privato
Un bene rivale ed escludibile.

Gli esempi riportati evidenziano che il fatto che un bene sia pubblico o privato non dipende soltanto dalla natura del bene stesso, ma anche dal contesto legale e istituzionale:

I mercati sono solitamente in grado di allocare i beni privati, ma per gli altri tipi di beni la creazione di un mercato è spesso impossibile o destinata a un probabile fallimento. Le ragioni per cui ciò accade sono due:

brevetto
Diritto di proprietà esclusiva di un’idea o invenzione, per un predeterminato periodo di tempo. In questo arco di tempo, il brevetto permette al titolare di essere di fatto un monopolista.

Quando un bene non è privato, la sua allocazione potrebbe richiedere l’introduzione di politiche pubbliche. In tutti i paesi, ad esempio, la difesa nazionale è una responsabilità dello Stato. Le politiche ambientali affrontano i problemi legati allo sfruttamento delle risorse comuni e alla gestione di mali pubblici come l’inquinamento e le emissioni di gas serra. Gli stati possono inoltre adottare politiche per regolare lo sfruttamento della conoscenza, ad esempio introducendo brevetti che forniscano alle imprese un incentivo a investire in attività di ricerca e sviluppo.

I fallimenti di mercato dovuti alla presenza di beni pubblici hanno forti somiglianze con i problemi legati alle esternalità, all’assenza di diritti di proprietà e al fatto che i contratti sono incompleti. Un sistema di irrigazione comunitario è un bene pubblico e, qualora un agricoltore dovesse decidere di investirvi risorse, egli conferirebbe un beneficio esterno agli altri agricoltori. Poiché il beneficio privato percepito dall’agricoltore che ha creato l’impianto è inferiore al beneficio sociale complessivo, egli deciderà però di investire troppo poco o di non investire affatto. Non vi è mercato in grado di far sì che coloro che traggono beneficio dal sistema di irrigazione compensino chi ha sostenuto un costo per crearlo e mantenerlo, e per gli agricoltori sarebbe difficile (se non impossibile) scrivere un contratto completo al fine di mantenere un livello Pareto-efficiente di irrigazione.

male pubblico
L’equivalente negativo di un bene pubblico. È non rivale, nel senso che il consumo del male pubblico da parte di un individuo non limita il consumo dello stesso male pubblico da parte di altri.

Analogamente, il caso dell’inquinamento da pesticida rappresenta un problema perché le decisioni dei proprietari delle piantagioni generano un effetto esterno negativo che va a gravare sui pescatori. Il costo privato dell’utilizzo del pesticida è inferiore al costo sociale e ciò ne determina un utilizzo eccessivo; possiamo anche interpretare l’attività dei produttori di banane come un contributo al mantenimento di un male pubblico che danneggia tutti i pescatori. Qualcosa di simile vale nel caso di un bene comune: chi lo utilizza impone un costo esterno per gli altri utilizzatori; così, percorrendo una strada affollata con la nostra auto, contribuiamo alla congestione di cui soffrono anche gli altri guidatori.

Gli esempi di questo paragrafo possono essere descritti utilizzando uno schema analogo a quello introdotto nel paragrafo 12.3 per descrivere i fallimenti del mercato. Li riportiamo nella tabella 12.4.

Decisione Decidiamo prendere un volo internazionale Decidiamo di recarci al lavoro con l’auto Un’impresa investe in ricerca e sviluppo (R&S)
Effetto esterno Incremento delle emissioni di CO2 Congestione stradale, maggior rischio di incidenti Altre imprese possono sfruttare l’innovazione
Costo o beneficio Beneficio privato, costo esterno Costo privato, costo esterno Costo privato, beneficio esterno
Inefficienza allocativa Eccessivo utilizzo dei trasporti aerei Eccessivo utilizzo dell'automobile Insufficiente investimento in R&S
Possibili rimedi Imposte, limiti alla fornitura del servizio Pedaggi, zone a traffico limitato, sussidi ai trasporti pubblici Finanziamenti pubblici per la ricerca, sussidi per le attività di R&S, brevetti
Parole chiave Male pubblico, effetto negativo Beni/risorse comuni, esternalità negativa Bene pubblico, esternalità positiva

Esempi di fallimento del mercato, con rimedi.

Tabella 12.4 Esempi di fallimento del mercato, con rimedi.

Esercizio 12.7 Rivalità ed escludibilità

Per ciascuno dei seguenti beni o mali, indicate se sono rivali e/o escludibili, motivando la risposta.

  1. Una lezione pubblica in un’università
  2. Il rumore prodotto dai velivoli in un aeroporto
  3. Un parco pubblico
  4. Un bosco utilizzato dalla gente del luogo per raccogliere legna da ardere
  5. I posti a sedere in un teatro
  6. Le biciclette comunali affittabili per visitare una città

Se pensate che la risposta dipenda da fattori che non sono stati presi in esame in questo paragrafo, spiegate il perché.

Domanda 12.5 Scegli le risposte corrette

  • Alcuni beni pubblici sono rivali.
  • Un bene pubblico deve essere non escludibile.
  • Un bene non può essere rivale e non escludibile.
  • Se un bene è non rivale, allora il costo di fornirlo a un consumatore addizionale è pari a zero.
  • I beni pubblici sono non rivali per definizione.
  • Per alcuni beni pubblici, e quindi non rivali, è possibile l’esclusione, ad esempio negando il bene a chi non paga un prezzo: si pensi ad esempio alle reti televisive che richiedono un abbonamento. Questi beni sono detti artificialmente scarsi.
  • I terreni comuni destinati a pascolo, ad esempio, sono rivali ma non escludibili. Questi beni sono detti risorse o beni comuni.
  • Un bene è non rivale se il suo utilizzo da parte di qualcuno non riduce la possibilità di utilizzarlo per gli altri. Il costo marginale di rendere il bene disponibile a un consumatore addizionale è nullo.

12.6 I mercati mancanti: assicurazioni e bidoni

asimmetria informativa
Si ha quando informazioni rilevanti sono disponibili solo ad alcune delle parti coinvolte in un’interazione economica. Vedi anche: selezione avversa, azzardo morale, informazione nascosta, azione nascosta

Abbiamo visto che tra i più frequenti motivi di incompletezza dei contratti vi è il fatto che alcune informazioni rilevanti per i contraenti sono, del tutto o in parte, non osservabili o non verificabili. In particolare, vi sono delle asimmetrie informative: una delle parti coinvolte nella transazione dispone cioè di informazioni di cui l’altra parte non è a conoscenza.

azzardo morale
Il termine si riferisce a una situazione nella quale una delle parti di un’interazione compie un’azione che ha un impatto sui profitti o sul benessere dell’altra parte e tale azione non è controllabile tramite contratto perché è non osservabile o non verificabile. Ad esempio, un individuo con un’assicurazione sulla casa può avere un minore incentivo a prevenire incendi o altri danni all’abitazione rispetto al caso di assenza di assicurazione. Ci si riferisce all’azzardo morale anche come ‘problema dell’azione nascosta’. Vedi anche: asimmetria informativa, azione nascosta, contratto incompleto, too big to fail
azione nascosta
Il problema dell’azione nascosta sorge quando un’azione compiuta da uno dei soggetti coinvolti in una relazione contrattuale non può essere verificata dagli altri soggetti. Ad esempio, il datore di lavoro non può sapere (o non può verificare) quanto si impegnino i suoi dipendenti. Vedi anche: azzardo morale, informazione nascosta

Tra le forme di asimmetria informativa vi è quella relativa alle azioni nascoste. Nel Capitolo 6 abbiamo studiato il caso di un lavoratore il cui impegno non può essere osservato dal datore di lavoro, circostanza che è all’origine di un problema noto come azzardo morale. Si è in presenza di un conflitto di interessi, dal momento che il lavoratore preferirebbe lavorare meno duramente rispetto a quanto vorrebbe il datore di lavoro e che l’impegno non può essere specificato nel contratto. Nel Capitolo 9 abbiamo spiegato perché la scelta del datore di lavoro di pagare un salario superiore al livello di riserva conduca ad un esito Pareto-inefficiente.

selezione avversa
Il problema che si verifica in uno scambio quando le condizioni offerte da una parte spingono alcune delle controparti ad abbandonare il mercato. Un esempio è il problema dell’asimmetria informativa nei contratti assicurativi: se è il premio è alto, ad assicurarsi saranno solo le persone che prevedono di ammalarsi. Ma se l’assicuratore anticipa questo effetto di selezione, fisserà il premio a un livello ancora più alto. Ci si riferisce alla selezione avversa anche come problema di informazione nascosta, per distinguerla dal problema dell’azione nascosta che caratterizza l’azzardo morale. Vedi anche: contratto incompleto, azzardo morale, asimmetria informativa
informazione nascosta
Il problema dell’informazione nascosta emerge quando alcune caratteristiche di quanto è scambiato o altri aspetti della transazione sono noti solo ad alcuni degli individui coinvolti. Ad esempio, un individuo che acquista un’assicurazione sanitaria è consapevole del proprio stato di salute, ma la compagnia assicurativa non lo può conoscere con certezza. Vedi anche: asimmetria informativa, azione nascosta, selezione avversa

In questo paragrafo introduciamo una seconda forma di asimmetria informativa, legata alla presenza di caratteristiche del bene venduto o di altri aspetti dello scambio noti ad una parte soltanto. Si parla in questo caso di informazione nascosta. Nelle compravendite di auto usate, ad esempio, i venditori conoscono la qualità del veicolo oggetto di trattativa, ma gli acquirenti no. La presenza di caratteristiche non osservabili da parte dell’acquirente determina l’insorgere di un problema noto come selezione avversa.

Il problema delle caratteristiche nascoste venne analizzato per la prima volta dall’economista George Akerlof nel 1970. Il suo articolo fu inizialmente rifiutato da due riviste economiche perché giudicato irrilevante. Una terza rivista lo scartò ritenendolo sbagliato. Trentuno anni dopo, quel contributo sulle asimmetrie informative è valso ad Akerlof il Premio Nobel per l’economia. Una spiegazione semplificata del cosiddetto “mercato dei bidoni” è offerta da Akerlof e dal suo collega Robert Shiller in questo volume: Akerlof, G. A. e R. J. Shiller (2015), Phishing for Phools: The Economics of Manipulation and Deception, Princeton University Press, Princeton (NJ) (trad. it. Ci prendono per fessi: l’economia della manipolazione e dell’inganno, Mondadori, Milano, 2016)..

Un famoso esempio di come la presenza di caratteristiche nascoste possa determinare un fallimento del mercato è il cosiddetto “mercato dei bidoni”. Per “bidone” in questo contesto si intende un’auto di seconda mano che si rivela difettosa dopo l’acquisto. Il nostro modello del mercato delle auto usate è caratterizzato come segue:

Se i potenziali acquirenti fossero in grado di osservare la qualità di tutte le auto, ciascuno di essi sarebbe in grado di negoziare un prezzo che rispecchi il valore del veicolo e, alla fine della giornata, tutte le auto (esclusa quella inutile) sarebbero vendute a un prezzo compreso tra il vero valore del veicolo e metà di tale valore. Il mercato permetterebbe in questo modo di massimizzare i benefici dello scambio. Questo però non è possibile quando i potenziali acquirenti non dispongono di informazioni circa la reale qualità delle auto in vendita, e ciò che possono osservare è unicamente il valore delle auto vendute il giorno precedente. Il massimo che essi saranno disposti a pagare per un’auto sarà perciò il valore medio delle auto vendute il giorno prima.

Supponiamo che ieri sul mercato siano state messe in vendita 10 auto. Utilizziamo quindi una dimostrazione per assurdo per mostrare che le auto di qualità più elevata saranno ritirate dal mercato una ad una, fino ad arrivare al punto in cui non ci sarà più alcuno scambio di auto usate. Consideriamo che:

Il prezzo di mercato prevalente determina quali automobili rimangono sul mercato, e le auto scambiate finiscono con l’essere quelle di qualità più bassa. La selezione delle auto messe in vendita che ne consegue ha dunque conseguenze avverse per i potenziali acquirenti. Nell’esempio appena fatto, il mercato finisce per scomparire.

Selezione avversa nel mercato delle assicurazioni

L’espressione “mercato dei bidoni” è ben nota in economia, e il problema dei bidoni — ossia il problema delle caratteristiche nascoste — non è certo limitato al mercato delle auto usate.

Un altro esempio importante è quello relativo alle assicurazioni sanitarie. Immaginiamo, in via ipotetica, di far parte di una popolazione i cui membri hanno una certa probabilità di incorrere prima o poi in un serio problema di salute. Non sappiamo se questo è quanto ci toccherà o se resteremo invece in piena salute per tutta la vita, ma abbiamo la possibilità (in assenza di un sistema sanitario pubblico) di sottoscrivere una polizza assicurativa che copra tutti i servizi medici di cui potremmo avere bisogno. Il premio assicurativo è lo stesso per ciascun individuo ed è calcolato sulla base del valore medio atteso di ammalarsi dell’intera popolazione, in modo che, assumendo che tutti sottoscrivano la polizza, la compagnia di assicurazioni possa coprire il valore atteso dei costi sostenuti. Saremmo disposti a sottoscrivere questo tipo di polizza assicurativa?

In questa situazione, la maggior parte delle persone sarebbe disposta a sottoscrivere la polizza. Le cure mediche, infatti, spesso comportano costi che la famiglia media non riuscirebbe a sostenere. La possibilità di proteggere noi stessi e la nostra famiglia contro il rischio di non riuscire a far fronte alle spese mediche valgono quindi il premio assicurativo.

L’ipotesi che non siamo in alcun modo in grado di prevedere il nostro stato di salute manca di realismo. Possiamo vederla come un’applicazione dell’idea del velo di ignoranza di John Rawls discusso nel Capitolo 5. Esso ci permette però di vedere il problema con l’occhio di un osservatore imparziale.

L’esempio solleva un punto importante: in assenza di qualsivoglia informazione circa il proprio stato di salute futuro, chiunque sceglierebbe di sottoscrivere la polizza (osserviamo che l’ipotesi di assenza totale di informazioni sulla propria salute non è del tutto realistica, ma aiuta a rendere l’esempio più chiaro). La situazione cambierebbe però radicalmente qualora la scelta di assicurarci o no potesse essere presa in assenza del velo di ignoranza, ossia disponendo di informazioni circa la nostra salute. In questo caso, l’informazione sarebbe asimmetrica. Osserviamo la questione dal punto di vista della compagnia assicurativa:

Siamo in presenza di un altro esempio di mercato mancante: molte persone rimarranno senza assicurazione. Il mercato potrebbe esistere solo nel caso le informazioni fossero simmetriche e verificabili (ignoriamo per il momento i problemi legati al trattamento dei dati sanitari). La simmetria delle informazioni porterebbe vantaggi sia alla compagnia assicurativa sia a coloro che vorrebbero assicurarsi: l’assenza di un mercato delle assicurazioni è quindi Pareto-inefficiente.

Per fronteggiare il problema della selezione avversa legata alle asimmetrie informativi e la conseguente mancanza di un mercato delle assicurazioni sanitarie, molti paesi hanno adottato politiche di sottoscrizione obbligatoria di programmi assicurativi o di copertura sanitaria universale finanziata mediante imposte.

Azzardo morale nel mercato delle assicurazioni

Quello delle caratteristiche nascoste non è l’unico problema che gli assicuratori, pubblici o privati, si trovano a fronteggiare. Vi è anche un problema di azioni nascoste. L’aver stipulato una polizza potrebbe spingere un individuo ad adottare comportamenti che rendono più probabile il verificarsi dell’evento contro cui egli si è assicurato. Chi stipula una polizza Kasko a valore intero sulla propria auto, ad esempio, potrebbe finire con il prestare meno attenzione al proprio stile di guida o all’inserimento dell’antifurto dopo aver parcheggiato rispetto a chi non dispone di una simile polizza assicurativa.

Anche per questo gli assicuratori sono soliti imporre dei limiti sulla copertura assicurativa, specificati nel contratto al momento della stipula. Nel caso di un’auto, ad esempio, la polizza potrebbe prevedere una franchigia o delle limitazioni al numero o all’età delle persone che possono guidare il mezzo assicurato. Ma non sarà possibile per l’assicuratore escludere il rimborso se i danni sono causati da una guida imprudente o sotto l’influsso dell’alcool quando questa condizione è nota solo all’assicurato. Abbiamo in questo caso un’asimmetria informativa: noi ne siamo al corrente, l’assicuratore no.

relazione principale-agente
Relazione asimmetrica tra due soggetti caratterizzata dal fatto che il primo (principale) trae beneficio da un’azione o un attributo del secondo (agente) che l’informazione del principale non consente di ottenere in un contratto completo. Vedi anche: contratto incompleto

L’esempio sopracitato dà origine a un problema di azzardo morale simile a quello relativo all’impegno profuso dal lavoratore nello svolgere le proprie mansioni. Nel Capitolo 6 abbiamo introdotto il concetto di relazione principale-agente, nella quale l’agente (l’assicurato, il lavoratore) compie un’azione (quanta attenzione prestare alla propria guida, quando impegno profondere nel lavoro) giudicata importante dal principale (la compagnia assicurativa, il datore di lavoro) ma che non può essere specificata nel contratto in quanto non verificabile.

Per quanto possano sembrare molto diversi, i problemi di azzardo morale somigliano sotto diversi aspetti ai casi dell’inquinamento da clordecone e della manutenzione dell’impianto di irrigazione visti nel paragrafo precedente. In ciascun caso, un individuo prende una decisione che impone costi o benefici esterni su qualcun altro — costi e benefici che non sono compensati. Nei problemi di azzardo morale, ad esempio, la decisione dell’agente di guidare con prudenza o impegnarsi nel lavoro determina un beneficio esterno per il principale ma è costosa per l’agente. Ciò determina il verificarsi di un fallimento del mercato: i livelli di prudenza e di impegno scelti dagli agenti sono troppo bassi.

La selezione avversa e l’azzardo morale possono essere riassunti nella tabella 12.5 utilizzando lo stesso schema visto per i fallimenti del mercato dovuti alle esternalità.

Decisione Un lavoratore decide quanto impegnarsi nel proprio lavoro Un individuo con gravi problemi di salute stipula una polizza assicurativa sanitaria Un individuo che ha stipulato una polizza RC auto decide con quanta prudenza guidare
Effetto esterno L’impegno aumenta i profitti del datore di lavoro Aumenta i costi per la compagnia di assicurazioni Una guida prudente riduce i costi per la compagnia di assicurazioni
Costo o beneficio Costo privato, beneficio esterno Beneficio privato, costo esterno Costo privato, beneficio esterno
Inefficienza allocativa Troppo poco impegno, salario superiore al livello di riserva, disoccupazione Premi assicurativi troppo elevati, numero di polizze stipulate troppo basso Premi assicurativi troppo elevati, copertura assicurativa insufficiente
Possibili rimedi Monitoraggio dei dipendenti, salario legato alla produttività, riduzione del conflitto di interessi tra lavoratore e datore di lavoro Sottoscrizione obbligatoria di programmi assicurativi, copertura sanitaria pubblica, condivisione obbligatoria delle informazioni sanitarie Installazione di strumenti di monitoraggio satellitare della guida
Parole chiave Contratto di lavoro incompleto, azione nascosta, azzardo morale Mercato mancante, selezione avversa Mercato mancante, azzardo morale

Fallimenti del mercato causati da asimmetrie informative, con rimedi.

Tabella 12.5 Fallimenti del mercato causati da asimmetrie informative, con rimedi.

Esercizio 12.8 caratteristiche nascoste

Considerate i seguenti mercati nei quali la presenza di caratteristiche nascoste potrebbe impedire la massimizzazione dei benefici dello scambio.

  1. Un oggetto di seconda mano venduto su eBay, Craigslist o su una piattaforma simile.
  2. L’affitto di un appartamento mediante AirBnB.
  3. Ristoranti che offrono cibo di qualità variabile.

    Spiegate come i meccanismi elencanti di seguito potrebbero facilitare i benefici dello scambio anche in presenza di caratteristiche nascoste.

  4. Possibilità per gli utenti delle piattaforme online di valutare il comportamento di venditori e acquirenti.
  5. Scambi effettuati tra amici e amici di amici.
  6. Fiducia e preferenze sociali.
  7. Utilizzo di intermediari per la compravendita di beni (ad esempio, rivenditori di auto usate).

Domanda 12.6 Scegli le risposte corrette

Supponiamo che nel mercato siano offerte 10 auto: 6 di queste hanno un valore pari a 9.000 $, le altre sono “bidoni” che non valgono nulla. Il lato domanda è composto da una molteplicità di potenziali acquirenti che non conoscono la qualità delle auto ma sono a conoscenza del rapporto di auto di buona qualità sul totale e sono disposti a pagare una somma pari al valore medio delle auto offerte sul mercato. Tutti i venditori sono disposti ad accettare un prezzo pari almeno alla metà del valore della propria auto. Sulla base di queste informazioni, quale tra le seguenti affermazioni è corretta?

  • Gli acquirenti sono disposti a pagare al massimo 4.500 $.
  • Solo i bidoni saranno venduti.
  • Tutte le auto saranno vendute a un prezzo pari a 5.400 $.
  • Tutte le auto saranno vendute a un prezzo pari a 4.500 $.
  • Il valore medio delle auto è (9.000 x 6 + 0 x 4)/10 = 5.400 $. Questo è il prezzo massimo che ciascun potenziale acquirente è disposto a pagare.
  • Vi sono numerosi potenziali acquirenti disposti a pagare il valore medio delle auto, pari a 5.400 $. A questo prezzo, tutti i venditori sono disponibili a cedere la propria automobile. Tutte le auto saranno quindi vendute.
  • Vi sono numerosi potenziali acquirenti disposti a pagare il valore medio delle auto, pari a 5.400 $. A questo prezzo, tutti i venditori sono disponibili a cedere la propria automobile. Tutte le auto saranno quindi vendute e la concorrenza tra acquirenti farà si che il prezzo di ogni auto sia pari al massimo che essi sono disposti a pagare, ossia 5.400 $.
  • Tutti i venditori sono disposti ad accettare un prezzo pari almeno a 4.500 $. Vi sono numerosi potenziali acquirenti disposti a pagare il valore medio delle auto, pari a 5.400 $. Tutte le auto saranno quindi vendute e la concorrenza tra acquirenti farà salire il prezzo sopra i 4.500 $.

Domanda 12.7 Scegli le risposte corrette

In quali dei seguenti casi abbiamo un problema di selezione avversa?

  • Il mercato delle assicurazioni RC auto, visto che gli assicuratori non possono sapere se un assicurato guidi con prudenza o no.
  • Il mercato delle assicurazioni sanitarie private, visto che gli assicuratori non sanno se l’assicurato sia un fumatore abituale.
  • La vendita on-line di integratori alimentari, quando i consumatori non sono in grado di verificare se la composizione del prodotto corrisponde a quanto dichiarato dal venditore.
  • Un’impresa che assume lavoratori che svolgano il proprio lavoro a domicilio e non è in grado di osservare il livello di sforzo da questi esercitato.
  • Questo è un problema di azione nascosta (azzardo morale).
  • L’essere fumatori rappresenta una caratteristica nascosta che aumenta il rischio di ammalarsi. Se il premio è fissato in base al rischio medio nella popolazione, i non fumatori si assicureranno con probabilità minore rispetto ai fumatori.
  • La qualità del prodotto è una caratteristica nascoasta. Se il prezzo è posto pari al costo marginale di un prodotto di qualità media, solo chi vende prodotti di qualità scadente o contraffatti troverà conveniente restare nel mercato.
  • Questo è un problema di azione nascosta (azzardo morale).

12.7 Contratti incompleti ed esternalità nel mercato del credito

Abbiamo studiato le attività di assunzione ed erogazione dei prestiti nel Capitolo 10. L’attività di concessione del credito rappresenta un caso di relazione principale-agente nella quale non è possibile garantire attraverso un contratto completo:

Le decisioni del debitore — la prudenza, l’impegno — esercitano dunque un effetto esterno sul creditore. Tali comportamenti influiscono sui profitti del creditore e sono “esterni” al contratto poiché non osservabili e/o verificabili.

La somiglianza con i casi di azzardo morale relativi all’impegno del lavoratore e ai rischi assunti da chi stipula una polizza assicurativa è evidente. Il problema fondamentale nel caso dell’erogazione di un prestito è che il debitore, potendo non ripagare il proprio debito qualora il suo progetto dovesse fallire, finirà con l’assumere rischi che avrebbe evitato se avesse dovuto sostenere interamente i costi del fallimento. Ciò si traduce in una probabilità più elevata che il progetto non abbia successo e determina un costo sul creditore.

garanzia patrimoniale
Bene che un debitore promette al creditore come garanzia per il debito. Se il debitore non riuscisse a ripagare il debito, il creditore diventa proprietario del bene dato in garanzia.

Come abbiamo visto nel Capitolo 10, questo problema renderà il creditore riluttante a concedere prestiti a meno che il debitore non abbia un incentivo a evitare l’assunzione di rischi eccessivi — investendo capitale proprio (equity) nel progetto per il quale ha richiesto il finanziamento o ricorrendo a una garanzia patrimoniale a tutela del pagamento del debito. Questo fa però sì che un individuo con risorse limitate possa vedersi rifiutare un prestito pur avendo un progetto potenzialmente remunerativo. I creditori daranno maggior peso al collaterale posto a garanzia del rischio di controparte che all’effettiva qualità del progetto da finanziare, preferendo finanziare progetti di qualità inferiore se questi sono proposti da individui dotati di adeguate risorse proprie.

La possibilità per gli individui più poveri di essere esclusi dall’accesso al credito, o che possano accedervi in misura limitata, è una forma di fallimento del mercato che si verifica in particolar modo in presenza di una elevata diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Nel Capitolo 10 abbiamo visto come Grameen Bank abbia fatto fronte a questo problema rendendo i debitori collettivamente responsabili del pagamento del prestito, fornendo loro un incentivo a impegnarsi e a prendere decisioni prudenti senza chiedere in cambio capitale proprio o un collaterale.

Questo, tuttavia, non è l’unico fattore che determina il verificarsi di fallimenti del mercato del credito. Ogniqualvolta una banca concede un prestito, tiene conto della possibilità che questo non venga ripagato. Se il tasso di interesse è sufficientemente alto, anche i prestiti rischiosi (gli anticipi sullo stipendio, ad esempio) potrebbero rivelarsi una buona scommessa. Allo stesso tempo la banca deve però tener conto di cosa potrebbe succedere nel caso in cui la maggior parte dei propri debitori dovesse rivelarsi insolvente — si pensi alla concessione irresponsabile di mutui a soggetti a elevato rischio di insolvenza in una situazione di bolla immobiliare, cui fa seguito lo scoppio della bolla. La banca, in questo caso, potrebbe fallire.

too big to fail
Caratteristica attribuita alle grandi banche, la cui importanza centrale nell’economia garantisce loro di essere salvate dal governo in caso di difficoltà finanziarie. La banca quindi non sopporta i costi delle proprie attività ed è probabile che si assuma rischi maggiori.

Se l’intero costo della bancarotta gravasse sui proprietari della banca, questi farebbero di tutto per evitare il fallimento. Ciò, tuttavia, avviene raramente. Le ragioni sono due:

costo esterno
Effetto esterno negativo: cioè, l’effetto negativo di una decisione di produzione, consumo o altro, su una terza persona che non è inclusa nel contratto come sostenitore dei costi. Vedi anche: esternalità

I proprietari della banca sono dunque consapevoli che i costi derivanti dai rischi che essi hanno assunto saranno in parte sostenuti da altri (i contribuenti o altre banche). Essi saranno perciò indotti ad assumere più rischi rispetto a quanto avrebbero fatto se il costo del fallimento fosse ricaduto interamente su di loro. I potenziali effetti di un’eccessiva assunzione di rischi rendono necessarie misure preventive. Gli stati cercano di regolamentare il sistema bancario limitando l’uso della leva finanziaria e facendo sì che le banche dispongano di fondi sufficienti a ripagare i propri debiti.

Come nel caso degli spillover ambientali, l’eccesso di rischio si traduce dunque in un’esternalità negativa che porta a un fallimento del mercato. Possiamo aggiungere il caso del mercato del credito agli altri fallimenti del mercato nella tabella 12.6.

Decisione Un debitore mette poco impegno nel progetto per cui ha ottenuto un prestito Una banca troppo grande per fallire concede prestiti a soggetti ad alto rischio di insolvenza
Effetto esterno Probabile fallimento del progetto e mancata estinzione del debito Se la banca fallisce il costo è sostenuto dai contribuenti
Costo o beneficio Beneficio privato, costo esterno Beneficio privato, costo esterno
Inefficienza allocativa Rischi eccessivi, poco credito a chi è senza ricchezza Assunzione di rischi eccessivi
Possibili rimedi Redistribuzione della ricchezza, responsabilità collettiva del rimborso dei prestiti (Grameen Bank) Regolamentazione delle attività bancarie
Parole chiave Azzardo morale, esclusione dal credito Azzardo morale

Fallimenti del mercato del credito, con rimedi.

Tabella 12.6 Fallimenti del mercato del credito, con rimedi.

Domanda 12.8 Scegli le risposte corrette

Quale delle seguenti affermazioni è corretta?

  • I problemi del mercato del credito dipendono dal fatto che gli individui più ricchi ottengono sempre un prestito a prescindere dalla qualità dei propri progetti.
  • Gli individui più ricchi possono ottenere un prestito con maggiore facilità in virtù della loro capacità di contribuire con capitale proprio e di offrire garanzie a tutela della restituzione del debito.
  • Le banche vengono dette “troppo grandi per fallire” quando le loro dimensioni sono tali da garantirne una buona solidità.
  • Le banche “troppo grandi per fallire” evitano in genere di concedere prestiti rischiosi.
  • Un individuo ricco potrebbe vedersi rifiutare il prestito qualora questo dovesse servire a finanziare un progetto mediocre. Il problema riguarda invece il fatto che gli individui più poveri non riescono a ottenere credito nemmeno per il finanziamento di progetti di alta qualità.
  • I creditori possono ridurre i rischi di azzardo morale chiedendo ai debitori di contribuire al progetto con capitali propri o di fornire garanzie, richieste cui possono ottemperare solo gli individui più ricchi.
  • Le banche si dicono “troppo grandi per fallire” quando, dato il possibile impatto sulla stabilità dell’economia, i governi non possono permetterne il fallimento.
  • Le grandi banche potrebbero adottare comportamenti ancor più rischiosi, essendo consapevoli che il governo interverrà per salvarle in caso di fallimento.

12.8 I limiti dei mercati

I mercati sembrano permeare ogni ambito dell’economia, ma non è così. Pensiamo all’immagine, descritta da Herbert Simon e studiata nel Capitolo 6, di un marziano che osserva dall’alto l’economia terrestre. Il marziano vedrebbe principalmente spazi verdi, ossia imprese, connessi da linee rosse che rappresentano le attività di mercato. Una gran parte delle decisioni relative all’allocazione delle risorse non è presa nei mercati, ma all’interno delle imprese. Discorso analogo vale per le famiglie, che non allocano certo la distribuzione delle risorse tra genitori e figli tramite scambi di mercato. Gli stati, infine, utilizzano gli strumenti della politica, e non la competizione di mercato, per determinare dove e da chi verranno costruite scuole e strade.

Perché l’allocazione di alcuni beni e servizi è lasciata al mercato, mentre per altri beni è lasciata a imprese e alle famiglie o all’intervento pubblico? Le risposte possibili sono due.

Innanzitutto, vi sono attività svolte più efficacemente dal mercato e altre che è meglio affidare alla gestione delle famiglie, delle imprese e dello Stato. È difficile, ad esempio, pensare a un mondo nel quale la decisione di mettere al mondo e allevare dei figli sia lasciata al mercato. In gran parte delle società contemporanee, questo compito è svolto dall’attività congiunta di famiglie e istituzioni pubbliche (asili, scuole).

Cosa determina l’equilibrio tra imprese e mercati?

Una prima risposta alla domanda su quale debba essere il ruolo del mercato ci viene da Ronald Coase e dalla sua analisi della natura dell’impresa, la cui esistenza è motivata dal fatto che alcune attività sono svolte in modo più profittevole internamente (in-house) che attraverso il mercato. Coase ha spiegato che i confini che separano l’impresa e il mercato sono determinati dai costi relativi del “fare” e del “comprare”, da cosa le imprese decidono di produrre da sé e non acquistare da altri.

La spiegazione di Coase sottolinea un punto importante, che viene spesso trascurato nei dibattiti sui meriti delle soluzione decentrate (il mercato) rispetto a quelle maggiormente centralizzate (la produzione pubblica). Come egli ha argomentato, vi sono attività che possono essere meglio svolte tramite un sistema di decisioni centralizzate (come l’impresa) e altre che è meglio lasciare al mercato. La forza di questo ragionamento è nel fatto che non è effetto di un pregiudizio favorevole all’una o all’altra soluzione: è il mercato stesso a emettere il verdetto, visto che la concorrenza finisce con il punire sia le imprese caratterizzate da una centralizzazione esagerata — ossia quelle che ricorrono eccessivamente all’opzione del “fare” — sia quelle che eccedono nel “comprare”, finendo con l’ignorare i vantaggi che la centralizzazione può offrire.

Una seconda risposta alla nostra domanda non ha nulla a che vedere con la spiegazione fornita da Coase, ma dipende dal fatto che le persone semplicemente sono in disaccordo sul ruolo da assegnare al mercato. C’è chi ritiene che alcuni beni acquistabili sul mercato dovrebbero essere allocati con altri mezzi, mentre altri pensano che i mercati dovrebbero avere un ruolo ancor più rilevante nell’economia.

bene meritorio
Bene o servizio che si ritiene debba essere reso disponibile a ogni individuo, indipendentemente dalla disponibilità a pagare di questi.

Le argomentazioni fatte valere da chi vorrebbe limitare le dimensioni dei mercati sono principalmente due:

Mercati ripugnanti

Nella maggior parte dei paesi, vi sono istituzioni consolidate che consentono ai genitori naturali di dare volontariamente in adozione un bambino; nella maggior parte dei casi, tuttavia, la legge impedisce la vendita dei propri figli. La surrogazione di maternità a fini commerciali — ossia la pratica che consiste nel portare a termine un’intera gravidanza e consegnare il nato ad altri in cambio di denaro — è illegale in diversi paesi (ma non lo è in alcuni stati degli USA, in India e in Russia).

A cosa è dovuta la scelta di proibire la compravendita di bambini? Non è forse vero che un mercato per i neonati garantirebbe mutui benefici alle coppie intenzionate a vendere il proprio bambino e a quelle che vogliono acquistare uno?

Anche la compravendita di organi destinati al trapianto è vietata praticamente in tutto il mondo. Il ragionamento economico, tuttavia, potrebbero suggerire che è sbagliato impedire transazioni di questo tipo qualora le parti coinvolte siano consenzienti.

Potremmo obiettare a quest’ultima affermazione sostenendo che la vendita di organi potrebbe non essere realmente volontaria: un individuo che vive in condizioni di povertà assoluta potrebbe decidere di cedere i propri organi perché spinto dal proprio stato di indigenza, salvo poi pentirsene in seguito. La possibilità di assegnare un prezzo ad un bambino o ad una parte del corpo, inoltre, potrebbe essere vista come una violazione della dignità umana.

Alvin Roth, economista insignito del premio Nobel, ha parlato a questo proposito di mercati ripugnanti e i filosofi Michael Walzer e Michael Sandel hanno discusso i limiti morali dei mercati. Alcune transazioni di mercato, come la compravendita di schiavi, sono inconciliabili con il valore che diamo alla vita umana; altre, come la possibilità di vedere il proprio voto, contrastano con i principi della democrazia. Abbiamo visto alcuni dei vantaggi offerti dall’allocazione di mercato delle risorse. Nella nostra analisi, tuttavia, abbiamo assunto implicitamente che scambiare un bene per denaro non influenzasse il valore intrinseco che il venditore e l’acquirente attribuiscono ad esso. L’atteggiamento dei genitori nei confronti dei figli e l’importanza che i cittadini attribuiscono al diritto di voto potrebbero essere alterati dal fatto che questi “beni” possano essere venduti e comprati. Quando ci interroghiamo sui possibili effetti dell’istituzione di un nuovo mercato, o di un sistema di incentivi, dobbiamo chiederci se ciò possa ledere le norme sociali e l’etica delle persone.6 7 8

Nel video potete vedere come Sandel mette alla prova le convinzioni morali del suo pubblico.

Beni meritori

Alcuni beni e servizi sono considerati speciali e meritevoli di essere resi disponibili a tutti a prescindere dalla capacità e dalla disponibilità a pagare. Essi si dicono beni meritori e la loro erogazione è tipicamente gestita dallo Stato piuttosto che da un mercato governato dal meccanismo dei prezzi.

Nella grande maggioranza dei paesi, l’educazione primaria è gratuita per tutti i bambini e finanziata attraverso l’imposizione fiscale. L’assistenza sanitaria — almeno per quanto riguarda le cure di emergenza ma spesso anche per le altre cure — è generalmente disponibile a tutti a prescindere dalla possibilità di pagare. Lo stesso si può dire della rappresentanza legale in sede giudiziale: chi non può permettersi un avvocato può usufruire del patrocinio a spese dello Stato. La sicurezza personale — la protezione da atti criminali e incendi, ad esempio — è fornita, almeno in parte, da servizi pubblici di polizia e vigili del fuoco.

Perché mai i beni meritori dovrebbero essere resi disponibili a tutti gratuitamente? I non abbienti non hanno accesso a una molteplicità di beni e servizi, vivono spesso in rifugi di fortuna e dispongono di una limitatissima gamma di opportunità ricreative. Perché l’assistenza sanitaria e la protezione contro gli incendi dovrebbero costituire un’eccezione? La risposta sta semplicemente nel fatto che, in gran parte del mondo, questi servizi sono visti come un diritto di cui ciascun cittadino deve poter godere.

Esercizio 12.9 Il libero mercato tra adulti consenzienti

È giusto che tra adulti consenzienti debba essere ammesso qualsiasi scambio, purché effettuato su base volontaria? Cosa pensate delle seguenti (ipotetiche) situazioni? In tutti gli esempi potete assumere che i soggetti coinvolti siano adulti sani e nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, e che abbiano ben ponderato le conseguenze del proprio comportamento. Spiegate, caso per caso, perché approvereste o vietereste la transazione.

  1. La ricerca medica ha permesso di scoprire una complicata procedura in grado di curare una forma rara di cancro in pazienti che altrimenti quasi certamente morirebbero. La mancanza di personale in un ospedale rende tuttavia impossibile curare tutti coloro che potrebbero beneficiare della nuova cura: l’istituto introduce per questo il principio del “primo arrivato, primo servito”. Ben, un paziente benestante che si trova in fonda alla lista, si offre di pagare ad Aisha, una paziente povera in cima alla lista, un milione di dollari perché la donna scambi il proprio posto con il suo. Se Aisha muore (cosa che, senza beneficiare del trattamento, è quasi sicura) i suoi bambini erediteranno la somma. Aisha accetta.
  2. Melissa ha 18 anni. È stata ammessa in un’università prestigiosa ma non dispone di alcuna borsa di studio. Decide per questo di firmare un contratto quadriennale come spogliarellista online. Comincerà a esibirsi non appena compirà 19 anni, e in cambio la compagnia che l’ha assunta le pagherà la retta universitaria.
  3. La Space Marketing Inc. annuncia che presto lancerà dei cartelloni pubblicitari spaziali in orbita. Le compagnie potranno pagare un milione di dollari affinché la propria pubblicità venga proiettata. I cartelloni, ciascuno dei quali avrà le dimensioni della Luna vista a occhio nudo, saranno visti da milioni di persone sulla Terra.
  4. Siete in fila per acquistare i biglietti di un film, ma i posti sono quasi esauriti. Qualcuno in fondo alla fila si avvicina alla persona davanti a voi offrendole 25 $ per farla passare davanti.
  5. Un individuo che si è sempre rifiutato di votare accetta di dare il suo voto al candidato che lo pagherà di più.
  6. William ed Elizabeth sono una coppia benestante il cui è nato un figlio con un problema fisico non grave. Vendono pertanto il bimbo ai loro vicini — altrettanto benestanti — e ne acquistano uno che non soffre di alcun problema da una coppia in difficoltà economiche.
  7. Una casa di riposo pubblica un annuncio per l’assunzione di infermiere specificando che “si preferiscono infermiere giamaicane”. Il direttore dell’istituto si giustifica affermando che “in base alla nostra esperienza, le infermiere Giamaicane sono più attente e scrupolose”.
  8. Un adulto senza problemi economici, sano e consapevole vorrebbe vendersi a qualcun altro diventandone lo schiavo. Trova un compratore disposto a pagare il prezzo richiesto. L’aspirante schiavo investirà la somma per garantire ai figli l’accesso a università di prestigio.

12.9 Fallimenti del mercato e politiche pubbliche

Possiamo a questo punto riconsiderare le tabelle 12.4 12.5 e 12.6, che riportano gli esempi di fallimento del mercato discussi in questo capitolo. A prima vista potrebbero sembrare molto diversi gli uni dagli altri, ma ciascuno di essi permette di identificare un beneficio o costo esterno che non è tenuto in considerazione durante il processo decisionale. La tabella 12.7 evidenzia come alla radice di tutti questi casi vi sia un problema informativo: uno o più aspetti rilevanti di un’interazione non sono osservabili o verificabili da una delle parti coinvolte.

Nelle tabelle abbiamo indicato anche alcuni possibili rimedi ai diversi casi di fallimento del mercato. L’azione pubblica gioca a questo riguardo un ruolo di grande importanza, e può spesso ridurre l’inefficienza generata dal mercato. A volte, tuttavia, lo Stato soffre degli stessi problemi informativi che affliggono gli scambi di mercato, e ciò rende impossibile l’utilizzo di misure quali imposte e sussidi. Il governo francese, ad esempio, ha preferito vietare l’utilizzo di clordecone piuttosto che spendere tempo e risorse per raccogliere le informazioni necessarie a introdurre un’imposta sulla produzione delle banane che compensasse l’industria della pesca.

A volte la soluzione migliore consiste nell’utilizzare una combinazione di rimedi. Consideriamo ad esempio il caso delle polizze auto: in diversi paesi, assicurare la propria automobile è obbligatorio; così facendo è possibile evitare i problemi di selezione avversa che emergerebbero qualora fosse possibile decidere se assicurarsi o meno (solo i guidatori imprudenti o spericolati, infatti, finirebbero per sottoscrivere la polizza). Per far fronte ai problemi di azzardo morale legati alle azioni nascoste, inoltre, le compagnie assicurative spesso richiedono di installare strumenti di monitoraggio satellitare del veicolo, così da rendere verificabile lo stile di guida dell’assicurato.

Domanda Risposta
A cosa sono dovuti i fallimenti del mercato? Gli individui, il cui comportamento è condizionato dai prezzi di mercato, non tengono pienamente conto dell’effetto delle proprie azioni sugli altri
Perché non ne tengono conto? Non è possibile introdurre forme di compensazione per i benefici e i costi esterni
Perché alcuni benefici e costi non vengono compensati? Non esiste un mercato in cui essi possano essere scambiati
Perché no? E perché le negoziazioni e i risarcimenti privati non possono risolvere il problema? Ciò richiederebbe diritti di proprietà e contratti il cui rispetto non può essere garantito dai tribunali
Cosa impedisce di garantire l'adempimento dei contratti? La presenza di asimmetrie informative o di informazioni non verificabili

Fallimenti del mercato e problemi di informazione.

Tabella 12.7 Fallimenti del mercato e problemi di informazione.

Il ruolo dello Stato: oltre l’efficienza

La maggior parte dei modelli incontrati fino ad ora sono microeconomici: ad essere stilizzate sono cioè le interazioni tra individui — lavoratori e datori di lavoro, debitori e creditori, imprese e clienti, imprese che competono tra loro. In questo capitolo abbiamo visto che queste interazioni possono dar vita a esiti Pareto-inefficienti e che l’intervento pubblico gioca un ruolo importante nella correzione di tali inefficienze. L’azione pubblica può essere inoltre motivata da problemi legati a diseguaglianza e povertà, e può consistere nell’attuazione di misure di redistribuzione del reddito dalle famiglie più ricche a quelle più povere. Ma le politiche pubbliche possono essere usate altri scopi, quali ad esempio:

La comprensione di queste politiche, nonché di quelle riguardanti l’economia globale, l’ambiente, la diseguaglianza e l’innovazione, richiede l’utilizzo di modelli in grado di analizzare l’economia nel complesso, ovvero di modelli macroeconomici. Tali modelli saranno l’oggetto dei prossimi capitoli.

Esercizio 12.10 Fallimenti del mercato

Costruite una tabella analoga alla 12.5 per analizzare i possibili fallimenti del mercato associati alle azioni descritte di seguito. Siete in grado di identificare in ciascun caso quali mercati o contratti sono mancanti o incompleti?

  1. Decidete di pagare una somma elevata per vaccinare vostro figlio contro una malattia infettiva.
  2. Utilizzate un prestito concesso da una banca per finanziare un progetto che comporta rischi elevati.
  3. Un gruppo di pescherecci abbandona le acque costiere eccessivamente sfruttate del proprio paese per spostarsi in acque internazionali.
  4. L’aeroporto di una città aumenta il numero di voli giornalieri permettendo che gli aerei decollino anche durante la notte.
  5. Contribuite alla stesura di una pagina di Wikipedia.
  6. Il governo investe nella ricerca sulla fusione nucleare.

12.10 Conclusioni

Gli esiti Pareto-inefficienti dei mercati (detti fallimenti del mercato) possono derivare dall’assenza di concorrenza, da costi medi che decrescono al crescere della produzione o da effetti esterni. Le esternalità si manifestano quando alcuni aspetti di uno scambio non sono coperti da diritti di proprietà o contratti a causa della presenza di asimmetrie informative o informazioni non verificabili. Gli esempi includono il mercato del lavoro, quello del credito e i mercati assicurativi (che possono essere affetti da problemi di azzardo morale e selezione avversa), nonché la fornitura di beni e “mali”pubblici (come la conoscenza e l’inquinamento).

La contrattazione privata, le imposte e i sussidi pigouviani possono determinare miglioramenti in termini di efficienza, ma il loro utilizzo è spesso limitato da analoghi problemi di asimmetria e non-verificabilità delle informazioni. Il senso di ripugnanza e altre obiezioni di carattere etico spiegano perché l’allocazione di alcune tipologie di beni e servizi non è affidata al mercato.

Concetti introdotti nel Capitolo 12

Prima di procedere, verificate di aver ben compreso questi concetti:

  1. Seabright, P. (2004), The Company of Strangers: A Natural History of Economic Life, Princeton University Press, Princeton (NJ) (trad. it. In compagnia degli estranei: una storia naturale della vita economica, Codice, Torino, 2005). 

  2. Fafchamps, M. e B. Minten (1999), “Relationships and traders in madagascar”, Journal of Development Studies, 35, pp. 1–35. 

  3. Pigou, A. (1912), Wealth and Welfare, Macmillan, Londra. 

  4. Pigou, A. (1920), The Economics of Welfare, Macmillan, Londra (trad. it. Economia del benessere, UTET, Torino, 1968). 

  5. Keynes, J. M. (1936), The General Theory of Employment, Interest and Money, Macmillan, Londra (trad. it. Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, UTET, Torino, 1947). Keynes nella sua opera dedica ampio spazio alle tesi di Pigou, in particoalre nell’Appendice al Cap. 19. 

  6. Roth, A. E. (2007), “Repugnance as a constraint on markets”, Journal of Economic Perspectives, 21, pp. 37–58. 

  7. Sandel, M. (2009), Justice: What’s the Right Thing to Do?, Penguin, Londra (trad. it. Giustizia: il nostro bene comune, Feltrinelli, Milano, 2010). 

  8. Walzer, M. (1983), Spheres of Justice: A Defense of Pluralism and Equality, Basic Books, New York (trad. it. Sfere di giustizia, Feltrinelli, Milano, 1987).